Apre la Torre di Buccione, ecco il Lago d'Orta come non l'avete mai visto

Da domenica al via le visite in questo luogo ricco di storia, reso fruibile per cittadini e turisti. Da qui si può ammirare un panorama mozzafiato fra Novara e il Cusio e liberare la fantasia sulla scia di Rodari che ad Omegna ebbe i natali. Una rete di piccoli musei raccontano l'artigianalità e la genialità della zona
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May 22, 2026
Apre la Torre di Buccione, ecco il Lago d'Orta come non l'avete mai visto
Orta San Giulio, Torre di Buccione © Archivio Fotografico Distretto Turistico dei Laghi - Foto di Marco Benedetto Cerini
È uno dei luoghi più iconici del Lago d’Orta. Una sorta di faro che svetta in cima a un colle fra Orta San Giulio e Gozzano, uno dei simboli del territorio, il Cusio, in questo pezzo di Piemonte, incastonato meravigliosamente fra tre laghi. Quello d’Orta, appunto, quello Maggiore e quello di Mergozzo. Un distretto valorizzato da enti e istituzioni che hanno saputo fare squadra e costruire una narrazione suggestiva che parla di natura, di storia, di artigianalità e di fantasia. Dai casalinghi all’albergheria, dalla lavorazione del legno al gioco sulle magiche filastrocche di Gianni Rodari, che ad Omegna ebbe i Natali. Il faro è una torre. La Torre di Buccione, nel comune di Orta San Giulio, una costruzione risalente al 1200, alta 23 metri, che domina tutto il Lago d’Orta e la pianura novarese. Un tempo era il simbolo dell’autonomia di questa zona, ora luogo di  grande fascino. Un presidio simbolico che dopo i lavori di restauro e la realizzazione di una scala interna in legno, e l’apertura sperimentale dello scorso anno, da domenica 24 maggio sarà finalmente fruibile per i cittadini e i turisti che potranno spingersi fino in cima e godere di una vista mozzafiato a tutto tondo, fra il lago e il territorio circostante. L’apertura sarà stagionale, fino al 27 settembre (maggio e agosto solo la domenica dalle 15 alle 18, mentre a giugno luglio e agosto anche il sabato, sempre dalle 15 alle 18), in tre turni da massimo 20 persone (accesso consentito ai bambini dai sei anni), solo su prenotazione e a pagamento tramite il sito www.madeinortasangiulio.it
“La Torre di Buccione – spiega Andrea Del Duca, direttore di Ecomuseo Cusius, l’associazione nata nel 1997 che ha messo in rete enti locali e i musei del Lago d’Orta e Mottarone - è la parte emergente, la meglio conservata, di un vero e proprio castello, citato come tale nelle fonti. Costruito verso la fine del XII secolo, il castrum divenne, a partire dalla prima metà del Duecento, l’emblema della libertà e della fierezza del piccolo feudo indipendente conosciuto come Università della Riviera di S. Giulio. Gli statuti di questa piccola repubblica guelfa, retta dal Vescovo di Novara, lasciavano ampia autonomia agli abitanti, ma imponevano anche degli obblighi. Tra questi uno dei più sentiti era quello di radunarsi in armi al suono della campana della torre”.
In anteprima saliamo in cima alla torre, dopo aver percorso la scalinata in legno. Una loggia con tante aperture sul lago ci regala una vista spettacolare del lago con un contorno di colline e montagne unico, il Monte Rosa con la cima imbiancata da una parte, il Mottarone dall’altra. I piccoli borghi, le spiagge discrete dalle acque verde smeraldo ancora deserte. E un mondo che si muove attorno a uno specchio d’acqua che era considerato morto a causa della scomparsa della vita, dal plancton ai pesci, in seguito all’acidificazione delle sue acque per gli sversamenti degli stabilimenti industriali e che “nel 1989-90 – ricorda Del Duca – fu invece oggetto di una straordinaria azione di bonifica, con un’azione di liming che ha visto lo spargimento su tutta la superficie lacustre di tonnellate di carbonato di calcio che hanno riequilibrato il pH delle acque favorendo il ritorno della vita. E quindi l’istituzione di un Contratto di Lago del Cusio (oggi conta più di 130 enti firmatari) che ha reso l’Orta uno dei bacini più puliti d’Europa. Tutto questo - riprende Del Duca – è stato anticipato dalla fantasia di Gianni Rodari che nel 1978 nella favola del Ragioniere Pesce del Cusio ha raccontato la vicenda di una strana creatura, metà uomo e metà pesce, incontrata sul molo di Pettenasco che aveva deciso di combattere la sua battaglia per riportare la vita nel lago, lo stesso che Eugenio Montale nel 1975, pochi giorni prima dell’annuncio del Nobel, in una poesia apparsa sul Corriere intitolata proprio “Sul lago d’Orta”, descriveva come un luogo dove neanche “un’anguilla tenta di sopravvivere”.
