Chiesa

Cei. Gmg, il bilancio di Baturi: «Ora lasciamoci interrogare dai giovani»

Francesco Ognibene, inviato a Lisbona lunedì 7 agosto 2023

L'atrio di Casa Italia

«Il Papa ha rivolto tante domande ai giovani, lasciamoci interrogare dalla loro presenza. La Gmg non finisce qui a Lisbona: è necessario andare nel mondo, tornare nelle strade, continuare a lavorare e studiare con la certezza di un Amore che ci ha chiamato e consegnato il mandato di dire a tutti di essere amati». È il bilancio a caldo di monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei. In una nota diffusa dall’Ufficio Comunicazioni sociali della Cei, Baturi afferma che «la Chiesa deve andare, inquieta ma certa, verso Dio e verso gli uomini; la Chiesa ha bisogno di un nuovo annuncio che non può non camminare con i piedi e con il cuore di questi giovani».

Nello stesso comunicato la Cei offre qualche cifra sul prezioso servizio reso da Casa Italia ai 65mila giovani italiani iscritti alla Gmg. Nella scuola “prestata” dalla congregazione delle Suore Dorotee della Frassinetti la grande cappella ha ospitato decine di Messe dei gruppi che sono passati per trovare un punto di riferimento per ogni necessità.

«Centinaia di gruppi, migliaia di ragazzi arrivati a Lisbona da 180 diocesi per partecipare alla 37ª Giornata mondiale della gioventù hanno varcato la soglia di Casa Italia, in rua Artilharia – si legge nella nota Cei –. Ogni giorno dalle 9 alle 22 il “quartier generale tricolore” ha accolto i pellegrini italiani con i loro accompagnatori, fornendo informazioni, materiale e supporto, facendo fronte ad eventuali esigenze di tipo sanitario o burocratico, e diventando sempre più un punto di riferimento per tutti, Vescovi e giovani».

Il supporto di Casa Italia è stato a tutto campo: «Dal 1° al 6 agosto, il presidio medico, coordinato dal dottor Riccardo Cazzuffi, pneumologo degli Ospedali Riuniti Padova Sud “Madre Teresa di Calcutta”, ha dato assistenza a circa 200 ragazzi per un primo soccorso per lievi patologie. Grazie alla collaborazione con l’ambasciatore d’Italia in Portogallo, Carlo Formosa, è stato operativo anche un ufficio dell’Ambasciata, a disposizione di quanti avevano smarrito i documenti».

«Casa Italia non è un luogo di destinazione, ma piuttosto di sosta che, da una parte, ha la funzione concreta di rispondere a dei bisogni e, dall’altra, quella di essere un posto di scambio e incontro, nell’informalità». Lo afferma don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei. «Per i giovani, i capigruppo e i genitori che stanno a casa, sapere che esiste un luogo così è importante. È come un rifugio in montagna quando scoppia un temporale improvviso; è sapere di poter avere un tetto sulla testa, di poter contare su qualcuno che ti accoglie. I servizi di Casa Italia li abbiamo sperimentati e costruiti sul campo, un po’ alla volta, da Cracovia in poi, in base all’esperienza. Si tratta ormai di un modello, anche per le altre Conferenze episcopali».

Il comunicato diffuso dalla Cei il giorno dopo la conclusione della Giornata mondiale ricorda infine che «Casa Italia infine è stata la base dei media Cei – Avvenire, Tv2000 e InBlu2000, agenzia Sir – che, ognuno con il proprio stile e linguaggio, hanno offerto un racconto a 360° dell’appuntamento di Lisbona, sulla carta stampata, sui social, sul web, in tv e sulle frequenze radio». Una presenza fianco a fianco sul campo che ha fatto registrare una novità importante: «La circolarità vissuta dai nostri media è una ricchezza che aiuta anche a comprendere il ventaglio di possibilità con cui avvicinarsi alla realtà: articoli, servizi televisivi, lanci di agenzia... tutto concorre ad ascoltare e a raccontare – sottolinea Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali –. Una strada da percorrere con decisione per continuare a leggere con l’occhio della fede quanto avviene intorno a noi. È la sfida per il presente e la grande opportunità per il futuro».