Badanti: un cashback per aiutare le famiglie e far emergere il nero

Calano ancora a 817mila i rapporti di lavoro domestico regolari. Domina presenta la sua analisi annuale con cinque proposte fiscali e di tutela dei lavoratori
January 22, 2026
Una badante accompagna un anziano signore per le vie di Roma
Una badante accompagna un anziano signore per le vie di Roma / ANSA
Diminuiscono ancora i lavoratori domestici regolari nel nostro Paese: 817mila a fine 2024, il 2,7% in meno rispetto all’anno prima, con un calo di ben il 16,2% rispetto al picco di quasi un milione registrato durante la pandemia. Eppure, le necessità di assistenza in particolare alle persone anziane sono in forte aumento per le famiglie italiane. A pesare sono i costi, piuttosto alti, della cura per i non autosufficienti e gli scarsi incentivi fiscali alla regolarità dei rapporti di lavoro. Risultato: il settore registra il record di lavoro nero in Italia, con un tasso di irregolarità del 48,8%. Significa che esiste un bacino di almeno 780mila lavoratori del tutto sommerso e caratterizzato da evasione fiscale e contributiva.
Una questione assai rilevante tanto sul piano sociale quanto su quello economico per i cittadini e per il Paese. Domina, una delle principali associazioni di datori di lavoro domestico, nel suo 7° Rapporto annuale che viene presentato oggi a Roma in Senato e poi al ministero del Lavoro, calcola infatti che il valore aggiunto prodotto dal settore in Italia ammonta a 17,1 miliardi di euro, lo 0,9% del Pil nazionale, e che le famiglie sostengono una spesa complessiva, tra regolare e no, di 13,4 miliardi. Quest’ultima, a sua volta, ha determinato nel 2024 un risparmio per lo Stato pari a 6 miliardi, lo 0,3% del Pil, dovuto all’assistenza in casa di oltre 800mila persone non autosufficienti che, altrimenti, con il ricovero nelle Rsa avrebbero "pesato" per quella cifra sui conti della Sanità. Sul fronte delle entrate, invece, il lavoro regolare assicura 1,3 miliardi di imposte e contributi, somma che potrebbe salire fino a 2,5 miliardi se il "nero" venisse fatto emergere.
I dati del Rapporto Domina sul lavoro domestico
I dati del Rapporto Domina sul lavoro domestico

Le cinque proposte: dalla detrazione al trattamento di malattia

Questa dell’emersione dei rapporti irregolari si conferma dunque l’obiettivo più importante per tutti i soggetti interessati: lo Stato, colf e badanti che andrebbero meglio tutelati e le famiglie stesse che rischiano vertenze, sanzioni e sopportano comunque un costo del lavoro elevato, non deducibile quanto quello delle imprese. Su questo tema in particolare, perciò, si concentrano cinque proposte operative che Domina presenta oggi. Una strategia complessiva che parte dall’introduzione di un «cashback per i contributi del lavoro domestico» e prosegue con «il trasferimento parziale della Naspi al datore di lavoro» in caso di assunzione di un disoccupato; una «detrazione del 10% del costo complessivo del lavoro domestico» e, per meglio tutelare i lavoratori, il trasferimento «all’Inps del trattamento economico della malattia» del dipendente e il «miglioramento della tutela di maternità, paternità e genitorialità». «Si tratta di interventi strutturali che premiano la regolarità e la continuità dei rapporti di lavoro – spiega Lorenzo Gasparrini, Segretario generale di Domina - pensati per contrastare il lavoro sommerso, rafforzare la legalità, tutelare famiglie e lavoratori, attraverso cui è possibile trasformare la regolarità da obbligo formale a scelta realmente conveniente per tutti».
Lorenzo Gasparrini, Segretario generale di Domina
Lorenzo Gasparrini, Segretario generale di Domina

