Addio ad Alex Zanardi, "l'avvincente umanità” di un campione di vita

di Antonella Mariani, inviata a Padova
Nella Basilica di Santa Giustina i funerali dell'atleta paralimpico. Don Marco Pozza: "Per lui vivere era trovare sempre un pizzico di bene" Le parole del figlio Niccolò: ecco cosa mi ha insegnato
May 5, 2026
Addio ad Alex Zanardi, "l'avvincente umanità” di un campione di vita
Il feretro di Alex Zanardi all'interno della Basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle, dove si sono svolti i funerali dell'ex pilota, 5 maggio 2026. ANSA/NICOLA FOSSELLA
"Quanti miracoli sono tra noi... "; il canto d'apertura accoglie la bara di legno chiaro di Alex Zanardi, preceduta dal lungo corteo degli atleti in carrozzina di Obiettivo 3, una delle eredità che il campione paralimpico scomparso il primo maggio a 59 anni lascia al mondo. La Basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle a Padova, è gremita: in duemila dentro, qualche centinaio fuori, sotto la pioggia. Nelle prime file di banchi, accanto all'anziana mamma Anna, alla moglie Daniela Manni, al figlio Niccolò e agli altri familiari ci sono i volti noti, dal ministro dello Sport Andrea Abodi a Gianni Morandi, da Giovanni Malagò a Bebe Vio, dalla senatrice Giusy Versace a Alberto Tomba. Ma il "miracolo" di Alex si legge sui volti delle persone comuni che oggi hanno voluto esserci, perché era "doveroso" o "indispensabile" rendere omaggio a un esempio, un testimone di resistenza e tenacia. Più che l'atleta famoso in tutto il mondo, più che il campione di Formula 1 e poi, dopo il disastroso incidente di Cart a Lausitzring nel 2001 che gli costò l'amputazione di entrambe le gambe, di paraciclismo, oggi sono venuti a salutare l'uomo, il suo coraggio e l'ispirazione che la sua vita ha dato a ciascuno di loro, seppur da lontano.
Il cappellano del carcere Due Palazzi di Padova, don Marco Pozza, legato a Zanardi da una amicizia decennale, trova le parole giuste nell'omelia, dopo aver letto il Vangelo di Matteo che narra la parabola dei talenti. "Lascio a voi le medaglie, i podi e gli applausi, mi tengo stretto l'uomo con la sua avvincente umanità". Una vita "percorsa a 300 all'ora anche quando era seduto in carrozzina", ha continuato il sacerdote, affiancato da padre Federico Lauretta, parroco della Basilica di Santa Giustina, "senza mai perdere quel bambino che è stato", un bambino cresciuto in una famiglia semplice di Bologna, papà Dino idraulico e mamma Anna, casalinga e sarta per arrotondare. "Per Alex vivere era trovare sempre un pizzico di bene" per tenere sollevato il mondo, conclude don Pozza, dimostrando con la sua vita tutta intera che "non c'è curva dove non si può superare".
Anche il figlio Niccolò nel commiato finale ha voluto ricordare non la figura di un supereroe - quale per tanti versi è stato - ma il padre ironico, spiritoso, allegro. "Mi ha insegnato che se trovi il sorriso nelle piccole cose che fai tutti i giorni, puoi costruire una vita meravigliosa". Ed ecco, allora, "il miracolo tra noi" di Alex Zanardi nel giorno dell'addio. E' Stefania, la vicina di casa a Noventa Padovana, dove risiedeva da anni con la famiglia, a cui Alex regalava un sorriso ogni volta che la incrociava. E' Luca, 20enne che qui a Santa Giustina "voleva esserci perché grazie a lui ho capito che nello sport come nella vita non c'è un limite e bisogna continuare a sperare". In fondo alla navata, solitario, c'è l'ex direttore sportivo di Obiettivo 3, Pierino Dainese, 66 anni, in carrozzella dopo un incidente sul lavoro in gioventù e atleta paralimpico: fu tra gli organizzatori della staffetta benefica del 2020 sulle strade di Pienza, in cui Zanardi subì il secondo drammatico incidente in handbike, che lo portò al coma e da cui non si riprese più fino alla morte. "Mi telefonò dopo mezzanotte, volle cambiare tappa per stare accanto a due atleti con la sclerosi multipla. Ovvio, ci ripenso spesso. Ma è il destino. Grazie a lui tanti ragazzi disabili si sono avvicinati allo sport. Avevamo tanti progetti, insieme. Oggi lo voglio ricordare con il silenzio, lui sarà sempre con me". Fuori, sul sagrato, Catia Scanferla, 59 anni, segue il rito funebre dal maxi schermo. Campionessa italiana di tiro a segno in carrozzella e mondiale di paradance (danza in carrozzella), racconta che la vita di Alex Zanardi le ha dato la forza di buttarsi nelle competizioni dopo aver perso l'uso delle gambe a causa della sclerosi multipla. "Dovevo essere qui, oggi, è come se lo conoscessi da sempre. Per me è stato un ispiratore, un esempio di forza, coraggio, determinazione. L'ho ammirato tanto". Accanto a lei ci sono Benedetta e Federico, coppia di cinquantenni padovani: "Un grande esempio, soprattutto per i ragazzi. La sua vita insegna che non si deve mollare mai. Bisogna alzarsi al mattino con un obiettivo, e sforzarsi di raggiungerlo". 
La cerimonia funebre si conclude come si era aperta, con le note. "Combattente" di Fiorella Mannoia, e poi "Ti insegnerò a volare (Alex)", la canzone scritta da Roberto Vecchioni e Francesco Guccini nel 2018 e dedicata a Zanardi: "Qui si tratta di vivere, non d'arrivare primo. E se non potrai correre / E nemmeno camminare / Ti insegnerò a volare". E adesso Alex vola davvero.

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