martedì 25 ottobre 2016
Il prefetto fa dietrofront dopo la protesta e le barricate dei cittadini. La diocesi: una notte ostile che ripugna alla coscienza cristiana.
Strada bloccata con i bancali per impedire l'accoglienza di 12 profughe a Goro, provincia di Ferrara (Ansaweb).

Strada bloccata con i bancali per impedire l'accoglienza di 12 profughe a Goro, provincia di Ferrara (Ansaweb).

Dodici donne provenienti da Nigeria, Guinea e Costa d’Avorio, una delle quali incinta all’ottavo mese, respinte in piena notte da alcune decine di persone. Siamo a Gorino, piccola frazione in provincia di Ferrara, Comune di Goro, nel Delta del Po, non distante dai lidi ferraresi. «Domenica prossima durante la Messa parlerò con i fedeli e li richiamerò ai principi evangelici» tuona il parroco della frazione ferrarese, don Francesco Garbellini.
Tutto ha inizio lunedì pomeriggio, quando a Gorino – e sul web – inizia a spargersi la notizia dell’ordine di requisizione da parte del prefetto, Michele Tortora, di alcune stanze del bar-ostello "Amore Natura", per ospitare le dodici profughe. In serata, alcuni cittadini si organizzano e iniziano a costruire barricate in strada usando alcuni bancali prelevati dal porto di Goro. A tarda sera da Ferrara arrivano il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Desideri e il vice questore aggiunto Pietro Scroccarello, per un tentativo di mediazione, destinato però al fallimento. Il pullman con le 12 donne (in un primo momento era circolata la voce, poi smentita, che ci fossero anche otto bambini) non arriverà mai a Gorino, ma verrà dirottato in altre tre località (Ferrara, Comacchio e Fiscaglia).
Nonostante il dietrofront, la rivolta è proseguita con alcuni cittadini rimasti a presidiare le barricate per tutta la notte e durante la giornata di ieri, temendo un arrivo a sorpresa di altri pullman con profughi, e impedendo alle persone di recarsi al lavoro. Ieri, infatti, la maggior parte dei bambini di Gorino non si è recato a scuola, nessuno dei pescatori è uscito in mare, ed è rimasto aperto solo il negozio di alimentari. Per rifornire di carne i manifestanti che hanno festeggiato con una grigliata.
Il prefetto Tortora, lunedì, dichiarava che «il provvedimento si è reso necessario per fronteggiare la necessità di ospitare un gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara». Un provvedimento a «carattere eccezionale e straordinario». Ieri mattina la difficile ammissione: «L’ostello di Gorino non è più in agenda per l’accoglienza dei profughi», ha ammesso il Prefetto, mentre Tiziano Tagliani, sindaco di Ferrrara e Presidente della provincia, ha dichiarato che «se in un momento come questo un comune come quello di Goro che ha ricevuto molto dalle istituzioni, non accoglie dodici donne straniere bisogna che si rifletta sul significato di collaborazione istituzionale».
Pronta e ferma la risposta della Diocesi di Ferrara-Comacchio, la quale sta già dando ospitalità a quattro delle donne, tre delle quali ospite dell’Associazione Viale K, e una della Caritas. In una nota diramata ieri, Massimo Manservigi, Vicario generale, scrive che «la Chiesa di Ferrara-Comacchio è vicina a coloro che hanno vissuto sul nostro territorio una notte così difficile e ostile, che ripugna alla coscienza cristiana. Quanto prima l’arcivescovo Luigi Negri si recherà a far loro visita, sia alle persone ospitate presso realtà ecclesiali che a tutte le altre, per manifestare la vicinanza e la fraternità della nostra Chiesa locale, che ha seguito in queste ore la loro odissea». La Caritas diocesana sta attualmente ospitando nelle proprie strutture circa 280 profughi.

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