Famiglia

Società. Perché i legami familiari sono il bene sociale più prezioso

Ezio Aceti venerdì 1 marzo 2024

Che cos’è oggi la famiglia? C’è una definizione semplice in grado di esplicitarla? Spesso se ne parla, e forse anche troppo, solo quando è un luogo di incomprensioni, sofferenze e, peggio, luogo di violenza e delitti oppure, al contrario, quando è un rifugio, una comoda placenta. Si oscilla sempre tra una visione fosca e minacciosa di inferno domestico e una visione idilliaca di un paradiso di amore. Ma, al di là di ogni possibile definizione, occorre constatare che essa è la base del processo educativo. Sappiamo che il nucleo fondante di ogni società è la famiglia, intesa come luogo naturale dei legami e degli intrecci. Si nasce in famiglia, si tende verso la famiglia e spesso si muore in famiglia. Nonostante la crisi che naturalmente ha investito anche la famiglia, dobbiamo renderci conto che il cambio di paradigma dal due al tre in famiglia viene vissuto in maniera spontanea e naturale.

Il cambiamento nella famiglia

Dal Settecento sino a oggi la famiglia ha subito molteplici cambiamenti, passando dal modello patriarcale (nucleo esteso di persone che vivevano sotto la stessa casa), a quello “nucleare” o coniugale dei giorni nostri (…). Le questioni del senso del vivere, del bene e del male, della giustizia e dell’ingiustizia, venivano in qualche modo affrontati e partecipati, agevolando così l’apprendimento naturale di un sapere filosofico elementare che passava dai più anziani ai più giovani. Il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, l’etica primaria e molti altri valori esistenziali, insieme a tutte le implicanze sociologiche e morali, venivano insegnati dalla vita e dal tessuto familiare, garantendo così la trasmissione generazionale del tesoro filosofico concernente i beni civici ed etici del vivere.

La famiglia oggi e le sfide della modernità

Oggi non è più così. Sono cambiate, in pratica, le varie funzioni della famiglia, con grandi mutamenti, soprattutto sul piano educativo e relazionale. In primo luogo, si osserva una progressiva riduzione dei componenti con una conseguente diversità nelle implicanze educative. Se nella società patriarcale gli anziani avevano un peso educativo determinante nella vita sociale e familiare, oggi, nella società postmoderna, i nonni e gli anziani non vivono più con i nipoti. Anche i figli per coppia diminuiscono, con un conseguente aumento delle famiglie con un unico figlio. La dimensione sociale e relazionale intrafamiliare subisce uno scacco enorme con la riduzione e la scomparsa dei fratelli e delle sorelle, impedendo in questo modo una delle più importanti esperienze per l’essere umano: la fratellanza emotiva e affettiva. A questo proposito, si ricorda che l’Italia vanta purtroppo un primato negativo. È uno dei primi Paesi al mondo per il tasso di natalità più basso: appena 1,35 bambini per coppia.

Un altro aspetto di differenza con la famiglia patriarcale riguarda il significato della vita e della morte. Senza una base solida sul significato dell’esistenza, si rischia di precipitare nell’effimero, nella fugacità e nella caducità. Una volta la morte era un’esperienza partecipata e il dolore veniva in qualche modo vissuto da tutti i componenti. Ma oggi, chi parla più della morte o del bene e del male? Il famoso filosofo francese Paul Ricoeur (1913-2005) ammoniva la società perché non trasmetteva più ai bambini il senso del bene e del male, affermando che tutto ciò avrebbe pesato in modo indelebile sul futuro. Non è forse quello che è successo? Se il tempo che stiamo vivendo viene denominato come “l’epoca delle passioni tristi”, è senz’altro dovuto al fatto che la tristezza ha occupato lo spazio che una volta era riempito dal senso e dalla voglia di vivere, dalla passione per la giustizia e dal desiderio di un futuro migliore. Un altro aspetto caratteristico della crisi è correlato con la cura assistenziale agli anziani che, a seguito anche dell’evoluzione della medicina geriatrica, ha subito una profonda trasformazione. Infatti, come abbiamo già accennato, nella società patriarcale, la famiglia allargata partecipava attivamente all’assistenza dei propri ammalati e anziani, praticamente dalla culla alla tomba, con esperienze di solidarietà compassionevole profonda.

