I compagni di "Aba" tornano in classe dopo l'omicidio
La rabbia degli studenti del Chiodo inizia a spegnersi. Al rientro i ragazzi hanno trovato i professori ad accoglierli

Dopo le proteste e le tensioni, gli studenti del Chiodo di La Spezia stamattina hanno iniziato a tornare in aula. Ad attenderli, all’ingresso, hanno trovato i loro professori. I primi momenti non sono stati facili, inevitabile cedere alla commozione: c’è chi ha dato un bacio alla foto di Youssef, il 18enne accoltellato a morte in classe venerdì scorso, chi ha deposto fiori e lumini davanti all'istituto. Lunedì i ragazzi si erano riuniti davanti alla scuola professionale, rifiutandosi però di entrare. Qualcuno aveva anche cercato di chiudere il portone, mentre i compagni scandivano slogan e accendevano fumogeni. Con loro anche ragazzi di altre scuole spezzine. “Vogliamo giustizia per Youssef” hanno ripetuto più volte in coro. I toni si sono a tratti un po’ alzati ed è stato necessario l’intervento della Digos per riportare la calma. Ora la rabbia sembra essersi spenta, inizia la faticosa fase della rielaborazione del lutto. Studenti e professori cercheranno di confrontarsi guardandosi negli occhi, per capire come sia stato possibile arrivare a un delitto imprevedibile e brutale. Lunedì alcuni avevano accusato i docenti di essere a conoscenza dell'aggressività di Zouhair Atif, e di non aver agito. Bisognerà chiarirsi, e ricucire una routine didattica strappata all'improvviso, nel modo più traumatico.
A prendere le parti degli insegnanti del Chiodo è stata una collega di una scuola della provincia spezzina, che su Change.org ha lanciato una petizione di solidarietà nei loro confronti: in poche ora ha superato le 500 firme. "Cari colleghi dell'istituto Einaudi-Chiodo della Spezia, vi scriviamo con il cuore pesante, profondamente colpiti dall'immane tragedia che ha sconvolto la vostra comunità scolastica - recita il testo -. Sentiamo forte il dovere etico e professionale di non lasciarvi soli: la vostra ferita è anche la nostra, perché riguarda l'intera scuola italiana". Dopo aver sottolineato "la fatica dei prof che operano quotidianamente in prima linea", la professoressa rimarca che "le nostre classi sono sempre più spesso luoghi complessi, in cui fragilità personali, disagio emotivo e problemi comportamentali si intrecciano in modo profondo. Ci confrontiamo con famiglie che, come noi, faticano ad affrontare la complessità del compito educativo; troppo spesso, però, i docenti vengono lasciati soli a gestire dinamiche che vanno ben oltre la didattica e le proprie competenze professionali. Servono risposte concrete".
A prendere le parti degli insegnanti del Chiodo è stata una collega di una scuola della provincia spezzina, che su Change.org ha lanciato una petizione di solidarietà nei loro confronti: in poche ora ha superato le 500 firme. "Cari colleghi dell'istituto Einaudi-Chiodo della Spezia, vi scriviamo con il cuore pesante, profondamente colpiti dall'immane tragedia che ha sconvolto la vostra comunità scolastica - recita il testo -. Sentiamo forte il dovere etico e professionale di non lasciarvi soli: la vostra ferita è anche la nostra, perché riguarda l'intera scuola italiana". Dopo aver sottolineato "la fatica dei prof che operano quotidianamente in prima linea", la professoressa rimarca che "le nostre classi sono sempre più spesso luoghi complessi, in cui fragilità personali, disagio emotivo e problemi comportamentali si intrecciano in modo profondo. Ci confrontiamo con famiglie che, come noi, faticano ad affrontare la complessità del compito educativo; troppo spesso, però, i docenti vengono lasciati soli a gestire dinamiche che vanno ben oltre la didattica e le proprie competenze professionali. Servono risposte concrete".
In giornata intanto è prevista l'autopsia sul corpo di “Aba”, come lo chiamavano gli amici. Giovedì invece sarà il giorno dell’ultimo saluto: i funerali saranno celebrati in Cattedrale secondo il rito cristiano copto. La Spezia si fermerà per rendere omaggio al giovane, stroncato dalla coltellata di Atif: l’omicida resta in carcere, il gip ha convalidato l’arresto e la misura di custodia cautelare, sottolineando la “peculiare brutalità” e l’”allarmante disinvoltura” del 18enne di origini marocchine. Lui si è difeso raccontando il suo disagio esistenziale, confessando di aver più volte pensato al sucidio. "Non volevo ucciderlo, volevo difendermi perché mi sentivo minacciato" si è giustificato. Ma è una versione che stride con i fatti: la lite in bagno, l'inseguimento fino in classe dove poi è stato sferrato il colpo fatale. Un delitto maturato per una banale gelosia, Atif non aveva gradito le attenzioni del “rivale” verso la sua fidanzata: i due erano amici d'infanzia ma lui non accettava che ci fosse confidenza. Tra Youssef e Atif era così nato un attrito che è andato via via degenerando, fino al tragico epilogo di venerdì.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






