La vita è sfidata dalla tecnologia, «custodiamola con coraggio»
All’Opera della Provvidenza S. Antonio (Opsa) di Sarmeola di Rubano, nel Padovano, dove ci si prende cura delle grandi fragilità, il presidente della Pontificia per la Vita monsignor Renzo Pegoraro è legatissimo. Ed è qui che ha voluto la sua consacrazione episcopale

La gioia e la cura, la vita e la fragilità, l’impegno al servizio e la gratuità del dono, l’invito a non temere e l’apertura al dialogo, l’attenzione alla vita nelle sue varie fasi. Si sono incrociate tutte queste dimensioni nella consacrazione episcopale di monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, domenica nel santuario di Santa Maria Madre della Provvidenza, all’interno del complesso dell’Opera della Provvidenza S. Antonio (Opsa) di Sarmeola di Rubano (Padova), luogo di attenzione e cura della fragilità e della vita, frutto della visione profetica del vescovo Girolamo Bortignon (la cui prima pietra fu posata 70 anni fa, il 23 ottobre 1956).
Nominato da papa Leone XIV arcivescovo titolare di Gabi lo scorso 25 marzo, Pegoraro, classe 1959, originario di Padova, divenuto prete dopo la laurea in medicina, ha dedicato il suo ministero alla bioetica attraverso l’insegnamento accademico, l’impegno ultraventennale nella Fondazione Lanza, la partecipazione a comitati etici e al Consiglio superiore di sanità, e il servizio svolto dal 2011 nella Pontificia Accademia per la Vita, prima come cancelliere, poi come presidente dal 27 maggio 2025, succedendo all’arcivescovo Vincenzo Paglia, co-consacrante insieme al vescovo di Padova Claudio Cipolla nell’ordinazione episcopale presieduta dal cardinale Pietro Parolin.
Una celebrazione che ha visto presenze da varie parti d’Italia, ma anche dalla Svizzera, dall’Ucraina e dalla Francia. Presenti numerosi esponenti delle istituzioni – tra cui il presidente della Camera, Lorenzo Fontana – del mondo della cultura, della medicina e dell’università, oltre a tanti amici e fedeli che hanno incontrato Pegoraro nel suo servizio pastorale nella diocesi di Padova, a cui è sempre rimasto profondamente legato.
«Desidero dire grazie – ha sottolineato il neoarcivescovo –. Grazie al Signore per questa chiamata e consacrazione a servire come vescovo la Chiesa e le persone più fragili, sofferenti e spesso minacciate nella loro vita e nella loro dignità. Grazie a papa Leone per la fiducia nei miei confronti e per l’impegno nella Pontificia Accademia per la Vita».
Un grazie esteso ai presenti e in particolare all’Opsa, alla quale «sono sempre stato legato, qui ho imparato ad amare e servire la vita nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi di attenzione, accoglienza e cura. Ho imparato cosa sia la Provvidenza, attraverso la premura di Dio per i piccoli, l’impegno degli operatori, dei volontari, dei familiari e dei benefattori. Il motto che ho scelto è preso dal Vangelo di Giovanni: Ut vitam habeant – Che abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Con questa invocazione, che diventa impegno, continuerò il servizio per il rispetto e la promozione della vita umana; per la custodia della persona umana di fronte alle nuove sfide della tecnologia in tutti i campi».
Il cardinale Parolin, nell’omelia, portando il saluto del Papa, si è soffermato sull’esortazione delle letture a «non temere». Non temere: nel difendere la vita con coraggio evangelico, nel segno del «dialogo, memoria e profezia» (con riferimento alla Pontificia Accademia per la Vita); nel vivere la propria vocazione (rivolgendosi in particolare ai seminaristi presenti); nelle scelte evangeliche coraggiose (secondo l’invito di papa Leone XIV dalla piazza di Madrid a tutti i cristiani).
Il cardinale ha poi evidenziato la contiguità tra l’impegno alla Pav e la scelta di vivere la consacrazione episcopale nel santuario dell’Opsa: «Questa grande casa accoglie diverse forme di fragilità umana e se ne prende cura sia con un grado di altissima professionalità sia con un’attenzione specifica all’individualità di ciascun ospite [...] è senz’altro molto apprezzabile il fatto che il tuo ministero episcopale muova simbolicamente i suoi primissimi passi proprio a partire da qui».
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