Il clima diventa "patologico", vogliamo proteggere (insieme) i nostri anziani?

Gli eventi climatici estremi espongono le persone più fragili a rischi ulteriori, per più motivi. Alcuni dei quali possono essere affrontati. In modo comunitario. La voce di un grande psicogeriatra
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June 16, 2026
Il clima diventa "patologico", vogliamo proteggere (insieme) i nostri anziani?
L’influenza esercitata dal clima sulla salute delle persone più fragili e quindi, in particolare, sugli anziani ammalati è argomento da tempo al centro dell’attenzione, in particolare per le ondate di calore (ne ha scritto il 20 maggio su Avvenire Enrico Giovannini: “Quando il clima si fa malattia”). I lettori ricorderanno la tremenda estate del 2003, quando molte migliaia di nostri concittadini morirono per gli effetti devastanti delle temperature elevate, senza escursioni notte-giorno. Da allora situazioni così estreme non si sono più riprodotte – e speriamo che non si ripetano in futuro – ma le collettività hanno messo in campo sistemi di difesa in favore degli anziani più fragili. Qualcuno ricorderà che molti comuni dopo quell’evento hanno attivato anagrafi delle fragilità, per essere pronti a intervenire in maniera mirata al momento di un eventuale allarme caldo. Una difesa fondata sulla collaborazione tra le macchine che prevedono le ondate di calore e la generosità dei cittadini disposti a intervenire per ridurre i gravi rischi del caldo.
Recentemente la letteratura scientifica ha riportato dati molto interessanti riguardanti l’effetto dell’inquinamento atmosferico sulla comparsa di disturbi cognitivi nell’anziano. La rivista scientifica “Jama Nerwork Open” di maggio pubblica un’investigazione originale, nella quale si evidenzia che l’esposizione ambientale al particolato con diametro minore di 2.5 micron e a nitrossido di azoto provoca la comparsa di demenza a corpi di Lewy e della demenza correlata alla malattia di Parkinson. È un ambito nel quale gli interventi sono difficili. Ad esempio, si pone l’interrogativo riguardante il migliore luogo di vita degli anziani, nell’alternativa tra la città, dove trovano un ambiente stimolante, e la campagna, dove sono protetti dall’inquinamento ma vivono in luoghi dove ricevono meno stimolazioni.
Si tratta di un’alternativa apparentemente insanabile, però la nostra cultura civile dovrà uscire dall’incapacità di indicare un futuro per chi è più fragile e più dipendente da fattori esterni. Questa incertezza deve interessare i centri di studio e ricerca, perché possano fornire alla politica gli strumenti decisionali. Oggi i temi della prevenzione delle malattie in età avanzata e della “nuova frontiera della longevità” si pongono sempre più al centro dell’attenzione generale, ponendo la tematica su un piano personale, di scelte che sembrano possibili solo con l’impegno del singolo. Manca, invece, una sensibilità per la quale, oltre alle scelte personali – spesso costose e non sempre destinate a raggiungere i risultati attesi –, la salute e il benessere in età avanzata dipendono soprattutto da decisioni collettive.
Ma le indicazioni di comportamenti comunitari adeguati come potranno essere costruite? Sarà possibile affidarsi all’Intelligenza artificiale, certamente in grado di indicare gli effetti del caldo, dell’inquinamento, dell’inadeguatezza dei servizi, che però non potrà mai descrivere la realtà del corpo con un afflato di delicata comprensione. Saremo dipendenti da indicazioni senz’anima, non in grado di descrivere l’angoscia della persona di fronte a un’ondata di calore o a quella di chi percepisce la progressiva incapacità di ragionamento a causa dell’esposizione a veleni nell’aria. Se le decisioni sul futuro della persona anziana e del suo benessere saranno prese da tecnologie che si rivolgono a corpi inanimati, non a persone vive, il progresso distruggerà il nostro futuro.
Oggi nelle grandi città vivono molte migliaia di anziani in abitazioni insalubri, esposti a un contesto insicuro, senza possibilità di vita collettiva, respirando aria inquinata. Non sarà certo l’Intelligenza artificiale a delineare il loro futuro ma una forte alleanza tra una scienza che indica i contorni tecnici e una scienza della città (la politica) in grado di interpretare un corpo fragile e le sue speranze.
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