Tratta di donne e neonati, finte adozioni: a processo a Creta la clinica della Gpa

Quasi 100 donne reclutate nei Paesi dell’Est Europa e dei Balcani e segregate in Grecia. Le femministe: si sfrutta la vulnerabilità.
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October 15, 2026
Tratta di donne e neonati, finte adozioni: a processo a Creta la clinica della Gpa
Una manifestazione a parigi contro la Gpa
Quasi 100 donne ufficialmente identificate come vittime di tratta, altre 71 sfruttate come “donatrici” di ovuli. Cartelle cliniche falsificate, nascite da utero in affitto registrate come adozioni, 274 donne truffate in 529 casi fittizi di trasferimento o crioconservazione di embrioni, vendita illegale di materiale genetico. È un catalogo di orrori quello che emerge dal processo che si è aperto ieri a Chania, a Creta, nei confronti di una clinica per la fecondazione assistita, il Mediterranean Fertility Institute (MFI). Per dare un’idea delle dimensioni del procedimento, ospitato per necessità di spazio non nell’angusto Tribunale della cittadina balneare nel nord-ovest dell’isola, bensì all’Istituto Agronomico Mediterraneo, basti sapere che esso coinvolge 33 imputati, assistiti da 100 avvocati, 341 testimoni dell’accusa e 200 per la difesa, centinaia di giornalisti e di rappresentanti di associazioni che in Grecia e in tutto il mondo si battono contro la Gestazione per altri (Gpa). La preoccupazione era che il processo fosse rinviato a data da destinarsi e dunque nei fatti insabbiato per le crescenti difficoltà di rintracciare i testimoni sparsi per mezza Europa, anni dopo i fatti, e contro questa eventualità si sono mobilitate con un appello pubblico quattro organizzazioni (Coalizione per l’abolizione della maternità surrogata Ciams, le femministe di To Mov, l’European Network of Women e Femina). Pericolo almeno per ora scongiurato: la prossima udienza è stata fissata nella prima decade di novembre.
Dei 33 imputati, i principali sono il ginecologo 76enne proprietario del MFI e il direttore scientifico, un embriologo 47enne, entrambi arrestati tre anni fa e poi rilasciati dietro pagamento di una cauzione di 10mila euro ciascuno. Tra gli imputati ci sarebbe anche un’ostetrica italiana, che reclutava coppie di connazionali interessate ad avere un figlio tramite la Gpa e le indirizzava alla clinica greca.
La vicenda risale all’agosto 2023, quando la polizia ellenica conferma l’arresto di 8 appartenenti a una organizzazione criminale il cui oggetto non era il traffico di droga o armi, bensì di esseri umani, donne e bambini, e di ovociti. Il centro dell’inchiesta era una nota clinica per la fertilità di Chania. Secondo l’accusa, i due responsabili della struttura avrebbero sviluppato una rete di “broker” a Creta, Salonicco e all’estero, per identificare e reclutare donne povere e vulnerabili da Paesi balcanici come Romania e Bulgaria e dell’Europa orientale come Ucraina e Georgia, che sarebbero state trasferite in Grecia, private dei documenti, segregate in residence sorvegliati e utilizzate come “donatrici”, anche numerose volte, di ovuli oppure come madri surrogate.
Secondo i media greci, il circuito era attivo da più di un decennio e serviva clienti provenienti non solo dall’Europa occidentale (si citano Germania e Italia), ma perfino dall’Australia. Molti gli uomini single che, non soddisfacendo i criteri legali per l’adozione, avrebbero perseguito la strada di falsi matrimoni con le donne utilizzate come surrogate. Cento clienti sarebbero arrivati dall’Australia. Emblematica la struttura dei costi: se per la Gpa i committenti sborsavano dai 70mila fino ai 120 mila euro in caso di complicazioni legali, le madri surrogate venivano pagate con un assegno tra i 290 e i 570 euro per ogni mese di gravidanza. I profitti illegali della clinica ammonterebbero a 8,5 milioni di euro. le donne erano immigrate e la maggior parte di loro è tornata del Paese d'origine e questo è uno dei motivi per i quali è stato diffuso l'appello a non rinviare il processo. «Secondo i PM, non si tratta di un caso isolato di non conformità normativa, ma di una organizzazione criminale che godeva di una vasta rete di complicità, non solo operative, ma anche ad alto livello - spiega Silvia Marastoni, attivista che vive tra la Grecia e l'Italia -. Coinvolto in un procedimento separato è ad esempio anche il capo dell'Autorità per la procreazione assistita, che avrebbe “coperto” i riscontri emersi nel corso di un’ispezione nel 2019, poi rimosso dal suo incarico, una volta scoppiato lo scandalo, e accusato di violazione del dovere e di corruzione». 
«Qui abbiamo chiaramente la tratta di donne e di bambini. Questo caso rientra nell’ambito della diseguaglianza di genere, della manipolazione delle donne, nonché nello sfruttamento della loro povertà e vulnerabilità», commenta Fotini Sianou, attivista di Femina, Rete femminista per il dialogo e l'azione, che con l’associazione per i diritti delle donne To Mov ha promosso la petizione per scongiurare il rinvio del processo di Chania. In Grecia la Gpa è legale dal 2002 per donne single con problemi medici e per coppie eterosessuali, cosa che anno dopo anno ha trasformato il Paese in una destinazione ambita per il cosiddetto “turismo riproduttivo”. Anche in seguito allo scandalo della clinica di Chania, nel 2025 è stato introdotto l’obbligo di residenza per la gestante e per la madre committente, senza però introdurre una moratoria alla pratica della Gpa. La clinica MFI di Chania per 30 anni è stata la più grande fornitrice di utero in affitto in Grecia. «Il caso della MFI non dimostra che è necessaria una regolamentazione migliore; al contrario, mette in evidenza che la regolamentazione non può risolvere la contraddizione che è alla base della Gpa: l'uso del corpo di una donna come strumento gestazionale per una terza parte è incompatibile con la non-reificazione del corpo umano e con il divieto del traffico di esseri umani», scrive il Ciams. 

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