lunedì 30 novembre 2020
Un progetto del Museo diocesano tridentino raccoglie dal pubblico gli oggetti simbolo del lockdown. Un'iniziativa citata dal “Time”, la sola italiana, fra i progetti più interessanti sulla pandemia
La collezione online del Museo della Quarantena

La collezione online del Museo della Quarantena - Museo diocesano tridentino

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Fino al 3 dicembre il Museo diocesano tridentino è chiuso, ma le disposizioni dell’ultimo Dpcm non riguardano il Museo della Quarantena, progetto digitale lanciato sul sito e sui social, tutto dedicato agli oggetti simbolo del lockdown. Finora raccoglie oltre 170 opere e continua a riceverne: sì, perché gli spettatori online possono diventare protagonisti dell’allestimento, inviando una fotografia dell’oggetto selezionato con una breve didascalia su «autore, data di realizzazione, stato di conservazione e soprattutto il motivo della scelta», riferisce Lorenza Liandru, curatrice del progetto e responsabile della comunicazione del polo espositivo.

Fra gli ultimi scatti ricevuti, uno scorcio di via Melchiorre Gioia a Milano, immortalata da Giorgio lo scorso 17 marzo e definita «deserto urbano, una visione post nucleare», riferendosi a un’arteria cittadina «sempre intasata di traffico a qualsiasi ora». Nella nutrita galleria di oggetti, animali, piante, luoghi e cibi, anche una Moka, un tiramisù, una chitarra, lievito madre e ricamo, ma anche un nido per uccellini ritratto da Elisabetta («Quando tutto chiudeva, la libertà degli uccellini dava speranza») e un pendolo immortalato da Assunta: «Lo scandire delle ore mi dà la percezione del tempo che passa inesorabile, sempre uguale a se stesso». Anche il cavatappi, in questo singolare scenario, diventa «utensile indispensabile per il benessere».

Non luoghi che diventano luoghi, oggetti domestici che si trasformano in simboli, quotidianità che sconfina in poetica dell’esistere? Soprattutto una ricerca di senso, anche nei dettagli in apparenza sempre uguali a se stessi, perché quando il ritmo rallenta e il silenzio si fa palpabile, quando centinaia di morti al giorno a causa del Covid rischiano di diventare “normali”, osservare istantanee obbliga a riflettere. Un fermo immagine che inchioda, oltre a incuriosire.

«Il Museo della Quarantena è un grande contenitore narrativo, che dischiude all’osservatore storie personali, solitudini, relazioni, storie, passatempi, distanze, ricordi, sogni – sintetizza la curatrice Liandru –. Con questa iniziativa vogliamo contribuire a preservare quel patrimonio immateriale di riflessioni maturate, singolarmente e collettivamente, nel periodo di “detenzione forzata”». E la singolare esposizione è finita anche nelle pagine del “Time”: il settimanale statunitense l’ha annoverata come unico esempio italiano fra i progetti più interessanti, museali e non, che nel mondo hanno raccontato finora la pandemia.

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