Oggi gli anziani vengono invece spesso istituzionalizzati in case di cura specializzate con alcuni benefici significativi in termini di cure assistenza specialistica, ma anche con costi economici non indifferenti. Naturalmente tutto ciò porta anche molti vantaggi in termini di allungamento della vita e di sollievo fisico, tuttavia gli affetti e la condivisione delle sofferenze vengono un po’ sacrificate, con la conseguente perdita dei legami familiari (…).

Cosa è successo? Perché? La risposta è semplice: perché l’uomo è andato in crisi! È andata in crisi la persona come realtà unitaria (…). Lo smarrimento della società contemporanea ha le stesse radici che determinano l’uomo spezzato e vuoto. L’espressione antropologico-etica di questa cultura postmoderna policentrica ed eccentrica è allora l’uomo in frammenti, vale a dire un uomo che non è e non si riconosce più come soggetto, come un’unità che renda coerenti le sue molteplici componenti ed espressioni. In questa complessità, la ricerca dell’apparire e del primato figurativo e immaginario risulta essere l’unica che regga alla logica della considerazione e del valore. Il fatto è che tutto ciò è un’illusione profonda, perché distoglie la persona da sé stessa, portandola verso una deriva nichilista e vuota. Perché l’essenza della persona sta nell’essere in sé, profondamente in armonia con il suo intimo, la sua interiorità. La società frammentaria porta l’uomo e la donna a essere frammentati non solo verso gli altri, ma soprattutto in loro. L’interiorità della persona è, infatti, strettamente legata alla sua verità, che, a sua volta, conosce il bene e il male attraverso l’educazione ereditata dai genitori. In questo scenario, allora, la famiglia riuscirà a essere sé stessa? Riuscirà a testimoniare in maniera decisa la forza dei suoi legami? E, inoltre, la famiglia è veramente il luogo di sperimentazione del cambio di paradigma dal due al tre?

Il disegno di luce sulla famiglia

Nonostante la crisi che ancora sussiste, occorre ribadire che la famiglia possiede in sé gli anticorpi per resistere e rigenerarsi (…). Filosofi, psicologi, pedagogisti danno definizioni diverse di cos’è oggi la famiglia; tutti concordano però sul fatto che essa è costituita da una serie di intrecci e di relazioni fra i vari componenti che entrano a vario titolo in comunicazione e dialogo fra loro. Questi scambi comunicativi avvengono a vari livelli: verbale, gestuale, non verbale, emotivo, affettivo, sessuale, ecc. All’interno della famiglia si struttura, quindi, un “modo d’essere”, un’atmosfera tipica di ciascun nucleo, che ne determina il senso e il significato. La famiglia risulta così costituita dai suoi membri che, grazie al continuo relazionarsi fra loro, presentano alcune caratteristiche. La famiglia allora è il modello, il prototipo del nuovo paradigma che si è proposto. Perché in famiglia è naturale vivere il nuovo paradigma, anche se essa evolve con l’evolvere sociale (…).

La dinamica educativa

L’essenza dell’uomo è il frutto dell’educazione ricevuta in eredità come espressione dell’amore dei genitori verso i figli e della società verso le generazioni. Questo amore educativo fa emergere nell’intimo dei figli e dei giovani la verità dell’essere come luce della coscienza innata. Insomma, il bene e il male sono inscritti nell’intimo della persona e la coscienza, affinché possa distinguerli, necessita dell’amore dei genitori. Con l’amore dei genitori, la coscienza matura e irradia l’intimo della persona, aiutandola a essere integra in sé stessa e con gli altri. La coscienza retta, dunque, è frutto dell’amore, di un amore disinteressato.

Diventare adulti significa anche imparare a non aver paura di una vicinanza con l’altro stabile e progettuale, fatta di pensieri e sentimenti da condividere. Diventare famiglia vuol dire imparare a elaborare con sufficiente serenità i conflitti che emergono, ritenendo un valore il legame che unisce le persone tra loro. Dipenderà dalle modalità relazionali prevalenti, dalla profondità degli scambi affettivi in famiglia, se in essa vi è la risorsa per superare le difficoltà che la vita presenta in ciascuna fase. E, tuttavia, in famiglia abbiamo sperimentato che, nonostante la stanchezza e la voglia di cedere al pessimismo, se sappiamo aprirci con intelligenza e volontà a chi abbiamo vicino o a quel compito concreto che ci spetta in quel momento, troviamo forze inaspettate per riprendere la via che rischiava di trasformarsi in palude (…).

