Contro la povertà educativa la scuola non basta: in periferia vincono le “comunità educanti”

L'impresa sociale "Con i bambini" sostiene 15 quartieri fragili con 50 milioni di euro del Fondo di contrasto alla povertà educativa. Il presidente Rossi-Doria: «I soldi arriveranno a scuole, parrocchie e centri sportivi, a patto che siedano tutti allo stesso tavolo per il futuro dei piccoli»
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November 1, 2026
Contro la povertà educativa la scuola non basta: in periferia vincono le “comunità educanti”
Progetti educativi nel quartiere San Donato-San Vitale di Bologna / Pietro Paolini-Terraproject-Con i bambini
«Nei quartieri marginalizzati i problemi dei bambini non restano mai isolati», ripete Marco Rossi-Doria, presidente dell’impresa sociale “Con i bambini”. Nelle periferie le crisi si intrecciano e le precarietà non hanno mai una sola causa: gli studenti più piccoli spesso provengono da famiglie povere - talvolta con un solo genitore - che faticano a pagare l’affitto. Gli spazi in cui studiano, stanze anguste e condivise, sono un ostacolo al successo formativo: quando non rinunciano agli studi, molti ottengono i titoli ma non le competenze. Nelle piazze più marginali, poi, i giovanissimi rischiano di essere esposti a criminalità e spaccio. «La soluzione di questi problemi complessi non può arrivare da un unico attore – precisa Rossi-Doria –, ma solo da tutta la comunità educante». È questo il principio che guida l’iniziativa “Organizziamo la speranza”, finanziata da 50 milioni di euro del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che sosterrà nei prossimi quattro anni la formazione di migliaia di giovanissimi in quindici quartieri marginalizzati di altrettante città italiane. Con un solo presupposto: «Non c’è un bando con vincitori e perdenti – spiega il presidente dell’associazione –. I soldi arrivano a tutti nel quartiere: scuole, parrocchie, centri sportivi, volontari e forze dell’ordine. A patto che siedano allo stesso tavolo per costruire una alleanza per il futuro di questi ragazzi».
Al termine di due anni di progettazione, i primi progetti stanno prendendo il via in questi giorni. Prima a Bologna e poi a Roma, dove giovedì scorso l’istituto comprensivo Mahatma Gandhi nel quartiere San Basilio, che conta una percentuale di studenti stranieri tra le più alte della Capitale, ha ospitato il simbolico taglio del nastro delle iniziative nel quartiere: teatro popolare, opera lirica, laboratori di intelligenza artificiale, attività sportive e supporto psicologico per tutte le famiglie. Il meccanismo, valido a Roma come altrove, è semplice: «Nessuno è escluso dal progetto della comunità educante», sintetizza Rossi-Doria. Nelle quindici realtà – selezionate da “Con i bambini” con il contributo della viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, che presiede il Comitato di indirizzo del Fondo per la povertà educativa – tutti sono chiamati a «lavorare a un progetto per costruire una comunità educante e un progetto lungo quattro anni»: terzo settore, scuole e istituzioni. E tutti, per attuare i progetti, ricevono dai due ai tre milioni di euro. Non c’è un vincitore di bando, ma un capofila che svolge la funzione di garante e distribuisce i fondi alle parti in causa: «Si tratta di un ente del terzo settore accreditato ed esperto – puntualizza Rossi-Doria –. “Con i bambini”, invece, ha messo a disposizione professionisti per facilitare il dialogo e i conflitti tra le parti. Il successo formativo non si raggiunge mai da soli, ma con il lavoro di una comunità». Al termine del progetto, tra quattro anni, una valutazione di impatto giudicherà il successo dell’iniziativa.
Le fragilità delle periferie sono diverse, ma le famiglie hanno quasi ovunque bisogni comuni: una casa, un salario e una educazione adeguata per i figli. «Per questo, i quartieri non sono stati scelti solo in base alle loro difficoltà, ma anche valutando la carenza storica di investimenti».
Nelle 15 aree selezionate, gli educatori e le associazioni coinvolte in “Organizziamo la speranza” tenteranno di rispondere alle domande di tutti i minorenni, dall’infanzia ai diciotto anni: «Per le giovani mamme, che si trovano spesso sole, saranno messi a disposizione pediatri e altri professionisti a sostegno della genitorialità – elenca Rossi-Doria –. In scuole e associazioni nasceranno laboratori creativi, di psicomotricità e di sostegno allo studio». Per gli studenti delle primarie e della scuola media, la priorità è il contrasto alla dispersione scolastica: «Saranno accompagnati nello studio e nella motivazione ad apprendere». Nei quartieri dove si concentrano persone migranti di prima generazione, sorgeranno laboratori di lingua. «E ancora musica, teatro e arte fino, per i più grandi, alla formazione professionale per l’inserimento lavorativo», conclude Rossi-Doria. È anche così, ha puntualizzato la viceministra Bellucci davanti al “Gandhi” di Roma, che «lo Stato offre a bambini e famiglie concrete opportunità di crescita».

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