Grazie al progetto San Bartolomeo curati oltre mille pazienti
L’iniziativa dell'ospedale Isola Tiberina ha permesso di fornire assistenza medica a persone in condizione di fragilità sociale ed economica provenienti da più di 75 Paesi

Sono pazienti che avrebbero avuto difficoltà a curarsi, persone isolate da barriere economiche, linguistiche, burocratiche, culturali e psicologiche. Ma grazie al progetto San Bartolomeo sono state curate. L'iniziativa, dal 2023 a oggi, ha permesso di assistire oltre mille pazienti in condizione di fragilità che molto probabilmente avrebbero rinunciato a curarsi. Il progetto continua ad ampliare il proprio impatto ogni giorno, e per questo oggi ha riunito tutti i promotori - comunità di Sant’Egidio, ospedale Isola Tiberina - Gemelli isola, fondazione dell’ospedale, Deloitte e fondazione Deloitte – per fare il punto sui risultati ottenuti e sugli obiettivi futuri.
«Dietro ciascuno dei mille pazienti che abbiamo accompagnato in questi tre anni ci sono storie, volti, persone che hanno trovato nel nostro ospedale cura, accoglienza e ascolto - ha spiegato Leonardo Gallitelli, presidente dell’ospedale Isola Tiberina -. Il progetto San Bartolomeo è la testimonianza concreta di una medicina che sa farsi prossima, raggiungendo chi nella fragilità rischierebbe di essere lasciato indietro».
L'iniziativa prevede che ogni paziente venga seguito lungo tutto il percorso di cura: dalla comunicazione del bisogno fino al follow-up, e offre supporto anche a eventuali familiari in difficoltà. Prevede poi prestazioni sanitarie in ambito di odontoiatria, ginecologia e ostetricia, senologia, oculistica e ortopedia, e ha già portato all’erogazione di 3660 prestazioni specialistiche. Tra i pazienti presi in carico finora, il 70% è composto da donne, e sono oltre 140 i minori che hanno beneficiato di cure odontoiatriche specialistiche. Nell'ambito del progetto, sono nati 35 bambini e sono stati 85 i ricoveri ospedalieri registrati, di cui oltre 20 relativi a pazienti oncologici. La continuità assistenziale è stato il cardine di tutto, tanto che il 34% dei pazienti ha ricevuto un follow-up continuativo. Tra i servizi di supporto sociale previsti dal progetto c'è anche la mediazione linguistica e culturale fornita dalla Comunità di Sant’Egidio.
«La mediazione ha contribuito ad aggiungere al sostegno sociale anche quello sanitario rafforzando l’obiettivo di una piena integrazione e di una vera democrazia sanitaria di cui avevano bisogno tante persone che per motivi diversi rischiavano di rimanere fuori dalle cure - ha spiegato Marco Impagliazzo, presidente della comunità di Sant’Egidio -. Per questo, il progetto rappresenta una speranza e un impegno per il futuro, perché il diritto alla salute sia sempre equamente garantito a tutti, a partire dai più fragili».
La governance del progetto San Bartolomeo si basa su un modello collaborativo integrato tra pubblico-privato-terzo settore che mette insieme competenze complementari: la comunità di Sant’Egidio fa da ponte tra pazienti vulnerabili e sistema sanitario attraverso l’accoglienza, l’individuazione dei bisogni e la mediazione culturale; l’ospedale Isola Tiberina eroga i servizi di cura; la fondazione dell’ospedale sensibilizza sul progetto e sulla creazione di una rete di attori e promotori; Deloitte e fondazione Deloitte svolgono il coordinamento e il monitoraggio dei diversi ambiti progettuali.
Fabio Pompei, amministratore delegato di Deloitte central mediterranean, ha spiegato che è solo «l’inizio di un percorso» che vuole trasformare questa iniziativa in un modello replicabile: «Il progetto San Bartolomeo ci ricorda che quando pubblico, privato e terzo settore collaborano possono generare un impatto di valore per le persone e le comunità».
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