I 103 anni di Bepi tra i monti: storia della guida alpina più longeva d'Italia

Giuseppe Dellantonio appartiene ai “Camosci di Fassa”. Oggi sarà festeggiato in Trentino. L'arcivescovo Tisi: da lui passione e servizio per la propria terra
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July 12, 2026
I 103 anni di Bepi tra i monti: storia della guida alpina più longeva d'Italia
Giuseppe Dellantonio è nato il 16 marzo 1923: per lui una festa a Campitello di Fassa (Trento)
Tra le generazioni generose dei Camosci di Fassa, noti come i Ragni di Lecco e gli Scoiattoli di Cortina, spicca oggi la guida alpina più longeva d’Italia: Giuseppe Dellantonio detto Bepi Tasin, 103 primavere con tanto di scarponi, che viene festeggiato stamattina a Campitello di Fassa (Trento) dalle autorità e dai colleghi “Ciamorces”, come in ladino si chiama lo storico gruppo. «Siamo orgogliosi di avere fra noi questa personalità straordinaria - non lo nasconde Ivan Vian, presidente dei Ciamorces -, che nella sua ammirevole professione ha promosso la crescita della nostra valle e l’apprezzamento di queste magnifiche montagne». E lo ha fatto per molti anni il buon Bepi - data di nascita 16 marzo 1923 -, che sale ancora nella sua Moena per i tre mesi estivi: è il girello ora ad accompagnare la sua lenta camminata, una sosta sulla panchina o al capitello, come fossero rifugi.
«Mi spiace solo che riesco a leggere poco, gustavo fino a qualche anno fa qualche bella pagina di Avvenire», confida, ma la memoria ancora buona e la fede cristallina rendono il mite Giuseppe, falegname di poche parole, un testimone eloquente. «Sono contento che cominciamo la giornata con la Messa, devo solo ringraziare – ci dice alla vigilia –, a celebrare è il nostro parroco, che fa anche il vigile del fuoco volontario, don Mario Bravin, che ricordo quand’era cappellano a Moena». In parrocchia generazioni di ragazzi, a suo tempo, hanno potuto godere dell’esperienza della guida alpina Giuseppe, che si prestava come volontario ad accompagnare i gruppi del Grest.
Anche lui aveva imparato da ragazzo: «Il nostro storico maestro Carlo Ganz ci raccontava leggende e storia della nascita delle Dolomiti. Un giorno ci portò fin su, alla base della Roda di Vael, assolvendo anche gli obblighi di marcia del sabato fascista. E la volta dopo salimmo sulla Torre Finestra, una vera scalata». Per il suo fisico esile lo misero nel genio pontieri e si evitò la campagna di Russia con gli alpini e quando venne richiamato alle armi dopo l’8 settembre (la zona apparteneva all’Alpenvorland), evitò ancora il dramma della guerra trovando impiego in una miniera della Val di Fiemme come lavoratore.
Un lavoro in alta quota? «Di montagna non si mangia…», gli dissero i genitori, ma lui volle fare gli esami da portatore nel 1949 e poi da Guida Alpina nel 1952, “promosso” dal re del Brenta Bruno Detassis. Esercitò soprattutto l’estate la professione, perché l’impiego da falegname lo portò a vivere in città - insegnava l’arte del legno ai giovani con disabilità -, ma non si contano comunque le ascensioni anche con clienti famosi, sui quali mantiene un umile riserbo. «Quanto è cambiata oggi la Marmolada, montagna sempre affascinante ma pericolosa», afferma pensando anche al crollo mortale del 3 luglio di quattro anni fa. Guida emerita del Club Alpino Italiano dal 1991, Bepi Dellantonio è tre volte bisnonno e racconta, con il suo secolo di amore per il Creato, «una storia lunga, fatta di passione per la montagna, servizio, responsabilità e legami profondi con la propria terra». Lo ha scritto l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, nel messaggio che stamattina, prima del concerto degli Schuhplatter de Ciampedel, sarà letto nel corso della celebrazione della Messa, con la metafora evangelica della guida alpina «che non cammina da solo, ma sa farsi carico del passo dell’altro, legandosi in cordata per trasmettere fiducia e custodire la vita nei passaggi più difficili. In questo – sottolinea Tisi – , la testimonianza del signor Giuseppe parla anche alla vita delle nostre comunità: abbiamo bisogno di persone che aiutino a non smarrire la strada, che custodiscano la memoria e aprano cammini nuovi».

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