Bazoli: «Dio, il male e le domande dei giovani: ecco perché non si può fare a meno di credere»
di Diego Motta
Il presidente emerito del Gruppo Intesa Sanpaolo all'iniziativa di Avvenire e Stazione Radio: «L'intelligenza artificiale può segnare realmente un grande progresso per la civiltà. Ma senza regole rappresenta una minaccia per la democrazia»

A metà dell’incontro, Giovanni Bazoli si commuove. Lo fa mentre sta parlando di Dio e del male che c’è nel mondo. «Possiamo credere che esista un Dio, se il mondo è costellato da questo male? Ecco, questa è la domanda» dice. La voce si increspa, l’uomo che ha attraversato tante stagioni del capitalismo italiano cita a un certo punto «l'idea del sogno che mi è piaciuta moltissimo: il sogno presentato dagli anziani ha un significato particolarmente interessante». Nella Bibbia si dice «i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» e non c’è sintesi migliore per far incontrare i nonni, i padri e i figli. «Io dico – riprende Bazoli – che non si può fare a meno di credere, se si ha questo sogno, visto che la ragione d'essere del mondo è proprio il desiderio di Dio di far partecipare alla sua gloria altri soggetti al di fuori di sé». Lo sguardo del presidente emerito del Gruppo Intesa Sanpaolo, che in un venerdì pomeriggio milanese si illumina dal palco di Stazione Radio mentre parla di questo dialogo tra generazioni, si fa invece molto preoccupato quando ci si sofferma sul disordine mondiale e sul caos contemporaneo. «Intelligenza artificiale e scienza possono cambiare il mondo, solo a patto che siano regolati». Per questo, conviene partire dalla fine del suo ragionamento.
Professor Bazoli, nella sua prima enciclica “Magnifica humanitas”, Papa Leone XIV sostiene che il mondo, nell’attuale fase storica, è sospeso tra il rischio dell’edificazione di una nuova Babele e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. È più forte la paura del caos o la speranza di un mondo riconciliato? Quali rischi vede rispetto all’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale?
La tecnologia cambia l’uomo, il suo modo di pensare e di vivere. Vale per la scienza come per l’intelligenza artificiale, che può segnare realmente un grande progresso per la civiltà, come viene ben sottolineato nell’enciclica. Dirò di più: l’Ia è stata inventata e realizzata dall’intelligenza umana ed è destinata al suo servizio, ma ne supererà di gran lunga la capacità. Qui vedo due rischi, in due tempi diversi. In un primo tempo penso che l'applicazione dell'intelligenza artificiale senza controlli possa produrre un ulteriore aggravamento delle disuguaglianze che ci sono già nel mondo in questo momento. E se le differenze si allargano, si finisce per mettere a rischio la democrazia. Chi è in possesso di queste tecnologie avrà un potere tale da rendere schiavi gli altri, anche dal punto di vista economico. Alla fine, se non verrà fatta una regolamentazione di questi strumenti, l’effetto di questa invenzione potrà essere sconvolgente, se non addirittura distruttivo.
Se guarda agli scenari di guerra, da Gaza all'Africa passando per l'Ucraina, come si spiega quanto sta succedendo?
Posso dare una risposta di ordine filosofico, non teologico. Ciò che vediamo lascia sgomenti. Il cardinale Martini, di cui ho avuto il privilegio di essere amico qui a Milano, mi confidava che restava senza parole davanti alle disgrazie causate dalla malvagità dell’uomo e dalla ribellione della natura. A chi si chiede, a questo proposito, perché Dio non intervenga di fronte a tanto dolore, rispondo che non lo fa soltanto perché rispetta la libertà umana.
Nel libro che lei ha scritto per Morcelliana, “Vita eterna. Conversazioni con i miei nipoti”, lei prova a riflettere sul senso della vita e della morte, in un contesto di fede sempre più frammentato. Quali domande l’hanno messa più in crisi?
Non esito a dirle che la difficoltà maggiore è sempre quella relativa all’esistenza del male. Di fronte alle atrocità del mondo, i più giovani hanno ragione nel ritenere che questo sembri a volte un ostacolo insormontabile nella comprensione di Dio e del suo disegno su di noi. Il male non è altro che l'assenza del bene, cioè l'essenza della perfezione. Quando l’uomo sceglie il male, diviene causa di gran parte della sofferenza che affligge l’umanità. È il peccato che straripa nella storia, scrivo nel libro. È solo con l’avvento di Cristo sulla terra che Dio si abbassa alla dimensione umana, per portare quasi a rimbalzo le creature alla propria dimensione divina. Devo dire che questo ha molto affascinato i miei interlocutori.
Già alla fine degli anni Sessanta l'allora cardinal Ratzinger, poi Papa Benedetto XVI, diceva che per la Chiesa si stavano preparando «tempi molto difficili». Lo stesso cardinal Martini evocava negli anni Novanta l'immagine della Chiesa come piccolo gregge, parlando del popolo cristiano come di una minoranza. Quali segnali vede per il futuro dell’annuncio evangelico?
La difficoltà a seguire la pratica religiosa è un fenomeno condiviso da tantissime famiglie, ormai. Oggi, per i nostri ragazzi, la fede non può che scaturire da una decisione, mentre contano meno ragioni di ordine familiare e di tipo tradizionale. Oggi, come diceva papa Francesco, la comunità dei credenti può crescere solo per attrazione. Non solo: la fede cristiana può essere riscoperta proprio affrontando i tanti dubbi che affiorano verso di essa dalle nuove generazioni. Se ora non possiamo comprendere appieno come opera lo Spirito Santo nella storia, del mondo e della Chiesa, sono convinto che alla fine dei tempi, nel giudizio universale potremo vedere tutto: sarà come in un immenso affresco, dove nulla sarà nascosto e nulla sarà dimenticato.
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