Trump "bullizza" Meloni, la premier risponde: «Io e l'Italia non imploriamo mai». Cos'è successo
Il tycoon di nuovo a muso duro contro la presidente del Consiglio in un'intervista esclusiva a "l'Aria che tira" su la7: «Mi ha implorato di fare una foto, mi ha fatto pena». Lei passa al contrattacco: «Allibita. Non so perché si comporti così con gli alleati». Telefonata di solidarietà di Mattarella. Tajani annulla la visita negli Stati Uniti

Botta e risposta durissimo tra Trump e Meloni. Il presidente degli Stati uniti, in un'intervista esclusiva a "L'Aria che tira" su La7, è tornato ad attaccare la premier italiana: «Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena», ha detto il tycoon in una telefonata con Daniele Compatangelo, che è andata in onda non con la sua voce, ma con quella di un interprete. Subito è arrivata la reazione della presidente del Consiglio, che è stata costretta a prendersi una pausa dal Consiglio europeo per registrare un video in cui è passata al contrattacco: «Certe cose meritano una riposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate - ha detto la premier in un reel su Instagram -. Sono francamente allibita. Io e l'Italia non imploriamo mai». E ha aggiunto: «Non so perché il presidente degli usa si comporti così con gli alleati. Non è la prima volta che accade, posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, degli Stati Uniti, con leadership con le quali è molto più accondiscendente». A Meloni è arrivata la solidarietà del capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha chiamato la presidente del Consiglio dopo le parole del leader degli Usa. Una telefonata le è arrivata anche da parte del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: «Le parole pronunciate nei suoi confronti non contribuiscono certamente a rafforzare quel clima di rispetto reciproco tra Paesi amici e alleati», ha sottolineato, invitando a «mantenere salda l'unità dell'Occidente». Più duro il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha definito l'affondo del tycoon »un evidente tentativo di vendicarsi della premier italiana per il suo non essersi piegata ai suoi voleri». «Posso scommettere di mangiare un pollo vivo - ha aggiunto - piuttosto che credere che Giorgia Meloni supplichi qualcuno. Fa pena chi lo sostiene».
Severo contro le parole «gravi e offensive» dell'inquilino della Casa Bianca, anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha annullato la sua visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno, ha annunciato su X. Mentre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha parlato di «una nuova caduta di stile» di Trump «che non fa bene a nessuno, né agli Usa, né all'Italia, né all'alleanza». E il vicepremier leghista Matteo Salvini ha tuonato sui social: «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi».
Prima dell'affondo, il tycoon aveva domandato al corrispondente de La7: «Come sta il suo primo ministro? Come sta?». E il giornalista aveva chiesto a sua volta al presidente americano un commento sulla conversazione avuta con Meloni a margine del vertice di Evian. «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle», aveva risposto Trump.
Contro di lui, pronta anche la risposta di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l'Attuazione del programma di governo: «I deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l'ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei - ha sottolineato -. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all'intero continente europeo, danneggiando non solo l'Europa ma soprattutto gli Stati Uniti».
Il primo a reagire all'attacco dell'inquilino della Casa Bianca era stato Carlo Calenda, segretario di Azione, che ha difeso Meloni: «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta - ha detto - Personalmente non credo affatto che Giorgia Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l'onore della Nazione». Solidarietà alla presidente del Consiglio anche da parte del senatore dem Filippo Sensi, che in un post su X definisce «inqualificabili» le parole del tycoon. «Nessuno può permettersi questo tono arrogante con chi guida il governo italiano. Tutto mi separa da Meloni e dalla destra, che millantava di fare da ponte. Ma nessuno può trattare l'Italia in questo modo».
Linea diversa, invece, quella adottata da Bonelli (Avs). Secondo il quale le parole di Donald Trump sono «la conseguenza della subalternità con cui Meloni ha costruito il rapporto con il presidente degli Stati Uniti, una subalternità che ha fatto perdere la dignità all'Italia e agli italiani. Una presidente che ha difeso in questi anni gli interessi economici di Trump a tal punto da essere diventata patriota a Washington e forestiera in Italia. In conclusione al posto della presidente Giorgia Meloni proverei tanta vergogna e comincerei a pensare seriamente al fatto di non essere più adeguata a rappresentare l'Italia» e dunque «a farsi da parte. Perché ha fatto fare una figuraccia all'Italia intera». Sullo stesso registro, il suo collega di partito Nicola Fratoianni: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il Presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la Presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese. Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Giorgia Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese».
Per il leader pentastellato Giuseppe Conte, invece, «I'Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata. Lo dico da cittadino italiano prima che da politico. È del tutto inaccettabile, poi, che un nostro alleato si permetta di parlare in questo modo dei nostri vertici istituzionali. Spero solo che si apra una riflessione per trarre insegnamento da quanto accaduto. La firma di tutto quel che ci viene richiesto, la rincorsa a foto, a prefazioni di libri non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale. Dobbiamo rimboccarci le maniche per il nostro Paese, che deve difendere la sua dignità, la sua credibilità, la sua grandezza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






