«Per invecchiare in salute c'è un corretto ritmo della vita»

Davanti all’invecchiamento della popolazione (e all’avanzare della nostra età) è decisivo preservare l’integrità fisica. Le evidenze della scienza medica in un libro di Alberto Beretta, immunologo e studioso della longevità: «Monitoriamo i fattori di rischio prima che si trasformino in patologie»
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June 8, 2026
«Per invecchiare in salute c'è un corretto ritmo della vita»
Alberto Beretta
Da una medicina che trattava e tratta le malattie quando insorgono, al concetto di prevenzione nei vari momenti della vita a quello di “invecchiamento sano”. Sono sempre di più le iniziative pubbliche dedicate al tema, come i recenti Milan Longevity Summit Vatican Longevity Summit 2026, così come le ricerche biomediche che prospettano una vita non soltanto più lunga ma soprattutto libera quanto più possibile da tutte quelle affezioni, disturbi e malattie che da sempre affliggono l’organismo umano quando invecchia.
Si tratta, in un certo senso, di un cambiamento di paradigma: la vecchiaia non più vista come un problema o addirittura come una condanna, ma piuttosto come una fase della vita in cui, anziché mettersi a “riposo”, è ancora possibile apprendere e soprattutto sentirsi parte attiva della società anche grazie all’esperienza acquisita.
Lo prospetta anche un nuovo volume dal titolo più che esplicito: Saremo tutti centenari. La rivoluzione della longevità in salute, edito da La nave di Teseo. Lo ha scritto Alberto Beretta, medico immunologo che ha iniziato la sua carriera in Svezia presso il Karolinska Institute di Stoccolma per poi proseguire in Francia all’Istituto Pasteur. Rientrato in Italia ha guidato un gruppo di ricerca in immunologia presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. È direttore scientifico di Solongevity, una start-up dedicata allo sviluppo di tecnologie per la longevità, e dal 2025 presiede il Comitato scientifico del Milan Longevity Summit.
Dottor Beretta il suo è un libro che prende spunto dalle ricerche biomediche e farmacologiche sull’invecchiamento sano per offrire soluzioni pratiche. Quali sono i punti salienti?
È un libro dedicato alla scienza della longevità, un campo che oggi sta vivendo una straordinaria accelerazione. Ho voluto offrire una panoramica delle conoscenze scientifiche che oggi possono aiutarci a raggiungere l'ultima fase della vita nelle migliori condizioni possibili. Uno dei concetti centrali è che il nostro organismo si è evoluto per alternare continuamente fasi di crescita e fasi di manutenzione. Salute e longevità dipendono in larga misura dalla capacità di mantenere questo equilibrio. Esiste infatti una corretta ritmica della vita, costruita sull'alternanza tra attività fisica, alimentazione, riposo e recupero. Il libro dedica inoltre un ampio spazio alle differenze fra donne e uomini perché la longevità è un fenomeno prevalentemente femminile.
In che senso possiamo parlare di una “rivoluzione della longevità in salute”? E in tutto ciò quanto incide la genetica, rispetto all'ambiente e agli stili di vita?
Parlo di rivoluzione perché negli ultimi anni abbiamo acquisito conoscenze sull'invecchiamento che fino a poco tempo fa erano impensabili. Per la prima volta possiamo integrare dati genetici, clinici e biologici per costruire percorsi di prevenzione realmente personalizzati. Anche il ruolo della genetica è stato rivalutato. Studi recenti suggeriscono un suo contributo molto più importante di quanto stimato. Questo non significa che il destino sia scritto nei geni: ambiente e stili di vita restano determinanti. Significa però che oggi possiamo conoscere meglio i punti di forza e di vulnerabilità di una persona e intervenire in modo più preciso. Oggi inoltre disponiamo di farmaci che non si limitano a curare una singola malattia ma che sembrano influenzare più aspetti dell'invecchiamento biologico.
Cosa dovrebbe cambiare nell'assistenza medica (e nella società) per invecchiare restando “biologicamente giovani”?
Per aumentare davvero la durata della vita in salute la medicina dovrebbe compiere un cambiamento profondo: passare da un modello prevalentemente reattivo, che interviene quando la malattia è già comparsa, a un modello anticipativo, centrato sulla prevenzione e sul rafforzamento della resilienza biologica della persona. I nostri sistemi sanitari sono stati progettati per curare le malattie. La sfida dei prossimi decenni sarà imparare a preservare la salute, monitorando i fattori di rischio prima che si trasformino in patologie e costruendo percorsi di prevenzione efficaci. I dati scientifici più recenti ci dicono che questo obiettivo è raggiungibile. La vera sfida dei prossimi anni sarà cambiare paradigma: smettere di considerare la salute come qualcosa da recuperare quando si perde e iniziare a considerarla un patrimonio da coltivare ogni giorno.
Una domanda un po' provocatoria: in una società, specie in Italia, che invecchia sempre di più ha senso prolungare ulteriormente il ciclo vitale della popolazione?
Se per prolungamento della vita intendiamo il prolungamento degli anni vissuti in salute la risposta è decisamente sì. Il vero problema delle società che invecchiano non è l'aumento dell'età media ma l'aumento degli anni vissuti con malattie croniche, disabilità e perdita di autonomia. Una persona che arriva a 85 o 90 anni in buona salute non rappresenta un costo per la società ma una risorsa: continua a contribuire alla vita familiare, sociale ed economica del Paese. Dobbiamo inoltre ricordare che l'invecchiamento della popolazione non è una scelta ma una realtà demografica già in atto. La domanda non è se avremo più anziani ma in quali condizioni arriveranno alla vecchiaia. Per questo la longevità non va interpretata come un tentativo di allungare artificialmente la vita a qualsiasi costo ma come uno sforzo per comprimere il periodo di malattia negli ultimi anni dell'esistenza.
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