Dalla Banca dei tessuti ai grandi traumi: la risposta di Niguarda alle emergenze
Il polo milanese da 5.300 dipendenti, per Newsweek «migliore ospedale d'Italia», si allena da tempo a varie urgenze anche in vista delle Olimpiadi

Quando, all’alba di Capodanno, il Dipartimento Emergenza urgenza dell’ospedale Niguarda di Milano ha ricevuto il primo Sos da Crans-Montana, al personale allertato è sembrato di rivivere una di quelle esercitazioni provate spesso a Milano negli ultimi mesi. E che seguono alla lettera i protocolli previsti per i casi di alta complessità: calamità, attentati, pandemie, reazioni chimiche estese. Situazioni prese in considerazione anche in vista dei Giochi invernali di Milano-Cortina (il Niguarda è “ospedale olimpico”). Il nosocomio pubblico, tra i maggiori del Paese, inaugurato a nord della metropoli lombarda nel 1939, ha mosso o richiamato parte dei suoi 5.300 dipendenti che quotidianamente lavorano in 40 sale operatorie, 70 reparti, 350 ambulatori e assistono i pazienti in 1.167 posti letto. Almeno otto unità operative del nosocomio sono state allertate: dalla Medicina d’urgenza e pronto soccorso al Centro ustioni e Chirurgia plastica ricostruttiva, passando dalla Chirurgia d’urgenza e del trauma maggiore, alla Banca dei tessuti e terapia tissutale fino all’Anestesia e rianimazione.
Assieme ad altre numerose specialità cliniche, all’attività di ricerca anche per malattie rare, e a quella accademica e formativa, il Centro ustioni è un’eccellenza di questo ospedale: passato in pochi giorni da 12 a 16 posti letto, oltre la metà dei quali distribuiti tra terapia intensiva e sub intensiva, è stato completamente ristrutturato pochi mesi fa, divenendo punto di riferimento europeo. Affidato alla direzione del chirurgo plastico e docente universitario Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, conta abitualmente 12 tra medici e chirurghi plastici, 5 rianimatori dedicati, oltre a 30 infermieri (numeri saliti e implementati nelle ultime ore), oltre a fisioterapisti e riabilitatori, ed è affiancato dalla Banca dei tessuti, dove avvengono il prelievo e la lavorazione per ottenere innesti utilizzati per coprire la superficie corporea, una procedura che riguarda molti dei pazienti arrivati dalla Svizzera. La Banca ha al suo interno una delle cinque strutture italiane autorizzate dal Centro nazionale trapianti al prelievo, alla lavorazione e alla distribuzione del tessuto cutaneo, e uno delle due strutture nazionali per la lavorazione e la distribuzione del tessuto pancreatico.
Anche queste specialità mediche, assieme alla chirurgia d’urgenza, alla chirurgia robotica, e all’area trapianti (la cui attività al Niguarda è iniziata oltre mezzo secolo fa), volendo menzionarne soltanto alcune, hanno contribuito ad accreditare questo polo come “migliore ospedale d’Italia” e tra i “migliori al mondo” nella classifica World’s Best Hospitals 2025 (che ha preso in considerazione 2.400 ospedali di trenta nazioni), stilata ogni anno dalla rivista americana Newsweek.
Quello che ha accolto gli undici nostri connazionali provenienti dalla Svizzera, e che sta per trattare anche pazienti di altri Paesi coinvolti nella tragedia della notte di Capodanno, è un ospedale-cantiere. In poche settimane dovrebbero concludersi i lavori di ampliamento dell’area critica dell’ospedale: i posti assistiti in Pronto soccorso raddoppieranno (da 56 a 99), sarà ultimato il potenziamento del Pronto soccorso pediatrico e si concluderanno i lavori per la creazione di una ulteriore unità di Diagnostica per immagini. Un’area “calda” che potrà assistere quasi 140 pazienti contemporaneamente. E che innalzerà la risposta ad eventuali crisi a beneficio non solo di tutto il Nord ma anche di Paesi vicini, come sta avvenendo in queste ore.
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