Opinioni

Il Sinodo occasione per riscoprire una responsabilità anche civile. La comunione antidoto al virus della solitudine

Francesco Belletti * sabato 4 ottobre 2014
Eccoci finalmente alla soglia del Sinodo straordinario sulla famiglia, lungamente preparato in tutta la Chiesa nel mondo, ma carico di aspettative anche da parte di chi, pur non riconoscendosi pienamente nella Chiesa cattolica, ha a cuore il destino della famiglia. Infatti di alcuni temi si è ampiamente parlato non solo nelle parrocchie, nelle diocesi, nelle riunioni delle associazioni e dei movimenti familiari ed ecclesiali, ma anche su quotidiani, radio e televisione, sui social network, e già sono stati pubblicati volumi. Un grande percorso di riflessione, di dibattito aperto, che si trova oggi, di fatto, solo davanti a un grande inizio. È noto che il Sinodo del 2014 non produrrà un documento finale, non ha il compito di offrire nuove linee operative, ma intende consolidare, nella Chiesa tutta, una visione condivisa di quali siano le questioni più urgenti, i temi da conoscere meglio, le sofferenze su cui è necessario capire meglio, per poi agire.
 
Prezioso, in questo senso, è stato l’Instrumentum Laboris, che raccoglie una puntuale analisi dei questionari inviati nei mesi scorsi dalle diocesi di tutto il mondo: questo documento sarà certamente guida per i lavori sinodali, ma già ha consentito un ampio dibattito pubblico.
 
L’apertura dei lavori sinodali è stata preceduta da due grandi momenti di preghiera: già domenica 28 settembre in tutte le Chiese è risuonata l’invocazione allo Spirito, perché proteggesse e ispirasse i padri sinodali nelle due settimane che li aspettano. Ma proprio oggi, alla vigilia dell’inaugurazione vera e propria, in Piazza San Pietro le famiglie si ritrovano attorno al Santo Padre, per offrire anche un concreto e tangibile gesto di comunione, per essere presenti e condividere anch’esse, nella particolare forma della preghiera, questo provvidenziale appuntamento. Ma anche in tutte le nostre città, in tutte le case delle nostre famiglie, sarà possibile partecipare a questo grande gesto, accendendo "una luce per la famiglia": gesto di testimonianza anche questo, per chi non potrà essere in Piazza San Pietro.
 
Anche noi, come Forum delle associazioni familiari, insieme a tutte le nostre associazioni e alle nostre famiglie, portiamo in Piazza San Pietro sogni, gioie e sofferenze quotidiane, difficoltà economiche e spirituali, ma anche la concreta bellezza dell’amore fedele tra l’uomo e la donna, aperto all’entusiasmante anche se difficile esperienza dell’accoglienza dei figli e al compito della loro educazione. Del resto lo stesso Instrumenutm Laboris ricorda che «la famiglia è il luogo dove si trasmettono e si possono imparare fin dai primi anni di vita valori come fratellanza, lealtà, amore per la verità e per il lavoro, rispetto e solidarietà tra le generazioni, così come l’arte della comunicazione e la gioia. Essa è lo spazio privilegiato per vivere e promuovere la dignità e i diritti dell’uomo e della donna. La famiglia, fondata sul matrimonio, rappresenta l’ambito di formazione integrale dei futuri cittadini di un Paese» [Instrumentum Laboris, n. 32].
 
E questo Sinodo è circostanza provvidenziale per ciascuno di noi, per riscoprire, e testimoniare con rinnovata fede, la responsabilità di impegnare la nostra vita al servizio della Chiesa e della società.
Offriamo poi alla Santa Famiglia di Nazareth il dono grande dell’esperienza di fraternità e di comunione tra famiglie, da cui le nostre associazioni traggono forza, origine e senso. Perché la comunione tra famiglie, in parrocchia, nelle associazioni, nelle comunità civili, è il primo e più efficace antidoto contro la grande malattia dell’uomo contemporaneo: l’isolamento e la solitudine. Che il Sinodo aiuti ogni famiglia e la Chiesa tutta, quindi, a riscoprire la grande dimensione comunitaria dell’esperienza cristiana.
 
* Presidente del Forum delle associazioni familiari