Da Gaza a Milano, la storia di Aisha salvata con un trapianto di rene al Policlinico

La 34enne palestinese è stata trasferita d'urgenza grazie alle autorità italiane. la sua situazione era disperata. Con lei la sorella che ha donato l'organo e altri familiari
April 22, 2026
Da Gaza a Milano, la storia di Aisha salvata con un trapianto di rene al Policlinico
Il Policlinico di Milano
Una ragazza di Gaza ricoverata in un ospedale raso al suolo dalle bombe è stata salvata in extremis grazie alla generosità e all’efficienza del Policlinico di Milano e di Regione Lombardia, nell’ambito di un’azione congiunta coordinata dal ministero degli Esteri, da quello della Salute e dal Centro nazionale trapianti. Sembrerebbe un evento di poco rilievo. Quanto conta una sola vita di fronte alle decine di migliaia di vittime palestinesi di questa guerra assurda? Eppure è anche grazie a quella vita tornata a sorridere, è anche grazie alla gioia dei suoi familiari, che può farsi strada la speranza di una nuova fraternità, capace di sconfiggere il sospetto e l’odio, al di là delle barriere culturali, politiche e religiose.
Non è il primo caso di impegno solidale da parte della sanità lombarda e, anche in una prospettiva di speranza per la soluzione del conflitto, è facile immaginare che non sarà l’ultimo. Ma nella storia di Aisha, 34 anni di Gaza, e della sorella Amira (nomi di fantasia), 22 anni, ci sono tutti gli ingredienti per ritrovare il sapore antico del cuore grande di Milano e della sua più antica istituzione sanitaria, oltre cinque secoli di carità e di cura che hanno inciso nell’identità profonda nel capoluogo lombardo i valori dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’inclusività. Tutto comincia – come riferisce il direttore generale del Policlinico, Matteo Stocco – quando negli uffici di via Francesco Sforza arriva una richiesta del Centro nazionale trapianti che rilancia una richiesta diffusa dall’Autorità palestinese. C’è una donna a Gaza a cui serve un trapianto urgente. È affetta da un grave problema urologico che ha messo fuori uso i reni. Senza trapianto non avrebbe possibilità di sopravvivenza. Tira avanti in qualche modo solo grazie alla dialisi ma nei mesi scorsi, come più volte raccontato, gli ospedali di Gaza sono stati ridotti a macerie. Aisha riesce a sopravvivere grazie a qualche ambulatorio di fortuna, poi anche questi presidi improvvisati vengono spazzati via dalla furia dei combattimenti. Si può tentare di salvarla? La segnalazione del Policlinico viene raccolta dalla Regione Lombardia che dà il via libera a un’operazione complessa per difficoltà tecniche, logistiche ed economiche.
A fine gennaio Aisha, grazie a un ponte aereo organizzato dalla Protezione civile, arriva a Milano. Con lei la sorella Amira, 22 anni, che dovrà donare uno dei suoi reni, una terza sorella e altri fratelli e nipoti. Otto persone in tutto, ospitate in un centro d’accoglienza familiare del Comune di Milano.
«Quando l’abbiamo visitata per la prima volta, Aisha era ridotta in condizione quasi disperate, sottopeso di almeno 20 kg. Oltre ai problemi renali aveva una serie di gravi infezioni. Anche la sorella Amira era gravemente debilitata. Un trapianto con quei parametri sarebbe stato impossibile», racconta Mariano Ferraresso, ordinario di chirurgia generale alla Statale di Milano e primario di chirurgia-trapianti di rene dell’ospedale Maggiore. A rendere tutto più complesso c’è anche l’impossibilità di ricostruire la storia clinica della ragazza. I documenti arrivati in fotocopia da Gaza raccontano poco e le due sorelle sono molto schive. Anche con l’aiuto di un mediatore culturale è difficile intendersi. In circa due mesi di degenza, nel reparto del professor Giuseppe Castellano, primario di nefrologia, Aisha e la sorella recuperano però salute e speranza. La lunga attesa ha permesso di capire qualcosa in di più della loro storia e di scoprire che, nei mesi scorsi, avevano già tentato di eseguire l’intervento di trapianto in Egitto, dove però i costi sono proibitivi e le liste d’attesa infinite. «Per l’operazione - riprende Ferraresso - abbiamo dovuto attendere che loro condizioni di salute raggiungessero un livello accettabile e, come prevedono i protocolli, le abbiamo sottoposte a tutte le necessarie verifiche mediche e psicologiche. Poi tutta la documentazione è stata inviata al Centro nazionale trapianti che alla fine ha dato il consenso. Il principio della donazione degli organi impone che sia chi dona, sia chi riceve, possa sperare in un futuro di buona salute. Altrimenti non si fa nulla». Per le due sorelle di Gaza non è stato così.
L’intervento, portato a termine la scorsa settimana dall’equipe del professor Ferraresso, è pienamente riuscito. «Finalmente le abbiamo viste sorridere e anche per noi - riferisce il primario – è stato un momento di grande coinvolgimento emotivo». Tra qualche giorno, quando saranno dimesse dopo tutti gli accertamenti post-operatori, le due sorelle raggiungeranno i familiari nel centro d’accoglienza del Comune. Ma la loro àncora di salvezza continuerà a essere il Policlinico di Milano perché Aisha, come tutti i trapiantati, dovrà essere sottoposta a una lunga terapia immunosoppressiva e anche la sorella dovrà essere periodicamente controllata. Un legame di reciproca fiducia che non si spezzerà e che permette anche a noi di dare volti, nomi, umanità alle cronache del Medioriente sconvolto dall’odio, dove troppo spesso ci sono solo numeri, elenchi di morte e distruzione senza perché.

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