Gianluca, morto innocente nello scontro tra le due gang
Uno degli otto arrestati per l’omicidio di Milano Certosa appartenente ai Latin King: «Noi ci battiamo con la MS-13 (Mara Salvatrucha) e la Neta per il predominio sul territorio. Il ragazzo morto? Non lo conoscevo»

«Noi siamo in contrasto con altri gruppi» come «MS-13 (Mara Salvatrucha) e Neta. La ragione per cui ci scontriamo con questi gruppi è per affermare il nostro potere in una zona», spiega il 19enne di origini peruviane Jefferson Smit Echevarria, che era stato uno dei primi arrestati della gang sudamericana dei Latin Kings per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera.
Sivera, allestitore di fiere ecuadoriano 22enne, è stato accoltellato a morte nella stazione di Milano Certosa il 26 maggio scorso; secondo il racconto di Echevarria, che conferma quel che già si sapeva, è morto in uno scontro tra pandillas (gang sudamericane) di cui non faceva neanche parte. Sono sempre le parole di Echevarria agli investigatori della sezione criminalità straniera della Squadra Mobile - diretta da Alfonso Iadevaia - a ricostruire quel pomeriggio iniziato da perdigiorno con casse della musica e frigo per la birra gelata e finito con un omicidio premeditato. «Noi non abbiamo una zona precisa. Giriamo per Milano. La zona la individuiamo tra quelle che frequentiamo di più. Attualmente era Porta Venezia». «La nostra violenza è diretta solo contro i rivali». « Non conosco la storia del mio gruppo, né quella dei rivali». «Il nostro è un gruppo misto, mentre loro sono prevalentemente di El Salvador», spiega ancora. Quelli della Mara «li riconosciamo perché quando ci incrociamo fanno il segno delle corna, allora sappiamo che sono loro. Hanno dei tatuaggi ma non ne so il significato ».
Quel giorno, martedì 26 maggio, secondo il suo racconto, il suo gruppo, i Latin Kings, 17 persone vestite di nero, si era radunato nel primo pomeriggio dietro la stazione di Legnano, intorno alle due. «Abbiamo iniziato a bere birre acquistate dall’indiano (in un minimarket), senza nessun progetto particolare». Sono circa le sei di sera quando il gruppo dei Kings incrocia a Milano Certosa quello della MS-13. Poi il passaggio sulla vittima, estranea alle pandillas. «Il ragazzo deceduto non so se faceva parte di un gruppo – di sicuro non era tra loro –, mentre di suo fratello sono sicuro che faceva parte del gruppo di otto persone con cui abbiamo avuto lo scontro». «Noi avevamo le bottiglie, loro i sassi». Dopo questo primo scontro «ci siamo recati al binario 5 per prendere il treno per Varese... per rientrare a casa, alle 18». Echevarria lascia il frigo per le birre e la cassa per la musica, che l’avrebbero impacciato in uno scontro, e la sera torna a Milano Certosa già sapendo che c’era chi voleva accoltellare qualcuno. In stazione lo aspettano gli altri del gruppo «per riprendermi gli occhiali (che aveva perso nel primo assalto) e per vendicarci». Il gruppo dei 17 comincia a battere la zona in cerca degli MS-13, imbrattando i cartelli con le bombolette spray per segnare il territorio.
Ed è qui che si accorge che almeno tre di loro hanno dei coltelli nei borselli. I Latin King individuano Gianluca Ibarra, con il fratello e l’amico seduti sulla banchina del treno tra i binari 4 e 5. Si dispongono lungo il binario 1 per controllare eventuali vie di fuga. Poi attraversano i binari. I tre si ritrovano circondati dalla gang, che li minaccia raschiando le bottiglie contro la banchina della stazione e mettendo le mani ai borselli, a indicare i coltelli. Scappano lungo banchina e proseguono la fuga lungo i binari, inseguiti da un lancio di insulti, pietre e di bottiglie. Gianluca incespica, cade, viene raggiunto. «Noi eravamo tutti a cerchio al momento dell’aggressione o meglio dell’accoltellamento», dice Echevarria. «Il gruppo lo circondava, e iniziava a colpirlo con pietre, coltelli, cocci di bottiglie. Giratosi dalla posizione prona a supina» veniva colpito ancora «con fendenti al tronco e agli arti per poi trascinarlo per alcuni metri e buttarlo in una stretta e profonda intercapedine tra la sponda dei binari ferroviari e la parete di cinta», è scritto nell’ordinanza cautelare nell’interrogatorio davanti alla Gip Sara Cipolla. Sono circa le 22.15. Gianluca Ibarra morirà un’ora e un quarto dopo in ospedale.
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