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Senza la stella onerosa Conte, ci si arrangia pure con Stellini

Massimiliano Castellani sabato 1 aprile 2023
è stata la settimana dei divorzi. Quello social della premiata ditta Totti-Blasi non ci appassiona neanche un po’, mentre è da capire lo strappo definitivo tra Antonio Conte e il Tottenham. Se Parrucchino Conte lascia dietro di sé fumo di Londra, allora vuol dire che ha un’idea in testa, forse più forte di quella di Cesare Ragazzi. Il suo esilio dorato, prima al Chelsea e poi in casa Spurs, finisce qui. Prossima fermata dell’onerosissimo Conte (per averlo ci vogliono dai 10 ai 15 milioni a stagione più un campagna acquisti da centinaia di milioni) è prevista nel quadrilatero allargato: Torino (clamoroso ritorno alla Juve? Difficile), Milano (Inter bis o al Milan al posto di Pioli? Possibile…) e Roma sponda giallorossa, a patto che i Friedkin divorzino dallo Specialone Josè Mourinho. Anche san Josè il profeta di Setùbal ha fallito al Tottenham, ricordava nell’ultima conferenza avvelenata FantAntonio Conte. I soldi sì sa non sono tutto, anche nel calcio. E lo sa bene il suo fido scudiero, Christian Stellini che dopo averlo sempre seguito sulle panchine di Bari, Siena e Juventus, questa volta resta da solo al Tottenham. Conosco Stellini dai tempi in cui era il capitano della Ternana, negli anni ‘90. Un professionista serio, un uomo sensibile che ha fatto sempre il parafulmine di Antonio Conte. Lo hanno anche messo in mezzo al calcioscommesse, ha pagato pesantemente, e mentre scontava la sua pena si era messo al servizio della migliore squadra che ha trovato nella sua lunga carriera: i Survivor. La formazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati arrivati a Torino e ai quali Stellini ha fatto da allenatore e da mediatore culturale in una terra per loro straniera e che continua a confondere l’esilio disperato di chi arriva sui barconi, dai briatore che sulle barche ci vivono in modalità in vacanza da una vita. Ma non cadiamo in fuorigioco, Stellini ora ha il compito arduo di traghettare il Tottenham al 4° posto finale che vale la qualificazione alla prossima Champions. Se ce la dovesse fare (il supplente Di Matteo al Chelsea vinse una Champions, poi è sparito…) forse sarebbe il caso di presentare per una volta il conto a Conte. Dirgli che basta anche uno Stellini per portare a casa lo stesso risultato. Chi ingaggia Conte sa che l’uomo è tecnicamente preparato ma umanamente non sensibilissimo. È uno abituato a fare i conti in tasca alle società e non si siede al tavolo del ristorante da 100 euro (a prescindere dai 10 euro di cui disponeva, a suo dire, la Juve per fare il mercato), specie se tocca a lui pagare. L’Inter sedotta con uno scudetto e poi abbandonata perché incapace di investire quanto Conte chiedeva, stia attenta a rimetterselo in casa perché magari il prossimo anno colmerà anche il gap con il Napoli, ma difficilmente tapperà il buco del bilancio che già adesso fa impallidire anche il munifico casato cinese degli Zhang. Insomma, finchè c’è Conte c’è sicuramente da spendere e spandere, ma quello che scarseggia è il capitale umano, perché la storia di cuoio insegna: non sempre un grande allenatore è anche un grande uomo. © riproduzione riservata