La famiglia del futuro: una palestra di legami

Nonostante da ormai molti anni i rapporti sulle condizioni della famiglia in Italia dimostrino i momenti di crisi che sta attraversando questa istituzione, è necessario ricordare che la famiglia risulta essere il capitale sociale primario della società. È, infatti, nella famiglia che nascono la fiducia, lo spirito di collaborazione e la reciprocità verso gli altri. Ciò riguarda non solo i figli, ma anche gli adulti. È alla famiglia che si chiede di intervenire in situazioni di disagio sociale o di abbandono educativo (si pensi all’affido e all’adozione). Senza la famiglia non ci sarebbe neppure il capitale sociale di una comunità locale, in quanto è a partire da essa che si genera la coesione del tessuto sociale nella sfera del lavoro, della partecipazione civica, dell’impegno pro-sociale. La famiglia è in grado di rendere felici le persone. Fino a quando la famiglia è coesa e forte, la società risulta più solida e ricca di valori. Perciò, i legami all’interno della famiglia vanno in tutti i modi tutelati per permettere alla famiglia stessa di proiettare nella società il suo patrimonio culturale e solidale. Le analisi sociali condotte dai vari esperti di politiche familiari testimoniano, a loro modo, come il disfacimento della famiglia produca un abbassamento di impegno delle persone nel campo del volontariato e della solidarietà sociale. Sì, perché la famiglia è come una palestra dove si impara a vivere insieme, a tollerare le frustrazioni, a ricominciare nonostante gli sbagli, a credere al di là delle fragilità, a scommettere sul futuro. Insomma, più la famiglia si sfascia, maggiori sono le possibilità che anche la società si disgreghi.

Le politiche familiari, dunque, dovrebbero essere attente a tutelare nel migliore dei modi il bene prezioso della famiglia, con interventi attenti ai legami stessi dei vari componenti, con un maggior riguardo ai minori e ai più deboli. Un’attenzione che dovrebbe comprendere non solo la sfera economica (che, comunque, è una delle più significative), ma anche quella formativa ed etica. Nonostante le evidenti difficoltà nelle quali oggi la famiglia si dibatte, essa manifesta anche delle insospettate risorse. Sempre più spesso il matrimonio non è più la conseguenza logica di un percorso già tracciato da generazioni, ma diventa una scelta consapevole, date le molte incognite che oggi gravano sulle giovani coppie, espresse da interrogativi come: “Ce la faremo?”, “Il nostro amore saprà reggere l’impatto derivante dalle pressioni sociali?”.

Si profilano poi anche altri tipi di famiglia, dovuti all’incontro di mondi con culture e valori diversi. Questo comporta, per comprendersi, una maggiore fatica rispetto al modello al quale eravamo abituati per tradizione. Per affrontare e superare le tante difficoltà a cui le coppie oggi vanno incontro, è necessario sviluppare in famiglia la capacità di ricrearsi e di riformularsi, già a partire dall’iniziale costituirsi della coppia stabile alla ricerca di un progetto generativo, fino ai tanti successivi sviluppi della vita.

Le giovani coppie di oggi lottano per acquisire una maturità psicologica, in un periodo sociale dove è differita nel tempo la possibilità di un lavoro fisso e dove si è spinti a consumare le risorse economiche a disposizione per il soddisfacimento di bisogni personali. È per questo motivo che dovrebbe essere interesse di tutti, laici e religiosi, cristiani e non, agevolare la costituzione della famiglia nel migliore dei modi possibile. E, se il bene primario di ogni famiglia è costituito dai legami che si intrecciano al suo interno, è soprattutto nella cura di questi legami che occorre investire sin dalla più tenera età. Una famiglia che testimoni al bambino la preziosità e la bellezza dei legami come beni primari verso i quali occorre investire tempo in termini di responsabilità, rispetto e crescita, risulta, infatti, essere vincente per qualsiasi società. I legami familiari sono una sorta di fili che necessitano di essere continuamente intrecciati, al fine di renderli solidi e duraturi, per diventare così i nodi indispensabili al progresso sociale.

