Suicidio assistito, migliaia di firme all’appello dei medici contro una legge

di è vita
In meno di una settimana dal lancio sono già più di 12mila le adesioni formalizzate online all’appello di un gruppo di medici al Parlamento nel nome dell’etica medica che impedisce di agevolare la morte e impone la cura
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June 30, 2026
Suicidio assistito, migliaia di firme all’appello dei medici contro una legge
Foto Icp
Meno di una settimana dopo la nuova udienza pubblica della Corte costituzionale sui limiti per l’accesso legale al suicidio assistito secondo l’ormai ricca giurisprudenza della Consulta, sono già oltre 12.000 i cittadini che hanno firmato sulla piattaforma online Change.org la petizione “Suicidio assistito: non una cura, ma la fine del rapporto medico-paziente”, lettera aperta sottoscritta da oltre 270 medici che ritengono la partecipazione del medico a procedure di morte volontaria un tradimento della professione. Nella petizione la richiesta al Parlamento di non approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, nessuna legge.
Lanciato il 17 giugno dal medico specialista in Anestesia e Rianimazione Andrea Coppadoro, insieme ai colleghi Margherita Scanziani e Antonio Rovere e a un gruppo di 270 promotori, l’appello (“Suicidio assistito: non una cura, ma la fine del rapporto medico-paziente”) sostiene che una legge «non è, ad oggi, necessaria» perché il diritto a rifiutare le cure è già garantito, e individua il nodo non sul piano normativo ma su quello deontologico: «L’attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio». Secondo i medici promotori della petizione «la risposta alla sofferenza dei malati non può coincidere con la loro eliminazione, ma con una presa in carico globale: medica, assistenziale, psicologica, religiosa e civile».
L’accorato appello che conclude la petizione è un invito aperto a tutti: «Desideriamo richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che offrono una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza». 

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