«Arianna a Nasso» dopo 35 anni a Roma: Strauss fra proteste e applausi

In scena al teatro Costanzi “Ariadne auf Naxos” che canta la «arte santa» della musica. I lavoratori sul palcoscenico per contestare tagli e futuro delle fondazioni liriche. Promossi cast, regia e direzione d’orchestra. Il duello fra i tre soprani protagonisti della storia
March 6, 2026
«Arianna a Nasso» dopo 35 anni a Roma: Strauss fra proteste e applausi
Il prologo di “Ariadne auf Naxos” in scena all'Opera di Roma / Fabrizio Sansoni-Opera di Roma
«Heilige Kunst», la definisce il Compositore. «Arte santa», anzi la «santa fra le arti», dice e canta riferendosi alla musica. Compositore con la C: perché è uno dei personaggi di Ariadne auf Naxos” (Arianna a Nasso), il capolavoro di Richard Strauss che torna dopo 35 anni all’Opera di Roma (in cartellone fino al 10 marzo). Titolo che esalta la sacralità della musica capace di «raccogliere ogni idea di ardimento come i cherubini intorno a un trono raggiante», si legge nel libretto, e che al teatro Costanzi diventa anche l’occasione per far sentire la voce di chi mette in scena l’«arte santa». Voce di protesta dei lavoratori dello spettacolo che salgono sul palco senza che il sipario si alzi. «Ogni nota che ascolterete e ogni scena che vi evolverà sono il frutto di anni di studio, sacrificio e passione. Proprio perché amiamo profondamente il nostro teatro, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che il futuro delle fondazioni lirico-sinfoniche è meno sereno quanto dovrebbe essere». Poi la denuncia del mancato rinnovo del «contratto collettivo nazionale bloccato da anni» per l’assenza di «risorse economiche che il ministero della Cultura si era compagnato a stanziare» e del «vincolo sul turnover che limite le assunzioni a tempo indeterminato riducendole del 25%». Da qui la richiesta di un «confronto vero e concreto». Perché «noi non difendiamo solo i nostri posti di lavoro ma anche la possibilità che questo teatro continui ad essere un luogo vivo, amorevole, capace di produrre arte e consapevole del fatto che un teatro che non produce cultura indebolisce l’intera comunità».
La seconda parte di “Ariadne auf Naxos” in scena all'Opera di Roma / Fabrizio Sansoni-Opera di Roma
La seconda parte di “Ariadne auf Naxos” in scena all'Opera di Roma / Fabrizio Sansoni-Opera di Roma
Applausi prima dell’inizio dell’opera in segno di solidarietà alle maestranze. E applausi al termine della rappresentazione che sancisce l’apprezzamento per una produzione in cui sono da promuovere sia il cast, sia la direzione d’orchestra, sia la regia. Partitura e libretto che sono un caleidoscopio di comicità e tragedia, teatro nel teatro, neoclassicismo e sensibilità neo-rinascimentali, sentori viennesi “fin de siecle” ed echi espressionistici. “Prologo” – la prima parte – che narra lamentele, ripicche e bizzarrie per il diktat dell’aristocratico committente che impone la rappresentazione sequenziale di una tragedia, “Arianna a Nasso” appunto, e di una commedia dell’arte; poi la fusione dei due spettacoli. E “Opera”, come nel libretto è definita la seconda parte, in cui la fusione si realizza davanti al pubblico. 
La seconda parte di “Ariadne auf Naxos” in scena all'Opera di Roma / Fabrizio Sansoni-Opera di Roma
La seconda parte di “Ariadne auf Naxos” in scena all'Opera di Roma / Fabrizio Sansoni-Opera di Roma
“Ariadne auf Naxos” è anzitutto una sfida fra donne. Tre i soprani in scena: il Compositore, Arianna e Zerbinetta, la stelletta della Commedia dell’arte. Al Costanzi la “singolar tenzone” è vinta dal Compositore, Angela Brower: precisa, tormentata, cristallina. Vanno, comunque, elogiate sia Ziyi Dai, giovane e pluripremiata artista, nei panni di Zerbinetta, che fa breccia anche con la celebre aria «Großmächtige Prinzessin»; sia Axelle Fanyo, già apprezzata a Roma nella prima italiana di “Adriana Mater” di Kaija Saariaho, che è una Arianna incisiva, compresa nell’altrettanto acclamata aria «Es gibt ein Reich». Da promuovere Matteo Ivan Rašić (Scaramuccio), Karl Huml (Truffaldino), Manuel Günther (Brighella) e Äneas Humm (Arlecchino). Meno convincente Adrian Eröd (il maestro di musica). Sul podio Maxime Pascal che offre una lettura accurata e attenta della composizione di Strauss: ben preparata l’orchestra dell’Opera di Roma. Eppure, il suono non ha molto di quel carattere tedesco di cui ha bisogno l’ultimo grande romantico e anche di quella imponenza che richiede.
Il prologo di “Ariadne auf Naxos” in scena all'Opera di Roma / Fabrizio Sansoni-Opera di Roma
Il prologo di “Ariadne auf Naxos” in scena all'Opera di Roma / Fabrizio Sansoni-Opera di Roma
Firma la regia David Hermann che al Costanzi vede contemporaneamente in scena con un altro suo allestimento: quello di “Inferno” di Lucia Ronchetti. È un mondo dell’opera visto da dietro le quinte la sua “Ariadne auf Naxos”. Ciò che convince di più è il prologo: un’unica parete bianca su cui si aprono tre porte dietro cui compaiono alcuni elementi evocati nel libretto, dai fuochi pirotecnici alla ghiacciaia, da un camerino al bagno. Ordinaria la seconda parte: palcoscenico diviso a metà, dove da un lato c’è l’isola “abbandonata” e deserta di Nasso, fra liane ed alberi anneriti; dall’altro, una sorta di fumetto gigante che rimanda alla dimensione buffa. Tutto ciò per offrire agli spettatori uno dei più originali esperimenti di teatro musicale del primo Novecento.

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