Anche per le "seconde generazioni" di destra la remigrazione è «roba da Medioevo»

Decine di persone con background migratorio, guidate da Forza Italia, ieri hanno manifestato contro le idee dei Patrioti europei: «Basta con lo spauracchio dell'uomo nero»
April 19, 2026
Anche per le "seconde generazioni" di destra la remigrazione è «roba da Medioevo»
Milano, Arco della Pace, Sit-in "Con coraggio", manifestazione pacifica promossa dalle seconde generazioni e organizzata da Amir Atrous, responsabile del dipartimento immigrazione di Forza Italia Milano / Fotogramma
Il messaggio di dissenso non lascia spazio a interpretazioni: «Una componente politica purtroppo dà voce solo alla narrazione delle mele marce, che ci ha stancati. Ma esiste anche un’Italia delle seconde generazioni, fatta di persone che si sono integrate e lavorano». Quel che stupisce è che a mettere nel mirino quella parte di Governo che ieri ha partecipato (e contribuito a organizzare) il raduno dei Patrioti europei in piazza Duomo a Milano, Lega in testa, sono alcuni esponenti della stessa maggioranza. A parlare è Amir Atrous, responsabile del dipartimento Immigrazione di Forza Italia Milano, che insieme a un altro centinaio di persone – perlopiù forzisti –, a poche ore dall’apertura del “palco della remigrazione”, ieri ha organizzato la contromanifestazione “Con coraggio – L’Italia che vuole essere raccontata”, presso l’Arco della Pace. L’obiettivo? «Dare voce e riconoscere i cittadini italiani di origine straniera». «La remigrazione è una politica medievale – commenta Atrous ad Avvenire –. Siamo stanchi di queste politiche, perché non risolvono i problemi dei cittadini». E ancora: «Tutte le forze di Governo facciano le leggi. Che senso ha andare in piazza Duomo a manifestare? Contro chi?».
Atrous assicura che la sua non è una opinione isolata nel partito: «Abbiamo il sostegno dei vertici nazionali», accenna in quello che sembra più un riferimento alla famiglia Berlusconi che al leader del partito, Antonio Tajani. Nei giorni scorsi, del resto, l’appoggio esplicito al sit-in era già arrivato da Stefania Craxi, capogruppo al Senato: «Milano ha sempre aperto le sue porte a chi arrivava con l’intento di impegnarsi per cambiare il proprio destino, per questo sostengo con convinzione la manifestazione pacifica organizzata dal giovane Amir Atrous». La stessa senatrice, con le sue parole, avrebbe contribuito anche a sanare la spaccatura interna al partito milanese, che inizialmente non aveva appoggiato l’iniziativa.
Così, ieri, decine di italiani di seconda generazione si sono dati appuntamento sotto all’Arco della Pace di Milano per sventolare le bandiere tricolore intonando l’inno di Mameli. Molte delle loro storie si assomigliano. «Sono panettieri, parrucchieri, avvocati, medici e altri professionisti che non vengono raccontati e non hanno voce – sintetizza Atrous –. Io stesso sono più italiano di altri italiani di nascita perché ho sposato questo Paese. L’Italia mi ha dato tutto quello che ho: un futuro, la mia professione e una moglie che amo». Al fianco di Atrous, con le bandiere in mano, erano presenti assistenti pedagogisti, assistenti sociali, medici, studenti, politici e attivisti. Tutti cittadini di seconda generazione. «Aiutateci a diffondere la nostra versione del racconto», ripetevano.
«Questa è una risposta di testimonianza rispetto all’Italia di chi si raduna per negare l’esistenza di queste persone», commenta Simohamed Kaabour, consigliere dem del Comune di Genova. «Siamo persone sempre più impegnate nella società civile indipendentemente dallo schieramento politico – puntualizza Abdullah Badinjki, assessore dem del Comune di Paullo (Milano) –. Questa piazza ha diverse sensibilità, ma l’importante è iniziare a dare voce e riconoscere chi fa la sua parte in questo Paese: amministratori, professionisti e persone con storie e convinzioni religiose diverse».
La prima richiesta dei manifestanti è rivolta alla politica: «Serve smettere di portare avanti la narrazione dello stupratore o dello spacciatore di turno. Non siamo questi», spiegano a poche ore dalla proposta del leader della Lega Matteo Salvini di introdurre un «permesso di soggiorno a punti». «Salvini è benvenuto tra noi – commenta Atrous –. Io non sono andato alla manifestazione dei Patrioti perché non sono stato invitato». Ma lo sguardo dei contromanifestanti è rivolto soprattutto alla revisione delle leggi sulla cittadinanza: «Non chiediamo privilegi – conclude Atrous, italiano, che nello scorso giugno aveva già dichiarato di sostenere il referendum abrogativo in materia di cittadinanza –, ma che il Governo faccia le leggi che servono e non rincorra lo spauracchio dell’uomo nero».

© RIPRODUZIONE RISERVATA