«Congelate gli ovuli»: la proposta choc di un'azienda diventa un benefit aziendale

Il gruppo Otb, holding italiana del lusso fondata da Renzo Rosso, annuncia un progetto di prevenzione della fertilità rivolto alle sue dipendenti, ma i sindacati protestano: nessuna contrattazione, tutelare il lavoro delle donne. Il gruppo si difende: vogliamo contrastare l'infertilità legata alle donne
January 19, 2026
«Congelate gli ovuli»: la proposta choc di un'azienda diventa un benefit aziendale
Un progetto di educazione e prevenzione sui temi della fertilità rivolto ai dipendenti, con la possibilità per le donne tra i 30 e i 40 anni di accedere alla tecnica del social freezing, vale a dire il congelamento degli ovuli per posticipare la maternità in un non identificato futuro. Il gruppo Otb, holding italiana di moda e lusso - fondata da Renzo Rosso e della quale fanno parte i marchi Diesel, Maison Margiela, Marni, Jil Sander, e Viktor&Rolf - ha preso una decisione unica in Italia. Quella di inserire tra le iniziative di welfare aziendale rivolte ai suoi settemila dipendenti, la “preservazione della fertilità” in collaborazione con la OTB foundation e Genera Pma, una realtà specializzata in procreazione assistita. Una scelta destinata a far discutere per la delicatezza del tema e per le sue implicazioni etiche.
L’obiettivo del progetto, presentato qualche giorno fa, è quello di fare prevenzione nell’ambito della fertilità, aiutando le donne nel loro progetto di maternità e genitorialità, garantendo l’accesso agevolato ad alcuni servizi, compreso il congelamento degli ovuli. Arianna Alessi vicepresidente di Otb Foundation spiega che «in Italia la sanità pubblica copre il social freezing solo per specifiche patologie mediche, o con tempi di attesa lunghissimi, rendendo la pratica un privilegio per pochi» per questo la Fondazione ha deciso di «impegnarsi a finanziare i percorsi per le colleghe del gruppo che aderiranno, al fine di promuovere la libertà di scelta sulla propria vita riproduttiva, contrastare l’infertilità legata all’età e offrire soluzioni a un’evoluzione sociale e lavorativa che spesso posticipa il desiderio di maternità» Oggi in Italia, sottolinea Alessi, l’età media al primo parto ha raggiunto i 33,8 anni e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18. Il progetto nelle intenzioni del gruppo Otb nasce per rispondere ai cambiamenti nei tempi di vita e di lavoro che portano sempre più donne a posticipare le scelte di genitorialità.
Si tratta della prima azienda che in Italia assume una decisione simile, a quanto sembra senza nessuna contrattazione con i sindacati, ma come una misura piovuta dall’alto. Di certo le considerazioni da fare sono tante. Innanzitutto che si tratta di una questione molto delicata che semmai andrebbe affrontata con percorsi individuali e non sbandierando subito una “convenzione” con un centro di Pma, neanche fosse un abbonamento in palestra. La seconda è che per contrastare l’inverno demografico e l’infertilità, purtroppo in forte aumento, servono misure che consentano alle donne di fare i figli quando sono giovani, continuando a lavorare. Il tema è sempre la contrapposizione tra figli e carriera che purtroppo oggi è dominante. Ma congelare gli ovuli non è la soluzione. Preoccupa l’idea di ridurre la maternità ad una cosa da governare, da mettere in agenda. Non sono queste le misure di sostegno alla genitorialità che servono al Paese.
Secondo la Filctem Cgil si tratta di un’operazione di facciata. Per agevolare la genitorialità, sottolinea Riccardo Colletti, «occorrerebbe semmai spingere sulle garanzie di conservazione della professionalità della lavoratrice al rientro della maternità o su un migliore accesso al part-time, argomenti rispetto ai quali, con OTB è sempre difficile trovare un accordo».
Se in Italia si tratta di una novità negli Usa il social freezing è diventato un benefit aziendale. Alle grandi multinazionali fa gioco ritardare la genitorialità delle proprie dipendenti. Facebook è stato il primo colosso del web a muoversi in questa direzione, a seguire il suo esempio Apple, Google, Uber, fino a che la crioconservazione degli embrioni non è diventata la prassi comune tra i colossi della Silicon Valley. Alimentando c’è da dire anche i guadagni delle cliniche private specializzate in tecniche riproduttive. Lo scorso giugno la Regione Puglia ha varato una misura simile: un sostegno economico, destinato alle donne tra i 27 e i 37 anni e con un Isee inferiore ai 30mila euro, per la crioconservazione che prevede un contributo una tantum fino a 3mila euro per coprire le spese mediche.

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