Negli ultimi anni, grazie all’Ecomuseo sono stati avviati importanti progetti "che hanno fatto dell’Orta un vero e proprio laboratorio di buone pratiche di sostenibilità oltre ad aver valorizzato una miriade di realtà e attività culturali del territorio”. I musei in particolare. Che tracciano una geografia assai interessante di questa terra che ha fatto la storia dell’industria e del design fra i casalinghi, la rubinetteria e i filati. Qui sono nate Bialetti e la sua celebre moka, e poi le pentole Lagostina, gli elettrodomestici Cirmi, e ancora le creazioni di Alessi (al Moca di Omegna all’interno del Forum si può percorrere un viaggio immersivo meraviglioso). Qui è nata una tradizione della rubinetteria di eccellenza, e si è sempre stati all’avanguardia sulla lavorazione del legno. Qui operava la Bemberg per la realizzazione delle sue fibre. I musei nati nei vari comuni rispecchiano questa genialità. Si va dal Museo del Rubinetto di San Maurizio d’Opaglio al Museo della tornitura del Legno a Pettenasco ricavato in uno dei mulini alimentati da una roggia con una pregevole collezione di attrezzi e strumenti in un contesto originario. E poi c’è il Museo degli Alberghieri ad Armeno e quello dell’Ombrello e del Parasole a Gignese, oltre all’arte della Fondazione Calderara e poi il gioco e le favole che trovano nel Museo Rodari, e nel Parco della Fantasia di Omegna un luogo unico dove la realtà e i sogni si mischiano per la felicità di grandi e piccoli che sulle parole e le filastrocche di Gianni Rodari sono cresciuti e hanno divagato con la mente. Con il fiume che “all’incontrario va”, la Nigoja, fra il giovane Gambero e il Ragionier Pesce, Giovannino Perdigiorno e il Barone Lamberto che rivive nell’isola di San Giulio, lì davanti. Lui che voleva regalarsi l’immortalità e l'eterna giovinezza facendo pronunciare il suo nome all’infinito. Mondi meravigliosi che si animano sulle sponde del Lago d’Orta, dall’isola di San Giulio al Monte Sacro dedicato a San Francesco, autentica chicca da scoprire, soprattutto quest'anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte del Poverello d'Assisi. Un territorio da vivere nello stile di un turismo slow. In bici, o camminando.
Per favorire la valorizzazione del paesaggio e della sentieristica locale, già a partire dal 2005 Ecomuseo si è fatto promotore della realizzazione del Girolago, un percorso segnalato che permette di scoprire a piedi, in tre tappe di circa 15 km ciascuna l’intero perimetro del Lago d’Orta, costeggiando il lago fino a chiudere un anello che arriva in certi punti a toccare le sue rive. Nel 2022, grazie all’attiva collaborazione con l’associazione locale Sportway, è stato inaugurato un nuovo anello, più ampio, che raggiunge i rilievi più bassi del Mottarone e lambisce il Parco Naturale del Monte Fenera: si chiama Grand Tour del Lago d’Orta, un cammino escursionistico di circa 115 km totali, diviso su 5 tappe giornaliere, che mira a valorizzare la ricchezza paesaggistica, culturale e agroalimentare dell’Alto Novarese e del Cusio, incentivando il coinvolgimento degli operatori turistici locali, delle strutture ricettive e delle guide escursionistiche e turistiche sul territorio.
Tutto questo guardando quel faro, la Torre di Buccione che torna ad animarsi, in cima al lago, certi che una favola è custodita anche là.

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