Il primo urlo dell'Inter: con il tifoso Leonardo ha già conquistato lo scudetto del cuore

Leonardo Bove, il 16enne scampato al tragico rogo di capodanno a Crans-Montana, è tornato a San Siro per la prima della sua squadra del cuore
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August 24, 2026
Il primo urlo dell'Inter: con il tifoso Leonardo ha già conquistato lo scudetto del cuore
Il 21enne attaccante dell'Inter e della Nazionale Pio Esposito, autore di una doppietta contro il Monza nella prima gara di campionato (foto AFP)
E’ ricominciato l’ultimo rito laico capace di unire un Paese sempre più diviso, il campionato di calcio. Bar Sport già in azione su tutto lo Stivale con commenti più o meno avvelenati subito dopo la prima. Luci a San Siro, perché la squadra da battere resta sempre la stessa, l’Inter. Per fermare i campioni d’Italia, le pretendenti al titolo, il Napoli di Allegri, il Como di Fabregas, la Roma di Gasperini, la Juventus di Spalletti, l’Atalanta di Sarri, e se volete per onor di titolo nobiliare mettiamoci anche il Milan di Amorim, dovranno dannarsi l’anima e forse non basterà per strappare il tricolore dal petto della squadra di Chivu.
Un bolide l’Internazionale che cala il poker al Monza (4-1) con la sua formazione da resto del mondo, in cui, per fortuna, c’è anche qualche sprazzo d’azzurro senza tenebra, come l’ex “pulcino” Pio Esposito che si ripresenta alla Scala del calcio con una doppietta che manda in visibilio il popolo interista e che rincuora il ct della Nazionale Roberto Mancini. Il “Mancio” di ritorno dovrà lavorare duro e di fantasia per ricostruire quel che resta della meglio gioventù italiana. Il materiale a disposizione è di appena 60 azzurrabili tesserati in Serie A, sottolineo 60 calciatori italiani in un mare di stranieri che aumentano ad ogni mercato grazie al potere illimitato dei piazzisti del sistema, i procuratori.
Complici ovviamente i presidenti ricchi e non sempre scemi, le rose dei club italiani si riempiono ancora di presunte stelle venute da lontano che il più delle volte si rivelano dei bluff tecnicamente parlando ma che al contempo garantiscono la finta prosperità dei bilanci, sempre in rosso, e ottimi affari sul fronte delle plusvalenze e dei maneggi finanziari. Ma non cominciamo subito con il piedino sbagliato, tipo il Var che commette la prima topica stagionale a Marassi in un Genoa-Napoli 0-2 che fa masticare amaro De Rossi tecnico del Grifone scippato. Lanterna spenta sul gol di De Bruyne che segna aiutandosi con uno spintone da rugby ai danni di Vasquez. L’arbitro Orsato dorme o non vede, l’occhio di falco tecnologico neppure, ed ecco consegnato agli archivi il primo errore macroscopico della stagione.
La rete del giovane Vergara, speranza azzurra partenopea e anche della Nazionale, mitiga in parte il calice amaro di un calcio miope nonostante le doppie lenti della moviola in campo e che penalizza puntualmente i più deboli, in questo caso il Genoa. Per fortuna torna il sorriso sotto le luci di San Siro ed è il sorriso giovane di Leonardo Bove, uno dei sopravvissuti al tragico rogo di capodanno a Crans-Montana che ha causato 41 morti. Bendato, per proteggere le tante ferite che hanno segnato il 50% del suo corpo, il 16enne tifoso speciale dell’Inter, dopo sei mesi passati tra la corsia e la sala operatoria del Niguarda è tornato alla vita, è tornato a gioire e a tifare la squadra del cuore allo stadio.
Un desiderio, quello del ragazzo milanese che fino al terribile incidente giocava nella Scarioni, realizzato dopo aver scritto al vicepresidente dell’Inter Javier Zanetti che, per due volte, gli aveva fatto visita quando era ricoverato in ospedale. Il rovescio dei ruoli che solo la magia del calcio può compiere, ora la bandiera “Pupi” Zanetti è un suo tifoso, e Leonardo racconta come è nata la sua giornata particolare a San Siro: «Ho scritto a Zanetti per chiedergli se potevo assistere alla partita con il Monza e lui dopo 20 minuti mi ha risposto per invitarmi allo stadio. Mi aveva promesso che mi avrebbe portato a San Siro ed è stato di parola: sono andato con mio padre e mio nonno, due veri interisti, e naturalmente lì ho riabbracciato “Pupi”». Nei giorni bui della lunga e delicata ripresa, Leonardo aveva ricevuto la visita in ospedale anche del presidente dell’Inter Beppe Marotta del dottor Piero Volpi e delle vecchie glorie nerazzurre Beppe Bergomi e Francesco Toldo.
L’Inter non lo ha mai lasciato solo e di questa splendida giornata a San Siro Leonardo non dimenticherà il saluto dei suoi due idoli, Barella e Dimarco: «Quando li ho visti, il cuore ha cominciato a battermi a mille: ho anche un video del loro arrivo, registrato di nascosto da mio fratello. Si sente il dispositivo che controllava i miei battiti iniziare a suonare perché la frequenza cardiaca schizzava». Questo è davvero il bello del calcio, che a volte, come ci ricorda Leonardo coincide anche con il ritorno alla vita: «Sono rinato quando finalmente ho ricominciato a camminare. È stato il mio scudetto. La mia Champions. Oggi mi sento ancora più appassionato, ho ancora più voglia di calcio. Mi piace pensare di stare in una squadra più grande: con me hanno giocato gli infermieri e i medici, che ringrazierò per la vita. E i miei amici di sempre che, nonostante avessero tante cose da fare, cercavano sempre di trovare il tempo per raggiungermi e passare con me anche un intero pomeriggio. No, non mi sono mai sentito solo». Palla al centro, che la vita, come il gioco, continui.

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