Un cashback per le famiglie che si ripaga interamente

Innovativo, in particolare, il meccanismo studiato per il cashback rivolto a tutte le famiglie di datori di lavoro domestico che abbiano assunto regolarmente colf o badanti nell’anno precedente. L’anno successivo all’assunzione verrebbe garantito alla famiglia datrice di lavoro domestico il 25% del totale dei contributi Inps versati nel corso dell’anno precedente. Questo credito potrà essere utilizzato solo per il pagamento dei contributi in essere del lavoratore domestico. Il valore del cashback crescerebbe poi con la durata del rapporto lavorativo, premiando la continuità e la stabilità fino ad arrivare al 100% al quarto anno. Domina, assieme alla Fondazione Leone Moressa, ha stimato il costo per lo Stato di una simile operazione nell’ipotesi che tutte le attuali 902mila famiglie datori di lavoro mantenessero i loro lavoratori domestici per i prossimi quattro anni: 297 milioni di euro nel primo anno, 593 milioni nel secondo, 890 milioni nel terzo e infine 1.187 milioni nel quarto anno a pieno regime. Il costo complessivo su base quadriennale si attesterebbe dunque intorno ai 3 miliardi di euro. Questa l’ipotesi massima, mentre una stima più prudenziale, nel caso non tutti i rapporti venissero mantenuti si attesta sui 2,5 miliardi di euro. Se si aggiungono poi le nuove assunzioni, il costo complessivo per lo Stato dei quattro anni si collocherebbe tra 4,9 miliardi e 5,8 miliardi di euro. Tuttavia, a fronte di questo costo aggiuntivo, si registrerebbe un aumento delle entrate fiscali per l’emergere dei redditi nascosti e contributive (nei primi tre anni) derivanti dalla regolarizzazione dei lavoratori in «nero» e in «grigio»: 2,5 miliardi in un solo anno. Considerando l’intero quadriennio, secondo lo studio Domina-Leone Moressa le maggiori entrate fiscali sarebbero pari a 10,238 miliardi di euro.
Interessante anche il meccanismo proposto per la detrazione del 10% del costo del lavoro complessivo dei lavoratori domestici, che sarebbe possibile solo se i pagamenti delle retribuzioni venissero effettuati con il cosiddetto “bonifico parlante”, indicando cioè i due codici fiscali di datore e dipendente, così appunto da far emergere il sommerso. Anche in questo caso, a fronte di un impegno per lo Stato da un minimo di 760 milioni fino a un massimo di 1,5 miliardi, le entrate fiscali aumenterebbero da 1,3 a 2,5 miliardi di euro.
Il costo delle proposte verrebbe dunque pienamente sostenuto dalle nuove entrate fiscali, centrando così il triplice obiettivo di ridurre i costi dell’assistenza, tutelare meglio i lavoratori e far emergere il lavoro "nero".

L'identikit di colf (in calo) e badanti (in crescita)

Tornando ai dati del Rapporto annuale, continuano a diminuire anche le famiglie che dichiarano all'Inps di aver instaurato un rapporto di lavoro regolare. Sono infatti 902 in Italia i datori di lavoro censiti, 16mila in meno rispetto al 2024. Tra colf e badanti, il calo più marcato riguarda gli uomini stranieri (-9,1%), mentre gli uomini italiani registrano un lieve incremento (+0,6%). Nel complesso, il settore continua a essere caratterizzato da una forte presenza femminile, pari a quasi il 90%, e da una maggioranza di lavoratori stranieri (circa il 70%). Si conferma tuttavia una crescita costante della componente italiana, che nel 2024 supera un terzo della forza lavoro complessiva. Nel 2024, poi, si è verificato il sorpasso delle badanti sulle colf: se infatti nel 2015 le badanti rappresentavano il 42,7% del totale, alla fine dell'altro anno hanno raggiunto il 50,5% dei lavoratori domestici censiti dall’Inps. Dal punto di vista anagrafico, oltre un terzo dei lavoratori (35,7%) si colloca nella fascia d’età 50-59 anni e più del 60% ha almeno 50 anni.

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