La Serie A non piace a Capello. Eppure balla, con il tango degli argentini

Lautaro Martinez e Soulé fanno volare Inter e Roma. Dietro di loro il Como dell'altro argentino Nico Paz, uno dei rari "10" degno di tale maglia. Al calcio italiano manca un Kimi Antonelli in campo
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September 7, 2026
La Serie A non piace a Capello. Eppure balla, con il tango degli argentini
Il n. "10" del Como e nazionale argentino Nico Paz, protagonista assoluto della vittoria dei Lariani contro il Genoa (1-4) a Marassi (foto Reuters)
Ieri, la Serie A la trovava «non allenante» per competere con le big d’Europa, oggi, causa la morbidezza degli arbitri “defischializzati” gli appare come una «serie B inglese». E’ il giudizio granitico e tranchant di Don Fabio Capello, al quale questo calcio italiano non piace, e da parecchio tempo e lo rimarca dalle paytv che lo ospitano e lo fa con un snobismo molto british. Certo, uno che ha guidato, con merito e relativo successo, il Milan berlusconiano e poi il Real Madrid, più la Nazionale dei tre Leoni, dover assistere alle penose repliche settimanali della miseranda Serie A comprendiamo che è come chiede a un abbonato alla Scala di andare ad ascoltare un concerto della filarmonica di Sorso (mi scuso subito per la citazione bonipertiana: «Ti mando a giocare nel Sorso!» minacciava il presidente Boniperti tesserati juventini non all’altezza di stare a corte della Vecchia Signora). Capello però stavolta punta il dito contro la gestione arbitrale, che, da quando è passata sotto il neodesignatore Daniele Orsato ha preteso che i suoi direttori di gara lascino più spazio al gioco e alla fantasia, evitando di fischiare i contatti leggeri e cercando di ridurre l’intervento della tecnologia ai casi davvero necessari. Quindi, nessuno. “Zero rigori e zero Var” sarebbe l’obiettivo dichiarato, anche in accordo con la Lega di Serie A, almeno nelle riunioni prima del calcio d’inizio della stagione 2026-2027. Ora resta da verificare se il proclama di Orsato reggerà fino alla 38 ª giornata. Per ora in A dopo 270 minuti siamo a quota 0 rigori (mentre scrivo devono giocare Cagliari-Lecce e Udinese-Lazio, speriamo che non si calci dal dischetto, penserà Orsato) e viene il sospetto che in campo come in sala Var, per incanto, siano spariti anche quei “rigorini” che fino alla scorsa primavera facevano dannare l’occhio di falco del decano degli arbitri, Paolo Casarin (da leggere e rileggere il suo Vita e pensieri di un arbitro – Rizzoli -). Da un eccesso all’altro, siamo italiani. “Ho perso il trend” direbbe il tandem satirico della vecchia Radio Rai, Ernesto Bassignano-Ezio Luzzi. Così dopo la sparizione dei simulatori scopriamo il clamoroso ritorno della "linea verde", che di fatto poi da noi non si ricorda dai tempi di Rivera.
L’età media dei calciatori è scesa di 1 punto: da 26,54 a 25,57 anni, con già 14 under 20 che hanno fatto il loro miracoloso debutto in A. Non fa parte dei 14 esordienti quell’Alphadjo Cisse, classe 2006, che la prima presenza in A l’aveva fatta nel Verona quando era appena maggiorenne ma poi è dovuto ripartire dalla B, dal Catanzaro, prima di tornare alla casa madre di Milanello. Due gol in tre partite per Cisse e quello segnato alla Juventus stava per regalare al Milan una vittoria che l’avrebbe portato in vetta con l’Inter e la Roma. Gatti ci ha messo lo zampino (al 92’) ed è finita 1-1 allo Stadium. Juve e Milan per ora agganciano solo il Como settebellezze del dandy Fabregas che a Marassi ha asfaltato il piccolo Genoa di De Rossi ancora a quota zero punti, assieme al neopromosso Venezia e alla catastrofica Fiorentina. Come previsto, salta la panchina viola: via Fabio Grosso e chiamata d’urgenza all’aggiustatore, anzi al salvatore della Fiorentina della passata stagione, Paolo Vanoli. Domanda annosa, ma spontanea quanto quelle di mastro Lubrano: ma i presunti grandi dirigenti, i manager e i maneggioni del mercato non li esonerano mai? Mister Paratici ex Juve ed ex esule a Londra, dove ha fatto le sfortune del Tottenham che paga ancora, a livello tecnico anche il nuovo manager italiano De Zerbi (l’erede di Guardiola? Mah, 1 punto in tre partite con i milionari “Spurs”) non ne sta azzeccando una da quando è arrivato a sciacquare i panni in Arno. Ridateci quei direttori sportivi artigiani del pallone, senza macchia e senza scheletri nell’armadio, come Pantaleo Corvino, che, dopo aver fatto grande il piccolo Lecce, portò talenti al Franchi e milioni nella casse della Fiorentina.
Tornando come un Brunetti alle cronache di spogliatoio, per ora il trend dice che il tango argentino premia Inter, Roma e Como. Il “Toro scatenato”, quando vuole e quando sa, Lautaro Martinez, trascina l’Inter alla clamorosa remuntada, da 0-2 a 3-2 contro un Napoli distratto e molto allegro solo in difesa. «Il calcio lo ha inventato il diavolo» soleva ripetere Max Allegri quando era al Milan (lo ricorda il suo ex allievo rossonero Gabbia), ma a San Siro contro l’Inter e una settimana prima al Maradona con il Como, si sarà reso conto che il calcio vincente in questo momento l’hanno congeniato bene i diabolici Chivu e Fabregas. L’anti-Inter sembrerebbe la Roma di Gasperini che con gelida vocina sconfigge il suo passato, l’Atalanta. Il subcomandante Sarri, ex cuore Lazio, si arrende all'Olimpico alla rimonta giallorossa che sorpassa (2-1) grazie al passo doble firmato dall’argentino Soulé. Uno come Gasperson che nel 2024 è stato capace di condurre l’Atalanta alla vittoria dell’Europa League secondo voi non è in grado di stupire ancora e di riportare lo scudetto nella Capitale? L’ultimo ad esserci riuscito nell’impresa del tricolore a Trigoria, anno di grazia 2001, fu proprio Don Fabio Capello, il censore massimo della Serie A. Era la Roma di Totti e oggi in un calcio italiano disperatamente a caccia di talenti e di campioni veri, l’unico che per spirito da fuoriclasse si avvicina al “Pupone” (ormai prestato al basket, farà l’advisor della Maxima Roma: qualcuno gli spieghi il significato di “advisor”) è l’euclideo fosforeggiante Nico Paz. Il Nico lariano è uno dei rarissimi “10” della Serie A degno di tal numero stampato sulla schiena. Ma con Lautaro e Soulé, Nico Paz fa parte del “clan dei tangheri” (tanta grazia per il ct argentino Scaloni), però noi amanti del calcio di poesia lo tifiamo con la stessa ammirazione che proviamo per Kimi Antonelli, che correrà anche per i crucchi tedeschi della Mercedes, ma almeno è un fenomeno nostro (come Sinner), un italiano vero. Perciò il problema, caro Capello, non sono gli arbitri che non fischiano più, ma di un Kimi Antonelli o di un Sinner nel calcio che faccia tornare a parlare di noi e della Serie A.

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