Così l’ovocita attira lo spermatozoo “migliore”

Il progresso degli studi sul concepimento ha portato a ipotizzare l’esistenza di segnali naturali di selezione del “candidato” più promettente per dare origine a una nuova vita umana. L’obiettivo delle ricerche in corso è ridurre gli insuccessi
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July 22, 2026
Così l’ovocita attira lo spermatozoo “migliore”
Foto Icp
Fra ovocita e spermatozoo che lo feconda esiste una sorta di attrazione, un dialogo biochimico in base al Dna reciproco: come se il primo fosse una serratura e il secondo una chiave in grado di aprirla in base alla sua compatibilità e qualità. Grazie a recenti tecnologie, si è potuto analizzare in maniera ravvicinata l’istante in cui il seme maschile penetra l’uovo femminile, sfatando quindi la vulgata secondo cui arriva il più veloce o il più forte a spingere.
Infatti a fecondare – determinando anche il sesso del nascituro – non è il primo spermatozoo che tocca fra centinaia la zona pellucida, una sottile membrana di glicoproteine che riveste la cellula uovo. Se a circondarla sono in tanti “vince” quello che stabilisce un legame molecolare con l’ovocita grazie alla combinazione fra alcune glicoproteine della zona pellucida e una vescicola sulla testa dello spermatozoo che rilascia determinati enzimi in grado di perforare la barriera attorno all’ovocita, che successivamente alza una barriera impenetrabile agli altri: la reazione corticale.
«Biochimicamente e biofisicamente si possono misurare le compatibilità reciproche alle condizioni di partenza che hanno lo spermatozoo e l’ovocita» spiega il professor Antonio Lanzone, ginecologo presso il Dipartimento Scienze della salute della donna, del bambino e di sanità pubblica al Policlinico Gemelli di Roma, docente all’Istituto di clinica ostetrica e ginecologica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Uno studio inglese ipotizza che nel fluido follicolare siano presenti sostanze prodotte dalla cellula uovo con la capacità di attrarre gli spermatozoi qualitativamente più idonei. Tuttavia occorre approfondire, partendo dalla fertilità naturale, quali sono le situazioni che possono favorire la penetrazione della cellula uovo. Ad esempio, in futuro si potranno fare test per capire e individuare marcatori ovocitari e dello spermatozoo, per capire in che modo questa attrattività viene guidata dall’ovocita, quali sono questi parametri e poterli conteggiare attraverso altri marcatori nell’ambiente vaginale».
Il professor Antonio Lanzone
Il professor Antonio Lanzone
Il contesto favorevole per questo tipo di ricerche è quello «del laboratorio, durante le manovre di procreazione medicalmente assistita, perché si hanno a disposizione liquido follicolare, ovociti e spermatozoi». Ma dipende da quale tecnica di fecondazione viene usata: nel caso della Icsi, «lo spermatozoo viene artificialmente scelto e iniettato direttamente nell’ovocita, quindi è superato lo step fisiologico per sopperire alle gravi carenze andrologiche. Quindi il transfert è deciso dal biologo della riproduzione sulla base di analisi morfologiche di ovocita e spermatozoo, selezionato con il filtraggio del liquido seminale e sottoposto a test preliminari in vitro per selezionare i “migliori” spermatozoi sulla base di test morfologici e funzionali», precisa il professor Lanzone.
Invece, nel caso della Fivet «ovociti e spermatozoi vengono messi a contatto nella provetta, e potrebbe essere osservato il sistema di attrazione fra loro per una serie di caratteristiche. Poi l’endometrio verrà preparato con un trattamento farmacologico per accogliere l’embrione che si è formato».
Allo stato attuale però questi studi «non danno contributi significativi nel migliorare la fertilità naturale. Possiamo solo dedurre che la selezione naturale, su base biochimica e biofisica, è meno caotica e casuale di quanto si potesse pensare: l’ovocita manda segnali a tutti gli spermatozoi, e tra i “pretendenti” qualcuno capisce meglio, alcuni si fanno avanti con la stessa chiave giusta, ma solo il primo che arriva con quella chiave – che non sappiamo ancora esattamente quale sia – può entrare e formare così un nuovo essere umano».
Il protagonista sembra essere proprio l’ovocita, purtroppo anche nel caso di «malformazioni di tipo genetico e cromosomico, dovute al suo deterioramento per l’età avanzata della donna. Il rischio di aborto spontaneo, come meccanismo riparatorio di errori riproduttivi, sale dal 10-15% a oltre il 40% dopo i 40 anni».
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