Fermata la nave che aveva soccorso i migranti bloccati sulla piattaforma petrolifera abbandonata
Fermo di 45 giorni per l'imbarcazione che non ha informato le autorità libiche al momento del soccorso. La Ong: le stesse che ci sparano addosso

Fermo di 45 giorni per la nave di soccorso Aurora della Ong Sea Watch disposto dalle autorità italiane che contestano all'equipaggio di non avere comunicato con le milizie libiche. Il provvedimento, piuttosto duro, si aggiunge a quello che interessa anche la Sea-Watch 5, della stessa organizzazione. Nei giorni scorsi era stato comunicato il provvedimento, di cui ora é stata resa nota anche la durata. Aurora aveva salvato 44 migranti, bloccati per cinque giorni su una piattaforma petrolifera abbandonata, e li aveva condotti a Lampedusa.
Aggressioni, minacce e colpi di arma da fuoco: la denuncia alle autorità italiane e tedesche
Sono diversi e numerosi i casi citati dalla Ong: in particolare quello del 26 settembre 2025, «l’equipaggio della Sea-Watch 5 e le 66 persone soccorse sono state aggredite, minacciate ed è stato sparato un colpo d’arma da fuoco da una motovedetta libica» spiega la Ong che insieme ai membri dell’equipaggio della Sea-Watch 5, ha presentato denunce penali in Germania e in Italia presso il tribunale di Roma. Già il 24 agosto 2025 la cosiddetta Guardia costiera libica aveva aperto il fuoco per circa 20 minuti contro la nave di soccorso Ocean Viking, operata dall’Ong Sos Mediterranee. «Questi attacchi sono solo gli ultimi di una lunga serie di violenze che Sea-Watch ha monitorato e testimoniato negli anni».
Le denunce vengono presentate mentre entrambe le navi di Sea-Watch — la Sea-Watch 5 e l’Aurora — sono attualmente sottoposte a fermo amministrativo in Italia per essersi rifiutate di comunicare con le stesse milizie libiche che l’anno scorso avevano aperto il fuoco contro di loro. «Da anni, le persone in fuga vengono intercettate in mare da unità libiche, spesso con l’uso di violenza estrema, e riportate forzatamente in Libia, dove sono detenute e subiscono abusi. In risposta, Sea-Watch ha aderito, insieme ad altre organizzazioni civili di ricerca e soccorso, all’alleanza Justice Fleet. La coalizione rifiuta collettivamente di comunicare con queste milizie».
«L'unione europea e l'Italia dovrebbero porre fine a ogni forma di cooperazione con la Libia»
«Nonostante l’altissimo tasso di violenza contro le persone in fuga e contro le organizzazioni non governative, le milizie libiche continuano a ricevere sostegno politico e materiale da parte del Governo italiano e riconoscimento da parte degli Stati membri dell’Unione europea. L’impunità equivale di fatto a incoraggiare ulteriore violenza. L’Unione europea dovrebbe porre fine a ogni forma di cooperazione e l’Italia dovrebbe stracciare l’accordo Italia-Libia».
«Nonostante settimane orribili con molte morti in mare, le autorità italiane trattengono la nave di soccorso per 45 giorni», commenta la tedesca Sos Humanity.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






