sabato 4 agosto 2012
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Anche i Paesi dell’islam radicale cedono alle Olimpiadi. Ieri si è registrato uno storico debutto nel judo e nell’atletica di atlete musulmane coperte dal capo ai piedi, ma senza velo sul volto. Dopo l’esordio, il 28 luglio, della tiratrice qatariota Bania Al Hamad, la giornata di ieri segna senza dubbio un punto a favore dello sport femminile nei Paesi della mezzaluna. Altro è capire se sulla questione più generale del velo le atlete di Londra stanno «ispirando una generazione», come recita lo slogan dei Giochi. Qui serviranno tempi molto più lunghi. A Londra gareggiano 3.500 musulmani, un partecipante su tre, ma il Cio aveva insistito perché i Paesi islamici, compresi i recalcitranti Brunei, Arabia Saudita e Qatar, inviassero almeno una donna. Anche l’Afghanistan non aveva mai mandato atlete. Ecco perché gli 82 secondi sul tappeto della judoka Wojdan Shaherkani, 16 anni, prima atleta olimpica saudita, resteranno nella storia. La sua partecipazione era in forse fino all’ultimo, perché la Federazione internazionale di Judo vieta il velo integrale nelle competizioni in quanto «non rende riconoscibili». Alla fine i sauditi hanno acconsentito e ieri mattina, nel torneo over 78 kg, Wojdan è entrata all’Excel accolta da un applauso liberatorio con una sorta di cuffia, copricapo d’obbligo per chi vive nel Paese dell’islam wahabita - che applica in modo ferreo i precetti del Corano - ma a volto scoperto. È stata eliminata dalla portoricana Melissa Modica, ma è uscita sorridente, abbracciando commossa il padre. «Sono orgogliosa e felice – ha dichiarato – e voglio continuare nel judo. Voglio ringraziare i tifosi per il loro sostegno». Arrivederci a Rio.Mercoledì prossimo esordirà nelle batterie degli 800 metri l’altra saudita Sarah Attar. Ieri intanto hanno esordito all’Olympic Stadium cinque sprinter velate. Ciascuna in pista con motivazioni particolari. E se nei 100 femminili la qatariota Noor Hussain Al Malki dopo i primi dieci metri si è accasciata toccandosi la coscia destra e gridando di dolore, ha invece concluso la sua gara l’afghana Tahmina Kohistani, 23 anni, ultima nella quarta serie con il tempo di 14’42, nuovo primato personale. Tahmina, pur di gareggiare a Londra, ha rischiato la vita: alcuni estremisti religiosi, infatti, l’hanno minacciata di morte. A chi le ha chiesto se l’avesse imbarazzata venire guardata da un pubblico numeroso, ha risposto spigliata: «Mi ero dimenticata che cosa volesse dire correre di fronte a così tanta gente. Sono fiera di essere qui come unica donna del mio Paese. Ho realizzato un sogno. Spero che la prossima generazione di afghane si ispiri in qualche modo a me e lotti contro i pregiudizi, anche se so quanto sia difficile. Ma un giorno saranno fiere di me e di avercela fatta anche loro. Non avrei mai potuto competere per una medaglia, ma oggi è come se ne avessi conquistata una d’oro».Alloro morale nei 100 anche alla giordana Rima Taha: «Non potete capire quanto sia stato importante esserci – ha affermato –, il mio tempo di 12”66 è un enorme incoraggiamento per me e per tutte le ragazze del mio Paese». Altra storica prima volta nei 400 metri per Maziah Mausin del Brunei. Il Sultano, uno degli uomini più ricchi del pianeta, considera «una perdita di tempo» lo sport femminile. Chissà che il nuovo record nazionale stabilito da Maziah - pur eliminata - in 59’’28 non gli faccia venire dei dubbi. «Sono fiera di me stessa – ha detto la 19enne – anch’io spero di essere d’esempio per altre ragazze e intanto farò di tutti per esserci a Rio nel 2016». Ha dovuto affrontare le spietate milizie islamiche di Al Shabaab in Somalia Zamzam Mohamed Farah, 21 anni, ultima nella batteria dei 400. A Mogadiscio ha potuto allenarsi a stento sulla pista dello stadio distrutto da una guerra che da 20 anni sconvolge il suo Paese. Per giunta in primavera una kamikaze ha ucciso il presidente del comitato olimpico somalo, reo per gli integralisti di aver «corrotto i giovani» mandando Zamzam ai Giochi. «Invece credo che lo sport porti la pace – ha ribattuto Zamzam – e che la mia partecipazione possa aiutare le ragazze somale». Queste atlete stanno osservando il ramadan: sveglia all’alba, pranzo e poi digiuno fino alle nove di sera. Vale perciò quanto un oro l’impresa dell’irachena Dana Abdul Razak, 26enne centometrista, seconda in 11”91 nella prima serie e sesto miglior tempo del preliminare. La sua è già una favola.​
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