In salvo dai nazisti a Mombaroccio, il paese diventato santuario
Medaglia d’oro al Merito Civile al centro del Pesarese che accolse e salvò seimila sfollati, tra i quali molti ebrei o antifascisti

Mombaroccio è una cittadina di origini medievali di circa duemila abitanti adagiata sulle colline pesaresi. Sulla sommità dell’abitato sorge un antico romitorio fatto costruire nel 1223 da San Francesco d’Assisi, oggi noto come convento del Beato Sante, dal nome di frate Giansante Brancorsini che qui morì nel 1394 in odore di santità. In questi luoghi la gente ha saputo tenere accesa una luce di umanità anche nella notte più buia della storia. Durante il Secondo conflitto mondiale si verificarono eventi che rappresentano oggi uno «straordinario esempio di sacrificio e di fede nei valori della fratellanza e della democrazia». Questo è quanto si legge nel decreto del Presidente della Repubblica che ha stabilito l’assegnazione della Medaglia d’oro al Merito Civile al Comune di Mombaroccio. Il conferimento della pubblica benemerenza verrà ufficializzato questa sera dal Prefetto di Pesaro e Urbino, Emanuela Saveria Greco, nel corso di una cerimonia a Palazzo Ducale di Pesaro.
«È un grandissimo onore ricevere questo riconoscimento che è indirizzato a tutti i miei concittadini che ottant’anni fa hanno scelto di aiutare il prossimo aprendo le loro case a chi ne aveva bisogno e rischiando così la vita». A parlare è il sindaco di Mombaroccio, Emanuele Petrucci che ripercorre gli avvenimenti che hanno portato all’alta onorificenza.
Tra 1943 e il 1944 il piccolo comune arriva a ospitare quasi seimila sfollati, in prevalenza da Pesaro. In quegli anni sono documentate numerose azioni di salvataggio di partigiani, disertori ed ebrei, frutto di una rete di assistenza segreta coordinata da padre Sante Raffaelli, guardiano del convento del Beato Sante. Un uomo dotato di una forte ascendenza sulla cittadinanza, che operò sotto la regia del vescovo di Pesaro monsignor Bonaventura Porta. Fu lui a raccomandare al suo clero di accogliere tutti senza alcuna distinzione. L’alto prelato, fin dalla proclamazione delle leggi razziali, venne tenuto sotto controllo dalla polizia. In un documento del gennaio 1939 il Questore scrive al Prefetto di Pesaro: «Solo il Vescovo, in qualche sermone, ha dimostrato la propria simpatia verso gli ebrei, in favore dei quali ha domandato l’aiuto dei cristiani, affermando che la Chiesa non può considerare la questione di razza».
Con l’8 settembre e l’occupazione tedesca tante persone in fuga si rivolsero al vescovo; tra questi i giovani pesaresi delle classi 1924-1925 che, non avendo risposto all’arruolamento, erano ricercati per diserzione. Monsignor Porta li indirizzò a padre Raffaelli e procurò per loro falsi documenti. Ma le porte del convento si aprivano anche per i partigiani della V Brigata Garibaldi di Pesaro. Fu per questo motivo che la milizia fascista provò a fucilare, senza riuscirci, padre Sante insieme a un confratello. Pochi giorni dopo, all’interno del convento, venne installato il quartier generale della Wehrmacht. A guidarlo fu chiamato un giovane ufficiale cattolico della Baviera: Erich Eder. D’accordo con il maresciallo Luigi Angelucci, comandante dei carabinieri di Mombaroccio, i frati iniziarono a spostare i fuggiaschi nelle case degli abitanti. Tra questi la famiglia Ciaffoni che nascose l’intera famiglia di Alfredo Sarano composta da sette persone. Si trattava del segretario della comunità ebraica di Milano in possesso delle liste degli oltre 14.000 iscritti della sua città. Indirizzi che, se fossero caduti in mano ai tedeschi, avrebbero portato alla loro facile deportazione verso i campi di sterminio. Nel corso dei mesi seguenti tra padre Sante ed Erich Eder nacque una sincera amicizia tanto che, una volta scoperta la presenza di ebrei nascosti tra la gente, scelse di non deportarli.
Nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1944, Churchill in persona giunse ai piedi del santuario francescano per dare inizio allo sfondamento della “Linea gotica”. Un massiccio bombardamento di 24 ore si riversò sul convento, nelle cui grotte si erano rifugiati circa 300 sfollati, tra cui intere famiglie di ebrei che si trovarono così a stretto contatto con i soldati tedeschi. In quella circostanza Eder fece un voto al beato Sante Brancorsini per aver salva la vita di tutti. All’alba del 26 agosto Mombaroccio era libera.
Nel 2016 i figli di Erich Eder e di Alfredo Sarano si sono incontrati per la prima volta, ricomponendo così i tasselli della loro vicenda e permettendo la ricostruzione della storia del paese fino ad allora sconosciuta. Da quel momento il Comune ha avviato un percorso per mantenere viva la memoria attraverso un concorso nelle scuole italiane, in collaborazione con l’istituto “Pirandello” di Pesaro, e un docufilm premiato al Festival di Cannes. Oggi Eder figura tra i “Giusti” nel giardino Gariwo, mentre lo scorso 9 dicembre è arrivata la notizia che Padre Sante e la famiglia Ciaffoni sono stati riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” e inseriti nel memoriale dello Yad Vashem a Gerusalemme.
La storia, presentata al Parlamento italiano, ha suscitato l’ammirazione di Liliana Segre. «La vicenda di Mombaroccio mi ha lasciato una grande speranza nell’umanità – dice – perché in essa c’è tutto un paese che è stato capace di adoperarsi per la salvezza e la pace».
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