Il Papa ai lefebvriani: «Evitate lo scisma». Ecco la loro risposta

Leone XIV a don Pagliarani, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla vigilia della consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. Loro rilanciano: «Noi al servizio della Chiesa. Ci dia la sua benedizione»»
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June 30, 2026
Il 30 giugno 1988, a Écône (Svizzera), l'arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvre consacra quattro vescovi senza il mandato pontificio, incorrendo nella scomunica. Questo atto rischia di ripetersi domani / SICILIANI
Il 30 giugno 1988, a Écône (Svizzera), l'arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvre consacra quattro vescovi senza il mandato pontificio, incorrendo nella scomunica. Questo atto rischia di ripetersi domani / SICILIANI
C’è un gesto straordinario, prima ancora delle parole, nella lettera che papa Leone XIV ha inviato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X: il Successore di Pietro non si limita ad ammonire e a richiamare all'unità, ma si abbassa fino alla supplica. «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!». È il cuore dell’appello rivolto a don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità, e attraverso di lui ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati al mondo lefebvriano. La lettera, datata 29 giugno, solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, è stata pubblicata oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. E nel pomeriggio è arrivata la risposta dello stesso Pagliarani, che però chiede al Pontefice di benedire la loro scelta, così di fatto dichiarando l'intenzione a proseguire nel cammino intrapreso.
Il testo del Papa, infatti, arriva alla vigilia di una scadenza decisiva: domani, 1° luglio, la Fraternità ha in programma a Écône, in Svizzera, la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. Un atto che il Vaticano ha già indicato come scismatico e che ora il Papa cerca di scongiurare con un ultimo appello personale, esplicito e insieme pastorale. Di fatto, come sottolinea anche Vatican News, la lettera costituisce un «ultimo appello» del Pontefice, dopo i tentativi di dialogo dei mesi scorsi, purtroppo senza successo.
Leone XIV apre con un tono paterno, riconoscendo ciò che nella Fraternità è motivo di stima ecclesiale: «Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro». Subito dopo il Papa aggiunge: «La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità». Proprio questo, osserva Leone XIV, ha motivato «l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza» manifestato dai suoi predecessori. Ma è dentro questo riconoscimento, e non contro di esso, che il Papa colloca la richiesta più forte: «Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!». L’esortazione non riguarda solo la disciplina ecclesiastica, ma il bene spirituale dei fedeli: «Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione».
Nella lettera, poi, viene ripetuta la disponibilità a compiere un cammino condiviso: «La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo». È una porta lasciata aperta fino all’ultimo, anche dopo mesi di tensione e dopo i richiami già arrivati dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Il 13 maggio il cardinale Víctor Manuel Fernández aveva ribadito che le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità «non hanno il corrispondente mandato pontificio» e che un simile gesto costituirebbe «un atto scismatico», richiamando il precedente di Ecclesia Dei di san Giovanni Paolo II. Le parole conclusive della lettera hanno il tono grave di chi vede avvicinarsi una ferita alla comunione ecclesiale: «Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori». Quindi il Papa torna alla forma più diretta dell’appello: «Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio».
La vicenda richiama il precedente del 1988, quando monsignor Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio. Nel motu proprio Ecclesia Dei, appunto, Giovanni Paolo II definì quell’atto una «disobbedienza al Romano Pontefice in materia gravissima» e affermò che tale disobbedienza, implicando «un rifiuto pratico del Primato romano», costituiva «un atto scismatico». Come in quell'occasione, dunque, anche oggi il nodo resta lo stesso: l’ordinazione episcopale tocca la successione apostolica e l’unità visibile della Chiesa. Unità verso la quale Benedetto XVI nel 2009 fece un passo avanti, tramite un decreto della Congregazione per i vescovi, che rimosse la scomunica ai quattro vescovi consacrati: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Ora Leone XIV tenta l’ultimo, paterno, passo prima della rottura.
La Fraternità, però, di fatto accoglie il gesto del Papa, ma rigira allo stesso Prevost la richiesta di ripensarci, di non dichiarare la scomunica e, anzi di dare la sua benedizione. «La ringrazio moltissimo per la lettera che ha avuto la gentilezza di inviarmi - scrive Pagliarani nella sua risposta -. Sono rimasto profondamente commosso dalla sua premura paterna». Da tempo, nota il superiore della Fraternità, «desideravo avere l'opportunità di incontrarla per esprimerle personalmente il nostro sincero desiderio di servire la Chiesa. Purtroppo, questa opportunità non si è ancora presentata». E poi, citando le stesse parole di Leone XIV, Pagliarani nota: «Paradossalmente, nel contesto attuale, ci sembra proprio nostro dovere fare tutto il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico. Le chiedo semplicemente di considerare l'autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione riguardo alla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi».
L'idea della separazione dalla Chiesa cattolica, sostiene il sacerdote, non appartiene alla Fraternità, «al contrario, desideriamo servirla in modi straordinari, come si viene in aiuto di una madre in difficoltà che ha bisogno di un aiuto particolare, anche se questo aiuto non è compreso da tutti». Da qui la richiesta, espressa «con spirito filiale» a «dedicare il tempo necessario al discernimento» riguardo alla questione, in virtù del fatto che «la Santa Sede ha già dimostrato di saper comprendere situazioni molto complesse e di prendersi il tempo necessario». Pagliarani, poi, porta due argomenti a sostegno di quello che chiede: 
«Primo, la Fraternità fu dichiarata scismatica già nel 1988, per ragioni e in circostanze del tutto analoghe a quelle odierne - scrive il superiore -; eppure, dopo tanti anni, ci parliamo come un padre a suo figlio. Sua Santità mi esorta paternamente a evitare uno scisma che, teoricamente, si sarebbe già verificato. Non credete che proprio questo atteggiamento, di cui apprezzo profondamente la sollecitudine, costituisca la prova che la Fraternità non è né scismatica né ostile alla Chiesa?».
E, poi, prosegue la risposta di Pagliarani, ci sono le testimonianze dei due vescovi a cui la Santa Sede alcuni anni fa affidò il compito di dialogare con la Fraternità Sacerdotale San Pio X: il vescovo Vitus Huonder, allora vescovo di Coira, ora defunto, e il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana. «Entrambi - annota Pagliarani -, dopo aver dedicato il tempo necessario al discernimento, riconobbero il profondo spirito cattolico della Fraternità e ne diedero pubblica testimonianza».
La risposta dei lefebvriani prosegue ricordando «le migliaia di anime che hanno riscoperto la fede cattolica e la pratica religiosa grazie all'apostolato della Fraternità». Un fatto, sottolinea Pagliarani, riconosciuto anche dai predecessori di Leone XIV. Queste anime, secondo il superiore, «hanno sofferto e sono sincere. Sono certo che il suo cuore paterno di Pastore universale sarà sensibile a questa situazione così particolare. Un giorno, tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità saranno risolte». Una convinzione, quella del sacerdote lefebvriano, sostenuta anche dalla preghiera a santa Rita, a cui dichiara di affidare «la situazione attuale. Ho visto nell'elezione di un Papa agostiniano un segno di speranza. Sono certo che la santa intercederà. Non è mai troppo tardi».
E, poi, l'appello finale: «La prego di darci la sua benedizione. Un gesto di comprensione da parte sua, lungi dal nuocere all'unità, non potrebbe che dimostrare al mondo e a tutti i cristiani la sua sollecitudine per l'unità e la sua benevolenza paterna».

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