Da alleati a bersagli: come si è rotto l’asse Roma-Washington

di Matteo Marcelli, inviato a Bruxelles
Elogi reciproci fino alle tensioni sui dazi. Ma la situazione precipita con l’attacco del tycoon al Papa e la crisi in Medio Oriente: una frattura che le acque di Evian non hanno ricomposto
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June 19, 2026
Trump e Meloni alla Casa Bianca nell'aprile del 2025
Trump e Meloni alla Casa Bianca nell'aprile del 2025
Da favorita a rivale, da interlocutore privilegiato a riserva, dagli elogi sperticati alle offese. Tutto nel giro di un anno e mezzo. E tanti saluti al ponte sull’Atlantico tra Roma e Washington, ridotto ormai a un sentiero accidentato che nessuno, né Giorgia Meloni né Donald Trump, sembra avere più voglia di battere. Una parabola ripida, quella del rapporto tra la premier e il presidente americano, gonfiato dall’idillio iniziale ed esploso con l’ultimo smacco di ieri, nel bel mezzo di un Consiglio europeo a cui Palazzo Chigi ha affidato ben altre speranze. Sembra passato un secolo dal primo incontro in occasione della riapertura di Notre Dame a Parigi, dicembre 2024. Solo poche parole da parte del presidente Usa («Meloni è una forza della natura»), ma sufficienti a far capire che tra i due il feeling era già molto buono. Il passo successivo fu a Mar-a-Lago, dove Meloni fu accolta ancor prima dell’insediamento di Trump, era il gennaio del 2025. Fu la seconda leader europea (dopo Viktor Orbán) a rendere omaggio al commander in chief dopo la sua elezione. In quell’occasione il presidente Usa presentò la premier come «una donna fantastica» che «aveva preso d'assalto l'Europa». E lei salutò «la bella serata» dicendosi pronta a «lavorare insieme». Solo un antipasto dei reciproci complimenti che sarebbero arrivati dopo.
Meloni fu anche l’unica leader dell’Ue a partecipare alla cerimonia di insediamento presidenziale a Washington. Né Emmanuel Macron né Olaf Scholz (all’epoca alla guida della Germania) furono invitati. Il primo vero bilaterale risale però all’aprile successivo. Anche in questo caso ci furono solo elogi da parte di Trump: «L'Italia può essere il miglior alleato degli Stati Uniti se Meloni resta premier. È una persona fantastica e sta facendo un ottimo lavoro. Il nostro rapporto è ottimo. Abbiamo molti italiani in questo Paese». Nel mezzo il funerale di papa Francesco, occasione nella quale fu Meloni a complimentarsi con Trump: «Un alleato coraggioso, schietto, determinato, che difende i suoi interessi nazionali». Dopodiché arrivo il bilaterale della panchina, un breve incontro a margine del G7 in Canada nel Pomeroy Kananaskis Mountain Lodge, anche questo giudicato fruttuoso da entrambi gli staff. L’apoteosi fu però il summit per la pace tra Israele e Hamas dell’ottobre del 2025, a Sharm el-Sheik. Trump, accogliendo la premier, si lasciò andare a una lusinghiera domanda retorica, «Chi è questa donna?», per poi passare ai complimenti definendola «una bellissima giovane donna. Se lo dici negli Stati Uniti – continuò – è la fine della tua carriera politica, perché non sei autorizzato a dire che una donna è bella. Ma io correrò il rischio». Poi, rivolgendosi direttamente a lei aggiunse: «Non ti offendi se ti dico che sei bella, vero?», concludendo con altre lodi: «È molto rispettata» e «una politica di grande successo».
Fin qui la luna di miele. Le cose iniziano a cambiare con le minacce di dazi all’Europa, le posizioni di Trump sull’Ucraina e la crisi in Medio Oriente. E peggiorano con le parole del presidente americano su Leone XIV («è debole e pessimo in politica estera»). Uscite definite da Meloni inaccettabili. La vera frattura è però l’intervista del tycoon al Corriere della sera: «Pensavo fosse diversa, non è più la stessa persona. A lei non importa se l'Iran ha un'arma nucleare e che farebbe saltare in aria l'Italia in due minuti se ne avesse la possibilità». Il G7 di Evian della settimana scorsa sembrava aver raddrizzato il rapporto, con una comunicazione tutta tesa a evidenziare la rinnovata concordia. L’uscita di oggi rompe definitivamente il sogno italo americano della premier e come in un eterno gioco tra amanti (politici) litigiosi riporta la partita alla casella iniziale.

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