L'eccezionalismo degli Stati Uniti ogni tanto vacilla di fronte alla realtà

Nel lontano 1964, Bob Dylan cantava "With God on Our Side", potente antidoto a quella cultura politica che pretende di "assoldare" Dio nelle sue guerre
April 22, 2026
Bob Dylan in concerto nel 1984
Bob Dylan in concerto nel 1984/ ANSA
L’uomo, nel corso della storia, si è spesso confezionato un Dio a sua immagine e somiglianza, rovesciando di fatto il dettato biblico. È quello che, con impareggiabile nettezza, il compianto Paolo de Benedetti ha chiamato "l’idolo metafisico e imperiale che scambiamo per Dio". Questa costruzione - che oblitera le "ferite" di Dio, per usare ancora una espressione del biblista scomparso dieci anni fa - è impiantata profondamente in alcuni filoni della politica americana. Le parole, le posture, alcune sortite (e storture) del presidente Donald Trump e del suo vice JD Vance enfatizzano ed estremizzano - offrendone in molti casi una versione caricaturale, deformata e persino "pop", come nelle immagini create attraverso l’Intelligenza artificiale - un deposito di immagini e stilemi consolidati che, da sempre, accompagnano e nutrono la cultura statunitense.
Basta rileggere le parole di Herman Melville, l’autore della poderosa epopea del capitano Achab lanciato all’inseguimento di Moby Dick, contenute nella novella del 1850 Giacca bianca: "Noi americani siamo il popolo prescelto, il popolo eletto (…), noi portiamo l’arca della civiltà del mondo (…) Dio ci ha predestinato, l’umanità attende grandi cose dalla nostra razza (…) Siamo i pionieri del mondo (…) spediti nella selva delle imprese mai tentate per aprire una strada nuova nel Nuovo mondo".
Nella scrittura barocca ed enfatica di Melville non è difficile cogliere gli echi dell’"eccezionalismo" a stelle e strisce, quell’impianto concettuale che attribuisce alla nazione un primato e una missione in qualche modo a-storici. Gli studiosi ne hanno, da tempo, individuato le radici nell’immagine, coniata nel sermone pronunciato da John Winthrop nel 1630 a bordo della nave Arbella: in quello che Paolo Naso ha definito "un vero e proprio manifesto della spiritualità e della teologia politica dei primi coloni americani", troneggiava la convinzione che il piccolo insediamento puritano di Boston fosse "una città posta sopra una collina", una comunità - ha scritto Dennis Berthold - "esposta al giudizio del mondo". Presto l’immagine della "città sulla collina" si è ingigantita, dilatandosi fino a diventare figura dell’America stessa e della sua "eccezionalità". Quell’immagine non ha smesso di rimbalzare, ossessionandola, nella retorica politica Usa. Ronald Reagan la adoperò quando intitolò un discorso del 25 gennaio 1974 "Una sfolgorante città sulla collina". George W. Bush proclamò, nel Duemila, che "la nostra nazione è scelta da Dio e incaricata dalla storia di costituire un modello per il mondo".
Eppure la cultura americana ha dimostrato come un diverso uso, un altro modo di ricorrere a quel deposito di immagini sia possibile. Basti pensare al pensiero e all’esempio di Martin Luther King che attinge allo stesso armamentario retorico per trasformarlo in una promessa di giustizia sociale sfidante le distorsioni e le iniquità della società: il diritto alla felicità, sancito dalla Costituzione Usa, diveniva così, nella stagione della lotta per i diritti civili, la base politica per realizzare il progetto (e il sogno) dell’uguaglianza.
Ma è nella canzone - uno dei portati più alti della cultura Usa - che è contenuta la più potente decostruzione di questo immaginario. Nel lontano 1964, Bob Dylan canta With God on Our Side, brano nel quale offre una sorta di controcanto critico (e sarcastico) all’eccezionalismo a stelle e strisce. In poche strofe, Dylan compendia l’intera storia delle guerre americane, tutte accompagnate dalla convinzione che "Dio è dalla nostra parte": la espropriazione dei nativi americani, la guerra ispano-americana, la Prima e la Seconda Guerra mondiale, fino alla Guerra Fredda che imperava mentre il cantautore componeva la sua canzone. Per arrivare al colpo di coda, al rovesciamento, allo spiazzamento degli ultimi versi: "Adesso devo andarmene/ Ho una stanchezza infernale/ La confusione che provo/ Non c'è lingua che possa descriverla/ Le parole riempiono la mia testa/ E cadono sul pavimento/ Se Dio è dalla nostra parte/ Fermerà la prossima guerra". Stilettate in forma di rima. Un antidoto a quella cultura politica che pretende di "assoldare" Dio nelle sue guerre.

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