Le famiglie solide e coese sono, infatti, anche le più produttive di legami al servizio degli altri, in termini di solidarietà, altruismo, generosità. Perché la base dell’umanesimo è il legame. L’umanesimo è la faccia umana dei rapporti presenti all’interno di una società, la quale ha bisogno per reggersi di una solida rete di legami solidali fra i vari componenti da renderli maggiormente simili fra loro nonostante siano profondamente diversi. Insomma, riassumendo, potremmo dire che in questa società così complessa, c’è fame di legami duraturi, profondi e veri. Non viene messo in discussione, quindi, tanto il valore del legame, quanto la sua stabilità, la sua tenuta, la sua capacità di durare nel tempo (…).

La durata dei legami

Affinché un legame sia duraturo, occorre che i protagonisti siano ben coscienti delle implicazioni di un legame e delle regole che permettono a questo di perdurare e di approfondirsi. Il legame più importante fra gli esseri umani è sicuramente in assoluto quello familiare, quello che si viene a costituire fra un uomo e una donna che decidono di costituire una famiglia, rinunciando al loro modo di vivere abituale per intraprenderne un altro che reputano più importante e significativo. Con i problemi che devono affrontare oggi due giovani che decidano di formare una famiglia, dalla casa al lavoro, ne va da sé che diventa necessario che la società investa risorse per sostenere prima e dopo queste coppie, se vuole che il loro rapporto abbia una qualche possibilità di successo. È sicuramente un interesse sociale (e non solo personale dei due partner) avere famiglie con legami duraturi e profondi, perché, come abbiamo già affermato, dalla durata di questi legami deriverà un progresso in termini di umanizzazione della vita e dei rapporti. Ecco, dunque, perché dovrebbe essere interesse di tutti curare in modo particolare la formazione e la preparazione dei fidanzati o delle coppie che si apprestano a costituire una famiglia. Perché la durata di un legame non si inventa, ma è frutto sia di una formazione adeguata, sia di scelte costanti e quotidiane che devono essere supportate e sostenute costantemente.

La famiglia è la cellula originaria della vita sociale. È la società naturale in cui l’uomo e la donna sono chiamati al dono di sé nell’amore e nel dono della vita. L’autorità, la stabilità e la vita di relazione in seno alla famiglia costituiscono i fondamenti della libertà, della sicurezza, della fraternità nell’ambito della società. La famiglia è la comunità nella quale, fin dall’infanzia, si possono apprendere i valori morali, si può incominciare a onorare Dio e a fare buon uso della libertà. La vita di famiglia è un’iniziazione alla vita nella società. La famiglia, in sintesi, è l’humus della società, intendendo di tutta la società.

La famiglia è la prima agenzia educativa; a essa si sono affiancate numerose altre agenzie educative, come la scuola, la Chiesa, le varie associazioni sportive, ognuna con il proprio progetto educativo. Spesso i progetti educativi messi in campo sono disarmonici e poco attenti al valore integrale della persona.

Manca un progetto globale, che consideri la persona come un essere sociale in relazione con tutti, che necessita di crescere con esperienze che la rendano matura, positiva e solidale. Solo una sinergia strategica pedagogica, comune fra tutti i soggetti coinvolti, può essere foriera di modelli unitari ai quali i bambini e gli adolescenti possono fare riferimento nei loro processi di maturazione. Questa mancanza di un progetto globale e a lungo termine è spesso la causa principale dello smarrimento del nostro tempo.

La Chiesa, con le sue istituzioni, come le parrocchie, le associazioni e i movimenti; e la scuola con i suoi professori, alunni, personale tutto, sono luoghi di legami. Essendo luoghi di relazioni, anche la Chiesa e la scuola possono essere “famiglia”, se permettono di costruire legami come quelli di una famiglia. La famiglia è, infatti, il luogo dei legami, il luogo dove il paradigma dal due al tre è vivo più che mai, anche se talvolta si è “obbligati” a vivere solo in due sotto lo stesso tetto. Insomma, i legami sono il tre. Il nuovo paradigma sono i legami.

Da "Oltre. Dove sono i nostri figli" (Edizioni Francescane Italiane), pagg.104, euro 12