Strani Giochi: Cortina scopre i vigili romani e l'America l'acqua calda

Olimpiadi e dintorni: dal traffico diretto da 48 agenti di Roma Capitale al reportage di Sport Illustrated che promuove l'Italia senza pizza e mandolino
February 18, 2026
Strani Giochi: Cortina scopre i vigili romani e l'America l'acqua calda
Il cane lupo che ha fatto irruzione sulla pista di fondo di cross-country in Val di Fiemme/ Maxim Thore/Bildbyran via ZUMA Press

Diario dai Giochi/13.

Ogni tanto bisogna obbligarsi a essere un po’ generosi con se stessi, almeno per non perdere l’abitudine. Così mi sono regalato mezza giornata “Olympic free”, di nulla assortito. Per provare a mettere insieme i pensieri sparsi di questi Giochi pieni di medaglie, esultanza, cadute e ghiaccio. Tanto ghiaccio, forse troppo. Al punto che a me ogni sera fa venire una voglia irresistibile di gin tonic.
L’altra voglia, che oggi ho assecondato volentieri, è quella di tornare a respirare l’aria pura di Milano. Che pura di certo non è, ma resta comunque mille volte meno inquinata di quella del centro di Cortina, dove – alla faccia del blocco stradale – in questi giorni c’è un traffico che nemmeno a Natale, con mandrie scatenate di tubi di scappamento per strada che i vigili urbani di Roma non riescono a tenere a bada.
No, il gin tonic non c’entra, è proprio così: sono 48 gli agenti di Roma Capitale ingaggiati per supportare il lavoro della Polizia Locale. Quando è uscito il bando, si sono candidati in 800, allettati dalla prospettiva di una trasferta di salute nelle Dolomiti. Ora sono qui, avvolti dal fumo delle auto e con le facce perplesse. Quasi come quelle di chi chiede loro indicazioni che, ovviamente, senza istruzioni specifiche e lontani dalla Tiburtina, non sono minimamente in grado di dare.
In attesa di sapere se Donald Trump planerà davvero sui Giochi per assistere alla finale per l’oro dell’hockey ghiaccio Usa, circostanza che mi pare verosimile come l’idea di aprire un chiosco di salamelle a Kabul, mi è capitata in mano una copia di Sport Illustrated, rivista americana che ha 1,3 milioni di abbonati in tutto il mondo. Nel suo speciale dedicato ai Giochi, afferma – bontà sua – di aver scoperto che l’Italia è un Paese molto diverso da quello stereotipato da pizza e mandolino. Nelle Dolomiti, il reporter Andrew Gastelum si è imbattuto nei saluti in tedesco, nella birra al posto del vino, nella selvaggina nel piatto, scoprendo con stupore che non si tratta di stranezze, ma di indizi di un mondo nuovo e di un nuovo mosaico di culture.
Fin qui, insomma, banalità assortite elargite a secchiate da un altro dei tanti scopritori di acqua calda. Più interessante il seguito. Dal punto di vista americano, l’operazione olimpica italiana viene letta come la correzione di un modello fallito: non ci sono – scrive Sport Illustrated con una certa generosità – cattedrali nel deserto, nessuna concentrazione artificiale, nessuna forzatura urbanistica. L’idea delle sedi di gara sparse dove esiste una tradizione per la neve viene interpretata come un gesto di maturità. Non uno spettacolo imposto al territorio, ma un territorio che detta il ritmo allo spettacolo. Con il nostro Paese che appare come un laboratorio possibile per il futuro olimpico.
L’America insomma alla prova dei fatti ci promuove lanciando un messaggio che mi pare parecchio semplificato e non del tutto vero, ma che regge quando afferma che si può tenere insieme modernità e profondità storica, improvvisazione e programmazione. E che l’Italia riesce a essere credibile quando smette di recitare sé stessa. Quando accetta di mostrarsi incompleta, multilingue e irregolare. Anche se un piatto di canederli con panorama sui gas di scarico a 30 euro dovrebbe autorizzare a chiamare i carabinieri. Ma questo è un altro discorso.

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