Opinioni

Casa Agnelli. Juve & Ferrari, regia unica per il brusco cambio di marcia

Massimiliano Castellani mercoledì 30 novembre 2022

Cento anni di solitudine. Gabriel García Márquez avrebbe potuto prestare lo stesso titolo anche per descrivere la saga degli Agnelli. I Kennedy italiani, sospesi sempre tra l’estasi e il tormento, anche quando si parla di un gioco, come quello del calcio, che è da sempre la loro passione. Il pallone bianconero, il giocattolo di famiglia, acquistato da Edoardo, nonno del presidente dimissionario Andrea Agnelli, esattamente cento anni fa, nel 1923. Ora Andrea, l’ultimo signore degli Agnelli, esce di scena, ma dietro c’è sempre un rampollo del casato, l’imperturbabile e imperscrutabile John Elkann. Un uomo algido, John, rispetto al cugino passionale, quanto savoiardo, Andrea. John Jacob Philip Elkann, ha il fisico e il faccino affusolato di nonna Marella e la spregiudicatezza di nonno Gianni, ma con in più la voglia di lavorare che l’ha colto assai prima dell’Avvocato, rimasto nel dorato otium fino ai 45 anni. A 46 anni invece l’iperattivo Jaki è forte di esperienze cominciate da apprendista padrone al fianco di Luca Cordero di Montezemolo e sul curriculum vitae si legge: membro del cda della Fiat a soli 22 anni. «È giovane ma ha già dimostrato di possedere notevoli capacità e doti morali, e ritengo che sia il modo più significativo per far sentire, anche simbolicamente, la continuità della vicinanza della famiglia nei confronti della Fiat», fu l’endorsement dell’Avvocato verso quel nipotino assennato, rispetto allo zuzzurrellone fratello Lapo che ha la Juve tatuata nel cuore, ma per vizi e vezzi mentali assai irregolari non può ambire a ruoli dirigenziali.

Così il trono dei veri re d’Italia spetta a John I che ha lo stesso appeal di Carlo d’Inghilterra, ma il pedigree giusto per questi tempi di mediocrazia. Jaki ha modi gentili, affettati, assai piemontese, falso e cortese. Parla con gli occhi, ascolta molto e dicono anche che origli i discorsi di corridoio dei dipendenti (boom!) perché crede molto in se stesso e poco nel prossimo. Un piccolo squalo, spietato, che non a caso già vent’anni fa si occupava del settore Pianificazione strategica e finanziaria per il rilancio del Gruppo. L’anno prossimo festeggia il ventennio nel cda della Exor Group.

E adesso dietro le quinte, da fine stratega, sta guidando l’uscita dai box dei due bolidi domestici, un po’ danneggiati. Prima di tutto deve far uscire dalle secche la Juve che ha chiuso il ciclo di Andrea Agnelli con 19 titoli sul campo e uno strapotere in Italia da 9 scudetti di fila, ma presenta qualche macchia di troppo sui bilanci finanziari, che segnalano un rosso da 250 milioni di euro, e delle pendenze con la giustizia che è meglio far archiviare in fretta. C’è un’inchiesta in corso che si chiama Prisma e non è il vecchio modello della Lancia, ma un blitz della Procura di Torino con perquisizioni e interrogatori a tappeto in cui Andrea Agnelli, il suo fido vicepresidente Pavel Nedved, l’attuale ad Maurizio Arrivabene, e il responsabile dell’area finanza della Juventus Stefano Cerrato e tre ex dirigenti bianconeri (Marco Re, Fabio Paratici e Stefano Bertola) sono accusati di false comunicazioni delle società quotate (la Juventus è società quotata in Borsa) ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L’azione di repulisti di lord John va nella direzione di una Juventus che non può permettersi di viaggiare con il freno a mano tirato, ma deve tornare a girare alla velocità massima e in piena trasparenza secondo lo stile Juve.

Lo stesso diktat è scattato alla Ferrari con il benservito al dimissionario Mattia Binotto, sostituito prontamente, con mandato ad interim del Reparto Corse, da Benedetto Vigna. Anche alla Juventus piazzati in tempi da pit stop i sostituti in corsa, il direttore generale Maurizio Scanavino e il possibile presidente Gianluca Ferrero. Tutti uomini del Patron ombra, ma neppure troppo, John Elkann che per il futuro ha in mente nomi illustri per i due comparti, calcio e corse. Magari un presidente come Alex Del Piero nel ruolo che nel tempo dello stile Juventus fu di Giampiero Boniperti, e Ross Brawn, già capo tecnico della scuderia di Maranello, per tornare a rivivere il tempo della golden age Ferrari con alla guida della Rossa il leggendario Michael Schumacher. Progetti e suggestioni emozionanti, se non fossero pensieri gelidi e congelati da tempo, di un giovane rampante, come il Cavallino di Enzo Ferrari, che ragiona da lupo di Wall Street pronto a sfidare in tribunale la madre, Margherita, che da figlia rimasta unica, non intende mollare il tesoro di famiglia ereditato dal padre, l’Avvocato, e gestito dai figli. Jaki fa l’americano, è nato a New York, e pensa il mondo dall’ultimo piano di un grattacielo della Grande Mela, ma non perde mai di vista le faccende della collina torinese e ha sempre il telescopio puntato sullo storico asse aziendale che dalla Mole porta a Maranello. John I punta deciso a diventare il sovrano unico, ma anche un po’ triste e solitario, come del resto è nel dna della famiglia che degnamente rappresenta.