Al Liceo torna la Geografia, entra l'Intelligenza artificiale. E la Matematica fa meno paura
Pubblicata la bozza delle Nuove indicazioni nazionali che saranno adottate ufficialmente solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica

«Perché devo studiare questa materia?». Quanti liceali si sono posti questa domanda, spesso senza trovare una risposta. In loro aiuto arrivano le Nuove indicazioni nazionali per i Licei, appena licenziate dalla Commissione ministeriale presieduta dalla professoressa Loredana Perla, che, tra le novità principali, hanno una sezione intitolata, appunto, “Perché studiare questa disciplina”. «Questa sezione - è scritto nella scheda di lettura del Ministero dell'Istruzione e del Merito - pone un'esigenza che è epistemologica e didattica insieme: illuminare il valore formativo di ogni disciplina, agganciando i saperi appresi alla realtà contemporanea e alla motivazione ad apprendere degli studenti».
Nel suo complesso, la riforma - considerata «non una semplice revisione dei programmi», ma «un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società», sarà adottata ufficialmente dal ministro Giuseppe Valditara, «solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica», che sarà avviato in queste settimane. Per la prima volta, infatti, le Indicazioni saranno inviate specificamente anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche.
Storia e Geografia tornano materie distinte
Una novità «forse la più attesa dagli addetti ai lavori», è la scomparsa della Geostoria: Storia e Geografia tornano ad essere due materie distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per la Geografia, con manuali propri. La Geografia recupera la sua autonomia scientifica e torna a formare cittadini capaci di orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo. Come già previsto per le Nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo d'istruzione (fino alle scuole medie), lo studio della Storia è centrato sulla storia d'Italia e dell'Occidente. «Non è un ripiegamento provinciale - spiega il Mim -: è riconoscimento dell'eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno — la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica». La scelta di incentrare lo studio della storia sulle vicende dell'Italia e dell'Occidente risponde, dunque, «a un'esigenza di profondità, non di chiusura e ovviamente non significa affatto non studiare le altre civiltà e la loro storia».
Matematica: sbagliare aiuta a imparare
Nelle Nuove indicazioni, anche lo studio della Matematica diventa «esperienza intellettuale». E sbagliare non deve essere vissuto come un dramma: «L'errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza, non stigma da evitare». Un'altra novità importante è che, per la prima volta, le Indicazioni trattano esplicitamente il tema dell'intelligenza artificiale, «affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI». Infine, terza novità importante: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali. «Questa apertura interdisciplinare e alla storia del pensiero matematico - si legge nella nota del Ministero - riposiziona la disciplina: non più torre d'avorio, ma sistema di idee in dialogo con tutti gli ambiti del sapere».
Intelligenza artificiale: territorio critico da governare
Come previsto dalla legge 132/2025 e dall'AI Act europeo, l'intelligenza artificiale entra nei Licei «non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare». L'obiettivo dichiarato è «formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l'epistéme. L'IA è al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale. Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l'autonomia del soggetto nell'era degli algoritmi. L'obiettivo non è addestrare studenti all'uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza».
La lettura diventa «pratica identitaria»
Far tornare nei ragazzi «il gusto della lettura». Un'obiettivo non da poco, quello fissato dalle Nuove indicazioni nazionali, in un'epoca fortemente segnata dai social. «Leggere i classici non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera», ricordano dal Ministero. E, in questo contesto, anche la lingua italiana diventa «è bene culturale da salvaguardare — lo ribadisce la Corte costituzionale — e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue».
Filosofia: vissuta e problematizzata
Duplice il compito affidato dalle Nuove indicazioni alla Filosofia: da un lato è pratica concreta — esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione. Dall'altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire. «Le due dimensioni non si escludono - precisa la scheda ministeriale -: si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta, di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il mondo. Un approccio che richiede ai docenti di uscire dalla comodità del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero — dove l'errore, l'incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli».
Relazioni positive, rispetto ed empatia
Così come previsto per il primo ciclo, anche nei Licei assume una nuova centralità l'educazione emotiva e relazionale così come il contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. Il rispetto è riconosciuto come «presupposto etico che precede e fonda l'agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare». La scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove «l'inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna». La cura delle relazioni e dell'empatia è presentata come «dimensione strutturale del curricolo» — non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta, sottolinea il Mim, «che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole».
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