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Paese con tre governi. Lo Yemen a pezzi: anche i separatisti tentano il golpe

Federica Zoja mercoledì 31 gennaio 2018

Soldati sauditi a Marib. Sotto, miliziani del gruppo separatista del Sud (Ansa)

È di 36 morti e oltre 185 feriti il bilancio, provvisorio, degli scontri avvenuti ad Aden, città portuale yemenita, fra le forze lealiste del presidente Abd Rabbih Mansur Hadi e quelle secessioniste del Consiglio di transizione meridionale, cui fanno capo le tribù del Sud del Paese. La Croce Rossa Internazionale, che ha diffuso il tragico bollettino, non ha saputo precisare il numero dei civili coinvolti nei combattimenti, cominciati domenica 28 gennaio. In precedenza alleate di Hadi nel conflitto contro i ribelli sciiti Houthi, le forze politiche meridionali, guidate dall’ex governatore di Aden, Aidarous al-Zubeidi, hanno cercato di prendere il controllo della città portuale, dal marzo 2015 sede di presidenza e governo. Zubeidi, che chiede la rimozione del primo ministro Ahmed Bin Dagher e dell’intero gabinetto, da lui accusati di corruzione, ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, che pure sono stati fedeli alleati del Regno dei Saud nell’avventura bellica iniziata nel marzo 2015 a supporto di Hadi. Scontri violenti – che si sono interrotti solo nella serata di ieri con un cessate il fuoco accettato dalle parti – hanno visto il coinvolgimento di mezzi pesanti e artiglieria.

Citato dalla televisione panaraba al-Arabiya (finanziata da Riad), Hadi ha affermato che «ogni sfida alla legittimità (del suo governo) è un tentato golpe». Ieri mattina i miliziani secessionisti del Sud hanno iniziato un nuovo assedio del palazzo presidenziale, mentre l’ex governatore al-Zubeidi ha respinto l’invito a ritirare le proprie forze, arrivate nel frattempo davanti all’ingresso del complesso di Maashiq, nel distretto di Kriter. All’interno della residenza si trova anche il palazzo presidenziale. I secessionisti meridionali hanno il controllo di alcuni quartieri della città, fra cui il più grande campo militare delle Guardie presidenziali, nel distretto di Dar Saad (Nord di Aden), il cui deposito di armi e munizioni è stato fatto saltare in aria. Le forze lealiste hanno avuto la meglio, invece, nei quartieri di Kriter, Khurmaksar e nella zona di el-Arish, ad Est di Aden.

Non trova per il momento riscontro la notizia, riferita da fonti presidenziali, di un accordo politico tra le parti in conflitto, raggiunto durante una riunione alla presenza dei capi della Coalizione saudita. All’esecutivo, secondo i media arabi, potrebbe ora rimanere come unica alternativa la fuga verso Riad. Save the Children ha chiesto la fine immediata dei combattimenti che stanno impedendo all’organizzazione di portare aiuti salvavita ai bambini e alle loro famiglie. A causa dell’insicurezza nell’area, Save the Children ha dovuto cancellare il trasporto già pianificato di cibo e forniture mediche, così come sono state temporaneamente chiuse le cliniche mobili ad Aden e Lahj.

Nel frattempo, non si placano gli altri fronti della guerra civile yemenita: è di almeno 15 soldati morti il bilancio di un attacco sferrato da un commando di combattenti islamici contro un check-point nella provincia di Shabwa, nel Sud-Est dello Yemen. L’attacco, iniziato con un colpo di mortaio e seguito con raffiche di mitra, è stato messo a segno nella zona di Nokhan. Il posto di blocco era gestito da unità sostenute dagli Emirati. L’attentato non è stato finora rivendicato, ma le autorità puntano il dito contro la cellula locale di al-Qaeda, radicata nella vicina provincia di Abyan.