Ermanno e Giovanni, padre e figlio insieme alla Maturità: una storia d'amore e d'impegno

A Salerno il papà 62enne è tornato tra i banchi per convincere il ragazzo, che aveva lasciato la scuola, a rimettersi in gioco. Mercoledì hanno affrontato la prima prova d'esame nello stesso istituto. Ermanno: «Questa vicenda è il mio piccolo capolavoro»
Google preferred source
June 19, 2026
Ermanno e Giovanni, padre e figlio insieme alla Maturità: una storia d'amore e d'impegno
Il 62enne Ermanno con il figlio 20enne Giovanni
Generalmente, i genitori attendono i propri figli impegnati ad affrontare l’esame di Maturità davanti alla scuola oppure a casa, non meno ansiosi di loro. Ermanno, 62 anni, ieri mattina sedeva invece nello stesso banco di suo figlio Giovanni, 20enne. Da due anni condividono infatti la stessa classe all’interno dell’Istituto Galilei-Di Palo di Salerno. È stato proprio il padre, che un diploma già ce l’ha, a convincere il proprio ragazzo a riprendere gli studi che aveva abbandonato negli anni scorsi. Più delle parole poterono i fatti: Ermanno ha capito subito che l’unico modo per convincere Giovanni sarebbe stato rimettersi egli stesso in gioco e tornare tra i banchi. Così è stato, con il padre che ha condiviso durante tutto questo tempo lezioni in classe e studio a casa con suo figlio, che ha una disabilità cognitiva e aveva deciso di chiudere definitivamente con la scuola.
Ma il papà non voleva, per lui, un futuro fatto esclusivamente di sussidi, bensì un lavoro che lo occupi durante le giornate e gli dia dignità. È iniziata così la loro storia all’interno dell’istituto salernitano, definita da Ermanno «il capolavoro della mia vita». A raccontarla è il professore Vincenzo Mattei, che insegna Economia ed estimo e coordina i corsi serali della scuola. «Padre e figlio – racconta l’insegnante − sedevano nello stesso banco stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr). Per la prova di Italiano, hanno scelto entrambi la traccia sull’articolo della giornalista tedesca Wenke Husmann, intitolato “Funziona a meraviglia”, che invita a riflettere sul valore dell’incanto e della capacità umana di stupirsi. In questi ultimi due anni, il papà ha sempre voluto che il figlio sedesse vicino ai propri coetanei e si era seduto accanto a lui solo quando c’era bisogno di un supporto maggiore. Così è stato anche stavolta, in occasione della Maturità».
D’altronde, se Giovanni è arrivato fin qui, lo deve principalmente al genitore e ai docenti del Galilei-Di Palo, che hanno fatto di tutto perché riprendesse gli studi interrotti. «Quando ha iniziato a frequentare i corsi serali – ricorda il professore Mattei −, il ragazzo era estremamente riservato e non interagiva praticamente con nessuno. Con il tempo, ha socializzato con i compagni, ha cominciato a sorridere di più e anche a essere maggiormente positivo rispetto al proprio futuro. Sia noi che il signor Ermanno ci auguriamo per lui un futuro roseo. Giovanni è molto bravo al pc: con il suo diploma di geometra, potrebbe facilmente trovare un impiego all’interno della pubblica amministrazione. Stiamo anche pensando, con suo padre, di fargli frequentare un Istituto tecnologico superiore perché possa perfezionarsi».
Del resto, il papà sa bene quanto possa essere dura la vita senza un diploma e anche quanto possa risultare difficile restare a galla nel mondo del lavoro. «Durante la pandemia, ha perso il proprio impiego e oggi è ancora disoccupato. Non ha nemmeno l’età necessaria per percepire la pensione. Di lui, però, mi ha colpito l’ottimismo: è estremamente convinto di potersi rimettere in gioco a livello professionale. Anche grazie a questo spirito, si è rimesso tra i banchi per conseguire un secondo diploma: il primo lo ha ottenuto, sempre qui, due anni fa. Allo stesso tempo è un uomo realista che ha imparato dalla propria esperienza: sa quanto sia importante, per suo figlio, poter avere questo “pezzo di carta”, per farsi valere nella vita».
La vicenda di questo padre e questo figlio racconta anche l’impegno della scuola di Salerno contro la dispersione scolastica. Con il figlio di Ermanno, infatti, nella stessa classe c’erano altri Neet – giovani che non studiano né lavorano – che faticano a trovare il proprio posto nel mondo. Il diploma conseguito al Galilei-Di Palo potrà fornire loro una nuova carta da giocare nella società. «Il nostro preside li chiama “color che son sospesi”, citando Dante. Giovanni non è il solo che abbiamo, in un certo senso, recuperato. Ai corsi serali vengono molti giovani che avevano abbandonato troppo presto gli studi, magari in seguito a una bocciatura, e faticavano a trovare un lavoro. Noi li contattiamo, li invitiamo a tornare tra i banchi e li accompagniamo verso il traguardo del diploma. Non è sempre semplice: mi viene in mente un altro ragazzo, che svuotava gli estintori praticamente ogni giorno di lezione. Bene, a un certo punto ha cominciato a comportarsi bene. Ora conseguirà il diploma, e per noi non c’è vittoria più grande di questa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire