Ditonellapiaga, "Miss Italia" è l'album del riscatto
La cantautrice arrivata terza a Sanremo con "Che fastidio!" pubblica il nuovo album: «Non mi sono mai sentita vincente, ma sono rimasta fedele a me stessa»

A Sanremo ci è arrivata senza cambiare pelle. E proprio restando fedele a se stessa, Ditonellapiaga ha conquistato il terzo posto con Che fastidio!, brano che da settimane domina l’airplay radiofonico. Un risultato tutt’altro che scontato per una cantautrice che, fino a poco tempo fa, si era sentita chiedere di modificare persino il nome d’arte, ritenuto poco in linea con la sua immagine, e di ammorbidire un percorso musicale giudicato troppo fuori dagli schemi.
Ora arriva la risposta più netta: Miss Italia, il nuovo album uscito ieri, è un lavoro che si muove tra fragilità e consapevolezza, trasformando crisi e smarrimento in materia creativa. Non senza qualche ombra: sul titolo pesa infatti una disputa legale con lo storico concorso di bellezza, emersa proprio durante il Festival di Sanremo. «Non so se il disco potrà continuare a chiamarsi così, ma spero che tutto si risolva», ha spiegato l’artista.
Al di là della vicenda giudiziaria, Miss Italia resta però un manifesto personale. «Parla del mio rapporto con i canoni, con l’idea di essere sempre perfetti. Io non mi sono mai sentita una vincente», racconta. Nel brano che dà il titolo al disco, la “miss” non è un modello da inseguire ma una figura da mettere in discussione: non tanto sul piano estetico, quanto su quello sociale.
Il progetto, scritto con Alessandro Casagni, nasce come un confronto diretto con se stessa. Una linea che attraversa tutte le dieci tracce, tra sonorità elettroniche e aperture pop-dance, con un tono spesso ironico e teatrale. Un equilibrio non scontato, che conferma quella doppia anima – tra mainstream e ricerca – nella cantautrice: capace di muoversi tra leggerezza e profondità senza perdere identità.
Questa tensione emerge anche nei temi. L’apertura con Sì lo so è una dichiarazione diretta, quasi disarmante. Tropicana Hotline riflette sul cortocircuito del gossip e della sovraesposizione, mentre Bibidi bobidi bu racconta l’incertezza delle scelte. Con Hollywood il tono si fa più sospeso, tra pianoforte e archi, segnato da una disillusione che non rinuncia alla delicatezza. Le brave ragazze recupera invece gli anni del liceo, trasformandoli in un inno alla normalità fuori dagli stereotipi.
Al centro resta il tema dell’inadeguatezza, che diventa chiave di lettura anche del percorso artistico. «Mi sono sempre sentita a metà tra pop e indie. A un certo punto mi è stato chiesto di scegliere, ma io volevo restare in questo spazio», spiega. Una tensione risolta, almeno in parte, attraverso un lavoro personale più profondo. «Questo disco è stato una terapia. Ho capito di avere un rapporto complicato con il giudizio, di chiedermi sempre cosa potesse piacere agli altri. Ora provo a partire da me».
Ne nasce un’idea di autenticità che passa anche dall’imperfezione: «Mi sento vera quando sono ironica, teatrale, anche esagerata. Quando ho cercato di essere normale, mi sono sentita meno autentica». Una posizione che si riflette anche nelle scelte pubbliche: la partecipazione a iniziative su temi sociali e politici non nasce da una scrittura militante, ma da una responsabilità personale. «Se posso usare la mia voce, lo faccio».
Dopo l’esperienza sanremese, lo sguardo è già rivolto al palco. L’estate 2026 la vedrà protagonista nei principali festival italiani, con un live pensato sempre più come spettacolo, tra musica e componente visiva. Due anche le date autunnali nei club: il 27 novembre a Roma e il 30 novembre a Milano.
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