Roma capoccia ora sfida l'Inter double. La Juventus di Spalletti vada ad aggiornarsi da mister Aquilani
Sabato le due capoliste si affrontano all'Olimpico nel primo match-scudetto. Il Sassuolo apre la crisi dei bianconeri, al Milan è tutto da rivedere dopo quei primi 45 minuti horror con la Lazio di Gattuso

Roma capoccia prova a tenere testa all’Inter double (a caccia di scudetto bis e con una rossa che contempla due squadre). I giallorossi di Gasperini passeggiano a Torino contro i granata di Abate e fanno strike: 4 vittorie su 4 con l’olandese segnante Malen che firma il 6° centro in 360 minuti. Con un gol all’ora del suo bomber, la Roma torna a sentirsi magica. Ma c’è da fare i conti con la Chivu band che con la bestia nera di San Siro, l’Udinese, concede qualcosa in difesa incassando 3 gol ma ne realizza 5 con un attacco esplosivo in cui Lautaro Martinez può tranquillamente assistere dalla panchina allo spettacolo pirotecnico dei goldenboys interisti Bonny e il pulcino Pio Esposito pronto per la Nazionale di Mancini, ma prima ancora per il big-match di sabato pomeriggio all’Olimpico, Roma-Inter.
A proposito di Nazionale, siamo all’azzurro quasi tenebra. Il Mancio aveva già preconvocato Daniel Maldini e il figlio del divo Paolo, cassato dalla Figc per lo “scandalo Pirlo”, incappa in un altro scivolone mediatico. Daniel dopo essere finito in fuorigioco per l’inchiesta sulle "squillo e i calciatori", nella notte in cui festeggiava il gol-vittoria del suo Cagliari (gol dell’ex all’Atalanta) va a sbattere al volante della Porsche nel cuore della notte della movida milanese risultando positivo all’alcol test della Polizia. Il Cagliari riaccoglie il figliol prodigo nell’Isola sottoponendolo a ulteriore test tossicologico: negativo. Ma il dottor Lamberto Boranga, ex portiere di Serie A alla Fiorentina e al Cesena anni ’70, ci ricorda sempre che dopo 48 ore ogni traccia di stupefacente scompare nel sangue e quindi sarebbe opportuno sottoporre la nuova leva calcistica di Serie A, molto a rischio dipendenze, all’esame tricologico.
Impossibile eseguire test del capello su tipologia di uomo di calcio come “testa lucente” Luciano Spalletti che invece alla Juventus perde la testa e non tanto quella della classifica, ma nel senso che ha smarrito il filo logico della conduzione tecnica. La sconfitta di Sassuolo, clamoroso al Mapei (3-2), nasce da due topiche ancora più clamorose commesse da Luciano da Certaldo e i suoi fidi collaboratori. La prima topica: l’uomo della provvidenza, il funambolo kosovaro-albanese Edon Zhegrova depennato dalla lista dei convocabili in Europa League entra e segna una doppietta che quanto meno avrebbe garantito un pareggio in rimonta. La seconda debacle è che il pari e patta viene smontato dal montenegrino Vasilije Adžić, classe 2006, gioiello cresciuto alla Juventus Next Generation, sacrificato da Spalletti per far posto a Nick “piede freddo” Woltemade, un colosso d’argilla (scaricato in prestito dal Newcastle) che nelle prime due uscite è parso un palo piazzato davanti alla porta avversaria. Altro che "Gigante di Brema". Juve molto rivedibile, quanto il Milan che nel match contro la Lazio dell’ex bandiera Rino Gattuso ha rischiato l’imbarcata nei primi 45 minuti (parziale di 2-0 per i Ringhio Boys) con rimonta spettacolare nella ripresa affidata alla grinta e il piedino ispirato del belga lusitano Diego Moreira, gettato nella mischia da mister Amorim giusto in tempo per evitarsi la prima contestazione stagionale a Milanello. Se Juve e Milan devono cambiare passo, al Napoli il “cortomusismo” di Allegri, che ringrazia l’intelligenza naturale di Lobotka, ha rimesso in corsa una squadra che tra infortuni e incertezze di prospettiva rischia di rimanere fuori dal gruppo per la corsa scudetto dove si conferma la presenza del Como settebellezze che ora può anche puntare sull’ex viola Kean.
Alla Fiorentina lo sperperatore del mercato, il ds Fabio Paratici, dopo aver tentato di ingaggiare qualsiasi allenatore con pedigree vincente (a cominciare dall’amico Antonio Conte: ma poteva uno juventino midollare finire nella tana del nemico gigliato?) ha ripiegato sull’usato sicuro: panchina riaffidata all’aggiustatore Paolo Vanoli che al debutto a Venezia ha subito rigenerato squadra e talento. A cominciare da quello più fulgido dell’argentino Mastantuono. Il 19enne crack del River Plate arrivato a Firenze con un obiettivo: rilanciarsi dopo la stagione nera con la camiseta blanca del Real Madrid. Così, dopo l’eclisse parziale sotto la gestione Grosso, Mastantuono è ripartito con una tripletta che ha fatto salire l’acqua alla gola di Stroppa che è ancora a quota zero con il neopromosso e fragile Venezia. Panchine scricchiolanti al Genoa, Monza, Parma e soprattutto a Bologna, dove un solo punticino in 4 partite raccolto dal paisà Mimmo Tedesco fanno rimpiangere i tempi d’oro del belgioco sotto le Torri di Thiago Motta e soprattutto l’ultima stagione da vincenti al Dall’Ara dei rossoblù di Vincenzo Italiano. Come passa il tempo, e ha ragione il tecnico rampante del Sassuolo Alberto Aquilani quando gli adanitici gli fanno notare che, secondo loro, nel suo modo di allenare c’è tanto della lezione di Spalletti che lo ebbe come giocatore alla Roma: «Parliamo di vent’anni fa, il calcio nel frattempo si è evoluto». Giusto prode Alberto, panta rei anche in questo pazzo mondo del pallone.
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