Lo Stato non paga e le Rsa rischiano di chiudere: l'Alzheimer sta diventando un'emergenza
di Paolo Viana
Le sentenze esonerano le famiglie dal pagamento delle rette, ma le Regioni non rimborsano le strutture. Uneba denuncia il rischio fallimento e chiede una norma nazionale: «Così i malati resteranno senza assistenza»

Dal nord al sud, è emergenza Alzheimer. Non parliamo di patologia ma di soldi. Una sentenza della Cassazione ha stabilito che quando le prestazioni socioassistenziali erogate a un malato, ricoverato in una Rsa, risultano inscindibilmente connesse a quelle sanitarie, le famiglie non devono più compartecipare alla retta che, normalmente, è divisa tra l’ospite e la Regione. Spetta per intero alla seconda, che gestisce il Servizio sanitario. Peccato però che l’amministrazione faccia lo gnorri, lasciando che a pagare la sua parte sia la Rsa. «La compartecipazione esiste dagli anni Ottanta – spiega Elisabetta Elio, dirigente di Uneba Veneto, che rappresenta molte Rsa cattoliche in quella regione –. Ma più recentemente l’interpretazione delle norme ha stabilito che nei casi di grave non autosufficienza anche la quota delle famiglie spetti al servizio sanitario regionale. E sono iniziati i ricorsi». Interi studi legali si sono attivati per promuoverli, incitando le famiglie a non versare più la propria parte e a chiedere indietro i soldi versati negli ultimi dieci anni. Fanno business sulla disperazione ma è legale. «Per una Rsa bastano quattro casi di questo tipo per chiudere il bilancio in perdita – osserva Elio –: nessuno dimette i malati ma a queste condizioni le strutture saranno costrette a non accoglierli più». In Veneto sono già un centinaio i ricorsi.
Si direbbe una truffa di Stato: il Parlamento stabilisce, attraverso i Lea, che il malato di Alzheimer ha il diritto di essere assistito a spese del pubblico, i giudici fanno applicare la legge chiedendo alle Rsa di restituire i soldi che la Regione avrebbe dovuto versare, ma quest’ultima fa finta di niente e il cerino resta in mano al Terzo settore, che ha due possibilità: non accogliere più malati o fallire. Uneba ha cercato di sensibilizzare il Parlamento. Invano. Per distrarre le famiglie, recentemente, ha preso quota la narrazione che l’assistenza garantita dalle Rsa agli anziani potrebbe essere sostituita dall’assistenza domiciliare integrata (Adi): peccato che siano proprio i caregiver a chiedere il ricovero perché non ce la fanno più a garantire al proprio caro cure specialistiche e assistenza h24. La soluzione dell’Adi, fanno notare in Uneba, risolve solo i problemi del bilancio pubblico: dopo aver dissanguato le Rsa, lo Stato lascerebbe sole le famiglie, coprendo l’assistenza al malato di Alzheimer con la visita di un infermiere e un oss. Il presidente di Uneba Franco Massi ricorda che «gli anziani malati di Alzheimer e di altre patologie degenerative sono tra gli ospiti delle Rsa a più alto carico assistenziale. Sono i più fragili tra i fragili. Trovare una soluzione al tema delle rette Alzheimer che sia sostenibile per tutte le parti in causa - famiglie, strutture, Regioni - è fondamentale».
Uneba Veneto ha scritto al presidente della Regione. Se Alberto Stefani tacerà, a pagare saranno prima le Rsa ma poi le famiglie: quale struttura accoglierebbe un malato di Alzheimer, sapendo di non essere pagata? Uneba Veneto chiede perciò un intervento normativo sui criteri di compartecipazione alla spesa per l’accoglienza residenziale (tipo Rsa) di soggetti affetti da morbo di Alzheimer e da altre patologie degenerative e/o psichiche; la stesura di un protocollo regionale per accertare la sussistenza della patologia - e quindi il tipo di assistenza, e di compartecipazione alla retta - prima dell’ingresso nelle strutture; la definizione chiara delle modalità e delle condizioni di permanenza per gli ospiti già residenti. Il problema è presente in tutta Italia. Uneba Puglia ha lanciato l’allarme nell’inverno scorso. Questa regione prevede già che il malato di Alzheimer sia totalmente a carico del Ssn, ma solo per un massimo di 120 giorni. Il presidente dell’Uneba regionale, Pierangelo Pugliese, suggerisce «una norma a carattere nazionale che sancisca l’assenza di legittimazione passiva in capo alle strutture in caso di giudizio incardinato dagli utenti avente ad oggetto la restituzione delle rette versate». Solo così, in caso di ricorso, il giudice chiamerebbe a rispondere dei soldi ingiustamente sottratti alle famiglie chi realmente non ha pagato le cure ai malati di Alzheimer: la Regione, ossia lo Stato.
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