Ma quale limite? Per il lavoro la disabilità può essere una risorsa
L’esperienza del Gruppo Foppa, cooperativa sociale bresciana che forma giovani e adulti con disabilità («dall’asilo nido all’università») per inserirli professionalmente. Con alcuni vantaggi molto attuali. Al convegno nazionale del Servizio Cei a Bergamo saranno protagonisti: e si capisce perché

C’è chi si occupa a pieno ritmo di comunicazione. In tanti invece hanno scelto il mondo della moda e dell’arte. A dimostrazione che il mondo del lavoro può essere accessibile a tutti, nonostante qualche fragilità. Al Gruppo Foppa, che da 40 anni propone percorsi formativi per giovani e adulti, la disabilità infatti non viene trattata come un limite, ma una opportunità anche per le aziende. E non si tratta di uno slogan. «Facciamo formazione dall’asilo nido fino all’università – precisa Benedetta Albini, direttore organizzativo e delle risorse umane della cooperativa bresciana –. Nelle nostre realtà ci sono persone con disabilità certificate, non solo negli ordini di scuola e di istruzione obbligatori di primo e secondo grado, ma anche in ambito accademico universitario. Quindici anni fa si è deciso di aprire anche uno sportello accreditato per Regione Lombardia e servizi al lavoro, gratuito per tutto il territorio, per supportare l’inserimento nel lavoro, in particolare per soggetti con fragilità». E così per molti lavoratori finalmente si aprono le porte delle aziende.

«Prevediamo percorsi adeguati anche al mondo della disabilità con attenzione particolare, negli ultimi anni, alle mansioni manuali che oggi sono molto richieste e nessuno vuole più fare – sottolinea Albini –. Per esempio nella moda, dove c’è bisogno di persone che si occupino del cucito. In questo settore, molti ragazzi con disabilità, studenti o post diploma, hanno tratto risultati di grande soddisfazione a livello di inserimento lavorativo». Dietro ogni assunzione, c’è un lavoro di squadra, che coinvolge il territorio e un bacino di 6mila aziende. «Che si tratti di disabilità fisica o cognitive, tutti i ragazzi che abbiamo sono supportati da persone dedicate che si occupano del loro accompagnamento e dell’inserimento lavorativo. È necessario fare un bilancio di competenze, per capire quali possono essere le aziende con la quali collaborare; con tutte c’è un patto di corresponsabilità fatto di inserimenti di studenti non solo normodotati. Si cerca di fare questo tipo di lavoro attivando relazioni territoriali importanti anche con enti pubblici, Comune, sindacati, piuttosto che cooperative specializzate in questo settore, perché si possa arrivare all’attivazione di percorsi più efficaci».

Le nuove tecnologie possono fare la differenza. «Nel mondo del lavoro ci sono ancora resistenze e difficoltà, serve un lavoro culturale adeguato perché le aziende non considerino questi inserimenti solo come un obbligo normativo, ma come opportunità. Oggi, nel settore delle nuove tecnologie – rimarca Albini – osserviamo risultati di soddisfazione al di sopra di quella che viene data da persone normodotate. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale potrà supportare molto le persone disabili da un punto di vista cognitivo. Saranno disponibili infatti strumenti che aiuteranno a favorire l’inclusione e l’inserimento lavorativo”.
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