Geometria di 60mila anni fa: le uova di struzzo che raccontano la mente dei primi sapiens
Su quelle superfici curve, oltre 60 mila anni fa, qualcuno ha inciso linee, griglie, motivi ripetuti. Non scarabocchi, ma schemi ordinati, sorprendentemente regolari

A prima vista sembrano soltanto frammenti anonimi, resti di cucina lasciati dal tempo, forse buttati via dopo aver tolto il loro interno. E invece quei gusci di uova di struzzo recuperati in diversi siti dell’Africa meridionale stanno riscrivendo una parte importante della storia della mente umana. Su quelle superfici curve, oltre 60 mila anni fa, qualcuno ha inciso linee, griglie, motivi ripetuti. Non scarabocchi, ma schemi ordinati, sorprendentemente regolari.
Una nuova ricerca coordinata dall’Università di Bologna, pubblicata su PLOS One, dimostra per la prima volta che quelle incisioni seguivano vere e proprie regole geometriche. Parallelismi, angoli retti, sequenze modulari: segni che rivelano pianificazione e intenzionalità di chi li ha pensati e disegnati.
Le studiose, Valentina Decembrini, Ludovica Ottaviano, Mattia Cartolano, Enza Elena Spinapolice e Silvia Ferrara, hanno analizzato 112 frammenti provenienti dai ripari sudafricani di Diepkloof Rock Shelter e Klipdrift Shelter, oltre che dalla grotta namibiana di Apollo 11 Cave. Luoghi dove vari gruppi di sapiens hanno trascorso gran parte della loro vita. Con tecniche digitali e analisi statistiche hanno ricostruito traiettorie, angoli e ripetizioni dei segni, trattando quei reperti quasi come fossero disegni tecnici.
Il risultato è sorprendente: più dell’80% delle decorazioni presenta regolarità coerenti. Compaiono linee parallele, bande tratteggiate, reticoli, rombi. In molti casi si riconoscono operazioni mentali complesse, come la rotazione o la traslazione di un motivo, e perfino strutture “a livelli”, in cui uno schema si inserisce dentro un altro. Non è il gesto casuale di una mano che graffia: è progettazione. E chi le ha lavorate deve averci pensato a lungo.
Quei gusci, del resto, non erano oggetti qualsiasi. Gli archeologi ritengono che servissero come contenitori per l’acqua, resistenti e trasportabili, una sorta di borracce preistoriche. Inciderli poteva significare renderli riconoscibili all’interno del gruppo, indicare appartenenze o forse comunicare informazioni simboliche. In ogni caso, implicava tempo, cura e intenzione.
Il dato più interessante riguarda però la mente di chi li ha realizzati. A quell’epoca i Homo sapiens avevano già iniziato a diffondersi in gran parte dell’Africa oltre che verso l’Europa e stavano sviluppando comportamenti che gli archeologi definiscono “moderni”: ornamenti personali, uso sistematico di pigmenti, reti sociali più ampie e strumenti sofisticati. Le incisioni geometriche si inseriscono proprio in questo quadro: la nascita del pensiero astratto.
"La nostra analisi mostra che gli Homo sapiens di 60.000 anni fa possedevano già una sorprendente capacità di organizzare lo spazio visivo secondo principi astratti", osserva Decembrini, dottoranda al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell'Università di Bologna e prima autrice dello studio. "Trasformare forme semplici in sistemi complessi seguendo regole definite è un tratto profondamente umano che caratterizza nei millenni la nostra storia, dalla creazione di decorazioni, allo sviluppo dei sistemi simbolici, fino alla scrittura".
Organizzare lo spazio secondo regole, immaginare una figura prima ancora di tracciarla, ripetere uno schema in modo coerente sono capacità che richiedono memoria, pianificazione e simbolizzazione. Sono le stesse abilità cognitive che, migliaia di anni dopo, porteranno alle prime forme d’arte rupestre, ai sistemi simbolici e infine alla scrittura. Quelle linee incise in quei gusci dunque, non sono soltanto decorazioni. Sono tra le prime firme della nostra intelligenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






