Inter, occhio al Como del dandy Cesc e alla Roma di super Malen
Fabregas a Napoli vince il duello con Allegri. Sei in vetta, ma la capolista a sorpresa dopo due giornate è la Lazio di Gattuso: i “Ringhio Boys” vincono nell’Olimpico sempre più deserto

Siamo alla seconda di campionato e lo diciamo sottovoce, per pudore, per non fare la figurina o figuraccia degli adanitici (categoria “protetta” di quelli che cambiano opinione su fatti, personaggi e calciatori tra un tempo e l’altro della stessa partita): ma se fosse il Como a vincere lo scudetto 2026-2027… Non succede ma se succede, dicono i romanisti che sognano anche loro in tricolore con super Malen: 5 gol in due giornate. «E potevo farne molti di più», proclama con sicumera l’olandese segnante che trascina i giallorossi di Gasperini al secondo poker di fila (Fiorentina e Lecce) che vale la vetta, in condominio con un sestetto come vedremo. Un quarto scudetto romanista farebbe rumore, ma mai quanto quello della favola Como. Con i lariani scudettati sarebbe il ritorno della provincia sul trono, vedi l’Hellas Verona del compianto Schopenhauer Osvaldo Bagnoli. Il Como degli indonesiani però per scapigliatura in campo, per fosforo e fantasia ricorda più la Sampdoria del presidente Mantovani e dello zio Vujadin (Boskov) che si affidava al talento e al coraggio dei “gemelli del gol” Mancini e Vialli. Alla seconda il grande Cesc vestito da Gatsby, pantalone bianco da dandy su maglioncino estivo cucinellato per entrare a corte dell’imperatore Maradona, fa subito saltare il banco di Napoli. E il vecchio conte Max Allegri questa volta deve arrendersi allo strapotere dell’ex pivello catalano, diventato hidalgo massimo dei mister della Serie A, assieme al vecchio e canuto Gasperson di Trigoria. La band comasca trascinata da mister fantasy Nico Paz e dai cecchini puntuali Douvikas e Baturina mandano al manicomio il Napoli tante pretese che dovrà faticare più della passata stagione per far tornare i conti senza Conte. Intanto il Como delle prime (piccole) donne crescono avanza dalla seconda fila ed è pronto anche per il debutto in Champions.
Lì tra le grandi d’Europa mancherà proprio il Milan che fu di Allegri e il Max al momento, lo sottolineiamo, appare un po’ spento nonostante sia finito sotto il vulcano. Al Milan non rimpiangono l’Acciughino, mentre tutti ancora piangono il “Kaiser” Franco Baresi, l’eterno Capitano rossonero omaggiato con la sua n. “6” deposta dal figlio Gianandrea tra le lacrime fraterne di Daniele Massaro e di tutto lo stadio Meazza. Dal pianto all’invettiva popolana il passo è breve. Gli adanitici rossoneri subito all’opera nel dare del “brocco” da Ippodromo di San Siro e dell’indegno di giocare con la n. 9, che fu dell’olandese volante Van Basten, al bomber lusitano Gonçalo Matias Ramos. Sono bastati due gol sbagliati dallo sciagurato Ramos nel primo tempo contro il tenace e generoso Venezia, che tutte le teletrash locali hanno cominciato ad aizzare le zanzare tigre da tastiera che condannavano senza appello il mite Gonçalo. L’attaccante, mentre tentava di riparare il danno, veniva apostrofato, dai più educati, come “scarto del Psg” e “scarpone d’oro” (il Milan in effetti lo ha pagato a peso d’oro, 74 milioni di euro più bonus). Poi come il sole all’improvviso, il gesto più difficile di una serata, altrimenti da incubo: diagonale velenoso di Ramos che trafigge il bravo e incolpevole figlio d’arte Stankovic estremo difensore della Serenissima. E torna il sereno e le luci di San Siro, stadio, che illuminano d’incanto l’ex brocco Gonçalo eletto bomberone degnissimo della 9 e di tutto l’amore del mister Amorim più à quello dell’ipocrita e ravveduto popolino.
Sarà dura invece convincere il popolo viola della scelta fatta in estate: panchina dei gigli mosci salvati faticosamente dal vivaista Vanoli affidata all’ex eroe mondiale del 2006, Fabio Grosso. Le prime due prove della sua Fiorentina sono da bocciatura secca: 7 gol subiti (0 realizzati), 4 all’Olimpico contro la Roma, e udite udite, 3 incassati nel cantiere permanente del Franchi (tempi di consegna neanche per il Campanile di Giotto, giugno 2029) dal neopromosso Frosinone dello stupefatto Alvini. Le comiche, con protagonista il sorprendente Raimondo, senza Sandra, che firma una doppietta storica per sé e per i ciociari che sbancano Firenze proprio nel giorno in cui E’ qui la festa. Cento anni di ingratitudine viola brindando con le vecchie glorie come Rui Costa e Batigol Batistuta, ricordando capitan Astori e ritirando la maglia n. “10” di Giancarlo Antognoni. Ma il calice è quello amaro della sconfitta, e a nulla è servito l’entusiasmo giovanile del neopatron, Joseph Comisso. Per i fiorentini bischerizzati il figlio di Rocco Commisso è il “fratello” calvo di Leonardo Maria Del Vecchio, ma il buon Joseph è commovente nel suo speech in calabroyankee in cui tenta di seminare amore e riconoscenza: «La nostra responsabilità è dare al popolo di Firenze qualcosa in cui credere, la Fiorentina deve far sognare Firenze».
Per ora più che sognare a Firenze pensano che il colpo Grosso l’abbia fatto il Sassuolo. Senza nostalgie la famiglia Squinzi ha salutato e ringraziato il Fabio di Berlino e ha puntato tutto sull’emergente Alberto Aquilani, il quale sembrava essere il predestinato a guidare i viola, visto che prima dell’annata magica di Catanzaro si era formato alla guida delle giovanili della Fiorentina, dall’Under 17 alla Primavera. A Sassuolo non piansero neppure quando andarono via Allegri e De Zerbi, figurarsi per Grosso, quindi sotto con il nuovo ciclo Aquilani che può contare sulla solita pattuglia di “saranno famosi” più il carisma silente e la tecnica sopraffina della bandiera neroverde Mimmo Berardi.
Uno come Berardi anche a 32 anni potrebbe stare in una big, minimo alla Juventus, che a dire il vero in passato c’aveva anche fatto un pensierino, ma poi ha ripiegato sul razionalismo dell’ex Sassuolo Locatelli, che non sempre fa le cose per bene. La Juve spallettiana è al comando con l’Inter che la sfanga a Cagliari di corto muso, con la Roma e con il Milan, l’Atalanta fortunella del subcomandante Sarri che aggancia la sua ex, la Lazio, prima a sorpresa. Le prime cinque in testa sono tutte fuori serie da rodare e da verificare entro le prime dieci tappe di questo torneo di corsi e ricorsi. Tipo il ritorno in panchina di Rino Gattuso che alla Lazio non ha bandiere e neppure il supporto della sua gente. All’Olimpico lo sciopero dei tifosi prosegue civilmente ad oltranza, eppure Gattuso fa di necessità virtù e i suoi Ringhio Boys biancocelesti lo ripagano centrando un favoloso due su due: dopo il Bologna vincono anche contro il Genoa di De Rossi (ancora a quota 0). Sei punti che portano la firma di un cavallo di rientro, i gol vincenti dell’ex promessa delle giovanili laziali Davide Frattesi che con il due su due personale mostra il suo biglietto da visita al ct Roberto Mancini per la prossima convocazione in Nazionale.
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