Opinioni

Il direttore risponde. I film, le noncuranze e gli affari

Marco Tarquinio mercoledì 23 maggio 2012
Gentile direttore,
sono una studentessa universitaria e scrivo a proposito di un film da poco uscito nelle sale : "Hunger Games". Il trailer del film, come spesso accade, propone quest’ultimo come un’innocente pellicola fantasy per bambini, ma ciò che trovano nelle sale i più piccoli sono due ore di massacri perpetrati con violenza feroce e alla luce del sole tra adolescenti e bambini, anche piuttosto piccoli. Mi si potrebbe dire che pellicole di genere horror sono sempre esistite, anche molto più <+corsivo_bandiera>splatter<+tondo_bandiera> di questa, ma ciò che mi lascia esterrefatta è che questo film, come molti altri, non riporta alcuna indicazione di divieto né per i ragazzi non maggiorenni, né per i minori di 14 anni, al punto che in sala con me ho trovato, a causa del trailer menzognero e del mancato divieto, anche bambini di 5-8 anni! Non credo sia una questione di gusti riguardo ai generi cinematografici, o di maggiore-minore impressionabilità, ma penso che si tratti di una questione che debba preoccupare seriamente tutti. Le pubblicità del film parlavano addirittura di «una nuova saga per ragazzi»: si tratta quindi di educare periodicamente i bambini sul come si fa a uccidere un loro amico o fratello? Che dire poi a proposito di ciò che circola in tv all’ora della merenda o della cena: "Csi", un poliziesco, ha sostituito l’ora dei cartoni e alle quattro di pomeriggio una sit-com propone 2-3 omicidi violenti prima di iniziare con le consuete risate. In conclusione, la mia forte disapprovazione (e in ciò si unisce a me un cospicuo gruppetto di studenti universitari) si rivolge non solo alla strategica assenza di un’adeguata regolamentazione dei divieti sui film, ma anche all’incapacità di comprendere a cosa questa cultura può portare: bambini "abituati" alla violenza più efferata. E il vero problema è che questa "abitudine" non forma in alcun modo forza di carattere o una migliore capacità di reagire quando delle difficoltà si presentano realmente, ma alienazione e distacco dall’aderenza al reale, in un circolo vizioso che definirei a dir poco inquietante. La ringrazio per l’attenzione,
Silvia Crotti, Brescia
Lei, cara Silvia, spiega bene perché poco più di un mese fa (era il 15 aprile) abbiamo dato l’allarme sulle buone intenzioni di partenza (la denuncia di regimi illiberali e "spettacolari") e la pessima – e feroce – realizzazione di "Hunger Games". Quell’allarme l’avevamo ripetuto all’arrivo in sala, ennesimo avvertimento di una serie ormai lunga e che purtroppo sembra destinata a non finire. Alcuni di questi continui e noncuranti agguati affaristici riusciamo a sventarli (ottenere che sia posto un limite di età per la visione di un film non significa soltanto preservare i più piccoli in sala cinematografica, ma anche impedire che certi film vengano programmati in piena prima serata tv e, poi, magari siano pure piazzati in orari pomeridiani). In altri casi purtroppo non riusciamo a limitare gravi leggerezze e cinici danni. Ma non ci rassegniamo. Non si rassegni neanche lei. E visto che il suo cuore e la sua coscienza critica funzionano piuttosto bene, continui – mi raccomando – a tenere occhi aperti e cervello acceso. Il passaparola anche in questo caso può far molto: ci si "amplifica" a vicenda, e si resiste meglio alle stonature alla moda e alle peggiori derive... Un saluto e un grazie cordialissimi.