Educazione sessuale e affettiva a scuola: il consenso informato è legge (e lo scontro è totale)

Con il via llibera definitivo del Senato, è legge il ddl Valditara. Esulta il ministro: «Riforma storica». Critiche le opposizioni
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June 4, 2026
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara
Il consenso informato a scuola è legge. Con il via libera definitivo del Senato (78 voti favorevoli, 38 contrari e nessun astenuto), d’ora in avanti le scuole medie e superior dovranno obbligatoriamente ottenere il consenso delle famiglie, prima di proporre iniziative che riguardano tematiche relative a sessualità ed affettivitàDiversa la disciplina per le scuole dell’infanzia e primaria: qui il divieto è assoluto. Questi argomenti, stabilisce la legge, non possono essere affrontati in alcuna forma.   Una «riforma storica» per il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha dato il nome al disegno di legge e ora ricorda che, con questa norma «ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni». Il ministro vuole fare chiarezza su alcune questioni che hanno acceso il dibattito parlamentare. «Non è vero che con questa legge non si potrà fare educazione affettiva: il Governo per la prima volta ha reso stabilmente obbligatoria in tutti i gradi di scuola l’educazione al rispetto, alle relazioni e alla empatia – ricorda Valditara -. Non è vero che non si farà l’educazione sessuale in senso biologico: continuerà a farsi nei programmi di scienze in tutti i gradi di scuola. Per la prima volta – sottolinea il Ministro – introduciamo nei programmi delle medie l’educazione alla prevenzione dei rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmissibili. Nelle vecchie Indicazioni nazionali per la scuola del primo ciclo non era prevista. Sarà introdotta anche nei programmi di scienze per le superiori».
Anche per la sottosegretaria Paola Frassinetti, la legge rappresenta «un importante passo avanti nella direzione della trasparenza, della correttezza informativa e della piena collaborazione tra scuola e famiglia». Non la pensa così la senatrice del Partito democratico, Simona Malpezzi, che, intervenendo in aula, ha parlato della legge come del «primo regalo politico a Vannacci e a Futuro Nazionale». «Questo è un precedente gravissimo non solo per la scuola, ma per le famiglie: state dicendo ai genitori di aver paura degli insegnanti. E noi non ci saremo mai», ha concluso la senatrice dem. E di «passo indietro per il Paese» ha parlato la senatrice del Movimento 5 Stelle, Barbara Floridia. «La scuola non è soltanto trasmissione di nozioni – ha proseguito –: è il luogo in cui si impara a confrontarsi con la complessità del mondo. Questo provvedimento è il manifesto della paura della libertà e della diversità di questo governo e di questa maggioranza».
Critica anche la posizione di Save the children. Secondo Giorgia D’Errico, direttrice relazioni Istituzionali, la nuova legge «rischia di indebolire l’alleanza educativa tra scuola e famiglia e rafforzare le disuguaglianze educative». In Italia meno della metà degli adolescenti (47%) ha fatto educazione sessuale e affettiva a scuola, secondo i dati dell’ultima ricerca di Save the Children “Stavo solo scherzando”. Di segno opposto le reazioni delle associazioni delle famiglie. «Per anni i genitori hanno visto erosa la loro centralità nel percorso educativo dei figli, spesso esclusi o scavalcati da logiche burocratiche e ideologiche che non tenevano conto del loro ruolo primario – ricorda Antonio Affinita, direttore generale del Moige, il Movimento genitori –. Oggi il Parlamento riconosce ciò che la Costituzione italiana ha sempre sancito: i genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli. La comunità, la scuola, le istituzioni – aggiunge Affinita – hanno un ruolo prezioso e insostituibile di supporto alla genitorialità, ma devono operare in sinergia con le famiglie, non in loro sostituzione. Questo provvedimento segna un punto di svolta rispetto a una cultura statalista nell’educazione che va definitivamente superata. I genitori non sono un ostacolo: sono il perno del sistema educativo», conclude il direttore generale del Moige.
Per l’associazione Pro Vita&Famiglia l’approvazione del ddl Valditara è una «vittoria storica». «Con questa legge – esulta Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione – i genitori potranno conoscere, individuare e respingere in anticipo progetti inappropriati che promuovono tra i minori il genere fluido, l’aborto, l’utero in affitto e una visione ideologica della sessualità, spesso sotto l’etichetta della parità di genere o del contrasto agli stereotipi o alle discriminazioni. Ma la legge non basta – ribadisce Coghe –: chiediamo al Ministero di istituire un Osservatorio permanente sul consenso informato, per garantirne la corretta applicazione e impedire che la norma sia sabotata sui territori camuffando i progetti per farli apparire estranei all’ambito sessuo-affettivo».
Per l’associazione Articolo 26, la legge sul consenso informato è «giusta e necessaria», dichiara il presidente Carlo Stacchiola. «Si tratta del coronamento di un lavoro di tanti anni – aggiunge – un impegno volto alla salvaguardia del principio della libertà educativa delle famiglie e che la nostra associazione di genitori ha da sempre vissuto nello spirito della alleanza educativa tra scuola e famiglia». Marco Cortellessa, vice-presidente dell’associazione, prosegue: «La legge è un passo avanti fondamentale nella direzione giusta del patrimonio umano condiviso da tutti e rappresentato dalle principali carte internazionali; come Articolo 26 sappiamo che si tratta di un primo passo e continueremo a impegnarci perché altri obiettivi associativi come la piena libertà di scelta scolastica, l’osservatorio sul consenso informato o gli strumenti concreti a supporto dei genitori siano fatti propri dalla classe politica in un tempo in cui le sfide in ambito educativo sono molto delicate e richiedono coesione e lavoro condiviso per il bene comune». Anche per il network di associazioni “Ditelo sui tetti”, la riforma «rafforza l’alleanza tra famiglia e scuola», sottolinea il coordinatore Domenico Menorello. E, conclude, «riconosce e valorizza un principio fondamentale del nostro ordinamento: il ruolo educativo primario della famiglia, sancito dall’articolo 30 della Costituzione».

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