Caldo record «impossibile» senza cambiamenti provocati dall'uomo
Lo studio della World Weather Attribution collega l'attuale ondata di calore alle emissioni prodotte dall'attività umana. Il 45% delle città europee supera i livelli storici di stress termico: oltre 200 i morti in Spagna. Domenica il picco in Italia

L'Europa sta vivendo un'ondata di calore che, appena mezzo secolo fa, sarebbe stata “virtualmente impossibile” senza il cambiamento climatico provocato dall’attività umana. Non è un'affermazione politica, ma la conclusione netta a cui è arrivata la rete internazionale di scienziati della World Weather Attribution, secondo cui il riscaldamento globale causato dalle attività umane ha alterato profondamente la probabilità e l'intensità degli eventi estremi. I dati diffusi stamane sono impressionanti: il 45% delle 854 città analizzate in 30 Paesi europei ha già superato, oppure supererà entro la fine di giugno, il proprio record storico di stress termico, l'indicatore che misura la capacità del corpo umano di raffreddarsi attraverso l'evaporazione del sudore. Quando a temperature elevate si somma un'umidità elevata, il rischio per la salute cresce rapidamente.
L'analisi dei climatologi - una rete internazionale di scienziati del clima di varie istituzioni, fra le quali Centre for Environmental Policy, Imperial College London, The Royal Netherlands Meteorological Institute e il Red Cross Red Crescent Climate Centre - fotografa un continente entrato in una nuova fase. Le temperature massime e, soprattutto, quelle notturne registrate in questi giorni in Europa sarebbero state praticamente irrealizzabili nel clima del 1976. Un'ondata di calore analoga, cinquant'anni fa, avrebbe fatto segnare valori inferiori di circa 3,5 gradi. Ancora più significativo è il confronto con la devastante estate del 2003: le notti tropicali che stanno impedendo a milioni di persone di dormire sono oggi cento volte più probabili rispetto a 23 anni fa, mentre i picchi di calore diurno hanno una probabilità dieci volte superiore di verificarsi.
È la conferma di quanto la comunità scientifica sostiene da anni: il cambiamento climatico alimentato dalle emissioni di gas serra prodotte dalla combustione di carbone, petrolio e gas sta rendendo le ondate di calore sempre più frequenti, precoci e intense. L'Europa, ricordano gli studiosi, è il continente che si sta riscaldando più velocemente al mondo. La temperatura media globale ha ormai superato di circa 1,4 gradi i livelli preindustriali e questo spostamento apparentemente limitato modifica profondamente la statistica degli eventi estremi. "Non stiamo facendo abbastanza per rallentare il ritmo del riscaldamento globale", osserva Clair Barnes, ricercatrice dell'Imperial College di Londra e coautrice dello studio. Di conseguenza, record che fino a pochi anni fa apparivano eccezionali sono destinati a diventare sempre più frequenti.
L'aspetto forse più insidioso riguarda proprio le ore notturne. Quando il termometro non scende sotto i 20 gradi, e in alcune aree francesi ha sfiorato addirittura i 30 gradi durante la notte, l'organismo non riesce a recuperare lo stress accumulato nelle ore più calde. È questa una delle ragioni per cui le ondate di calore provocano un aumento della mortalità, soprattutto tra anziani, malati cronici e persone fragili. Gli effetti sanitari, avvertono gli scienziati, stanno appena iniziando a manifestarsi. L'Europa conosce già il prezzo di questi fenomeni: uno studio pubblicato dopo l'estate del 2022 stimò oltre 60mila morti legati direttamente al caldo.
Di fronte a questo scenario, anche i sistemi sanitari stanno adattando le proprie strategie. In Italia il ministero della Salute ha rafforzato il piano nazionale contro gli effetti del caldo, con particolare attenzione ai grandi eventi, ai pronto soccorso e alla medicina territoriale. L'obiettivo è alleggerire la pressione sugli ospedali, monitorando in modo particolare anziani, bambini e donne in gravidanza. È stato inoltre potenziato il numero di pubblica utilità 1500 e sono state diffuse nuove indicazioni alle Regioni per gestire le situazioni più critiche durante manifestazioni e concerti. Ma l'emergenza investe ormai ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro ai trasporti fino ai servizi pubblici. In Italia, secondo Greenpeace e Cgil, circa un milione e mezzo di lavoratori è esposto al rischio caldo.
Negli ultimi giorni il termometro ha continuato a salire in tutta Europa. In Italia il picco è atteso tra domenica e lunedì con valori oltre i 40 gradi e fino a diciotto città da bollino rosso. Le immagini dei satelliti Copernicus hanno rilevato temperature del suolo prossime ai 50 gradi: 48 a Madrid, 46 a Saragozza e Poitiers, 44 a Roma. In Spagna le autorità collegano all'ondata di calore almeno 212 decessi registrati tra domenica e mercoledì. In Francia, oltre a migliaia di scuole chiuse e allo stop di tre reattori nucleari per l'eccessiva temperatura delle acque utilizzate per il raffreddamento, le autorità hanno dovuto fronteggiare una serie di incidenti legati alla ricerca di refrigerio. Decine di persone sono rimaste ferite tuffandosi nel Canal Saint-Martin di Parigi e diversi annegamenti hanno segnato queste giornate di caldo estremo. Nella capitale francese il prefetto ha anche disposto il divieto temporaneo di vendita e consumo di alcolici in alcune aree cittadine per contenere i rischi per la sicurezza e la salute pubblica.
L'emergenza non risparmia il resto del continente. In Germania si superano localmente i 40 gradi, nel Regno Unito è scattata per il secondo giorno consecutivo l'allerta rossa con circa mille scuole chiuse e restrizioni all'uso dell'acqua in alcune contee. Il Galles ha registrato la notte di giugno più calda mai osservata, mentre a Londra i servizi di emergenza hanno affrontato un numero record di richieste di soccorso. Quello che fino a pochi anni fa era considerato un evento eccezionale sta assumendo i contorni di una nuova normalità climatica. E i dati della scienza indicano con sempre maggiore chiarezza che il prezzo dell'inazione rischia di essere misurato non soltanto in nuovi record di temperatura, ma soprattutto in vite umane.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





