Due nuovi discorsi di sant'Agostino scoperti in Polonia
I due "sermones" sconosciuti sono stati trovati in un manoscritto medievale conservato nella biblioteca diocesana di Pelplin. L'argomento è la problematica evocazione dello spirito di Samuele da parte di Saul

All’inizio era una semplice richiesta di lettura. Un giorno del 2024 Christian Tornau, filologo latino dell’Università di Würzburg, riceve una telefonata dall’associazione del monastero di Bad Doberan, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore: c’è da decifrare un manoscritto latino del XII secolo, proveniente dall’abbazia cistercense e oggi conservato in Polonia, nella Biblioteca diocesana di Pelplin. Il codice, indicato come Pelplin 114 (195), contiene dei sermones di sant'Agostino. Ma quella che sembrava una normale consulenza filologica si è rivelata qualcosa di diverso: il volume contiene infatti due discorsi latini finora sconosciuti, che i filologi - dopo attente ricerche - attribuiscono direttamente al vescovo di Ippona.
La notizia è stata diffusa dall’Università di Würzburg e confermata dal Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum, il CSEL, uno dei principali centri internazionali per l’edizione critica dei testi latini cristiani antichi. A lavorare all’edizione sono lo stesso Tornau, insieme a Clemens Weidmann e Dorothea Weber del CSEL. Il lavoro offrirà l'edizione critica del testo latino, la traduzione tedesca, l’inquadramento storico e teologico e l’analisi dell’autenticità.
I sermones non sono trattati, ma omelie, pronunciate davanti a una comunità. Proprio questo rende la scoperta significativa. Nei discorsi Agostino non parla soltanto da autore delle grandi opere dottrinali, ma da vescovo che interpreta la Scrittura in un contesto concreto, davanti a fedeli ai quali deve spiegare un passo difficile.
Il tema dei due discorsi è insolito e delicato. Nel capitolo 28 del Primo libro di Samuele, Saul, ormai respinto da Dio e alla vigilia dello scontro con i Filistei, si rivolge a una negromante perché evochi lo spirito del profeta Samuele. La scena poneva un problema serio alla teologia antica. Una pratica magica poteva davvero avere potere sull’anima di un profeta? Oppure ciò che era apparso a Saul era solo un inganno? E, se Samuele era realmente apparso, bisognava pensare che Dio lo avesse permesso per ammonire il re?
Il rapporto tra i due discorsi sembra essere uno degli aspetti più interessanti della scoperta. Il primo, pronunciato nella liturgia domenicale, non avrebbe offerto subito una soluzione, ma avrebbe portato davanti all’assemblea il nodo del racconto biblico: l’apparizione di Samuele è un inganno prodotto dalla negromante, oppure un evento permesso da Dio per ammonire Saul? Il secondo, predicato il mercoledì successivo, avrebbe ripreso quelle possibilità per discuterle più distesamente. Non una risposta immediata, dunque, ma un percorso esegetico in due tempi, nel quale il testo biblico viene prima posto come problema e poi riaperto alla verifica delle diverse interpretazioni.
Il CSEL parla di un’analisi accurata di lingua, stile e andamento argomentativo; l’Università di Würzburg riferisce che l’autenticità è stata discussa anche in un workshop internazionale del CSEL a Vienna nel 2025, con una ventina di latinisti. Tornau è professore di filologia classica a Würzburg, studioso di Agostino e coeditore dell’Augustinus-Lexikon. Weidmann, ricercatore del CSEL, ha lavorato a lungo sui discorsi agostiniani, sulle attribuzioni dubbie e sulla trasmissione manoscritta dei testi patristici. Dorothea Weber dirige il CSEL e ha curato edizioni di testi agostiniani.
Resta aperta la storia materiale del manoscritto. Secondo Tornau, la presenza di questi testi in un codice del XII secolo è meno ovvia di quanto sembri: per una trasmissione di questo tipo ci si aspetterebbe più facilmente una copia dell’VIII o del IX secolo. Lo studioso ritiene probabile che il manoscritto dipenda da un modello più antico proveniente dall’abbazia di Amelungsborn, in Bassa Sassonia. Un antico catalogo del monastero ricorderebbe infatti un testo con titoli e sequenza dei contenuti corrispondenti a quelli del codice di Pelplin. La verifica definitiva non è possibile, perché la biblioteca di Amelungsborn bruciò durante la Guerra dei Trent’anni.
La scoperta non aggiunge un’opera di grandi dimensioni al corpus di Agostino, ma arricchisce un settore decisivo della sua produzione come la predicazione. I due testi nuovi, se l’attribuzione sarà confermata dall’edizione critica, potranno offrire un documento prezioso sul modo in cui il vescovo di Ippona affrontava pubblicamente una pagina biblica complessa.
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